16 DICEMBRE 2009: INSIEME PER TUTELARE IL TERRITORIO

L’iniziativa “NO AL PARTITO DEL CEMENTO, STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO”, tenutasi il 16 dicembre scorso presso l’Aula Consigliare del Comune di Brugherio, è risultata un grande successo.

Si è potuta vedere un ottima presenza di pubblico, e la partecipazione diretta dei cittadini alla discussione.

La serata è iniziata con due interventi di altrettanti rappresentanti delle forze politiche organizzatrici dell’evento: Franco Previtali (Rifondazione Comunista) ha elencato tutti gli interventi urbanistici annunciati dalla Giunta Ronchi per il prossimo futuro, e, con l’ausilio di immagini proiettate sul maxischermo della sala, ha mostrato come verrebbe compromesso il territorio del Comune di Brugherio da questa massiccia cementificazione.

Christian Canzi (Brugherio Futura) si è soffermato sul pericolo per l’ambiente, la salute dei cittadini e l’economia che rappresenterebbe la realizzazione del centro commerciale Decathlon a Brugherio, che andrebbe a consumare circa centomila metri quadrati di prati e campi, interrompendo la continuità territoriale del Parco Sovracomunale Est delle Cave. Alcuni degli elementi dell’intervento sono contenuti in questo filmato, proiettato nel corso dell’esposizione.

Di seguito, ha parlato, in teleconferenza (a causa di un impegno di lavoro imprevisto che gli ha impedito di presenziare di persona) Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI), e promotore della Campagna Nazionale Stop al consumo di territorio, il quale ha spiegato, rispondendo anche ad alcune domande dei presenti, come il sia Comune sia riuscito a mettere in pratica con efficacia una politica di consumo di suolo zero, basata cioè di totale conservazione del territorio verde e di recupero di edifici dismessi. In particolare, nel corso del dibattito, è emersa la necessità che lo Stato crei un sistema di leggi che consenta ai Comuni di ricavare risorse in un modo che sia alternativo all’utilizzo degli oneri di urbanizzazione, cioè senza essere costretti a svendere le aree libere per fare cassa.

Fra il pubblico erano presenti alcuni rappresentanti di due comitati di cittadini, che sono stati invitati a parlare, per esporre le proprie ragioni. Il Comitato dei residenti di via Oberdan, ha espresso la propria contrarietà alla realizzazione del progetto di un nuovo insediamento residenziale nella via da cui prende il nome il gruppo, dal momento che, secondo il Comitato, esso rischierebbe di sconvolgere l’assetto della strada, portando nuovi residenti e nuovo traffico in una zona già satura.

Il Comitato Cascina S.Ambrogio, da poco costituito e formato da abitanti dello storico edificio di via dei Mille, si è invece schierato contro il progetto Decathlon, sostenendo che non si debba barattare il verde e la salute delle persone con un centro commerciale. Dal momento che la questione ha un interesse e delle eventuali ricadute che non riguardano solo chi abita nelle vicinanze dell’area dove vorrebbero costruire il centro commerciale, ma al contrario investono tutta la città di Brugherio e i Comuni limitrofi, il Comitato ha lanciato la proposta di creare un comitato cittadino che se ne occupi con un’azione più ampia e continua nel tempo. La proposta è stata subito raccolta dagli organizzatori dell’incontro.

Paolo Lozza, del Direttivo di Legambiente Lombardia, ha illustrato i contenuti della proposta di legge di iniziativa popolare che l’Associazione ambientalista ha depositato presso la Regione Lombardia nel luglio 2009, a seguito della raccolta di 12.257 firme di cittadini lombardi. La proposta è attualmente all’esame del Consiglio Regionale. Lozza, illustrando alcuni dati numerici relativi all’urbanizzazione nella nostra Regione ed in particolare nella zona vicina a Milano, ha mostrato come il consumo indiscriminato di suolo costituisca un problema non più rinviabile per la Lombardia l’Italia intera; da qui, la necessità di dotarsi una di una legge che, per la prima volta nel nostro Paese, contrasti la cementificazione del territorio con obblighi certi e definiti. Per spronare il Consiglio Regionale ad approvare la legge, è stata avviata una raccolta firme online su un’apposita pagina del sito internet di Legambiente Lombardia.

Successivamente, ha preso la parola Nicola Vulpio, rappresentante dell’Italia dei Valori di Brugherio, il quale ha dichiarato che il proprio partito, seguendo le orme di Brugherio Futura e Rifondazione Comunista, si schiera contro la politica urbanistica della Giunta Ronchi.

Enrico Porcellini, del Comitato Parco Est delle Cave, ha espresso l’esigenza che i Comuni che fanno parte del Parco (Brugherio, Carugate, Cernusco sul Naviglio, Cologno Monzese e Vimodrone) lavorino tutti insieme allo sviluppo di quest’ultimo, senza intervenire con progetti come quello proposto da Decathlon, che sottrarrebbero terreni all’area verde e romperebbero la continuità territoriale della stessa, che è fondamentale dal punto di vista ambientale e naturalistico.

Giuseppe Natale, studioso di geografia urbana, ha parlato di come la cattiva pianificazione urbanistica, strettamente legata alla speculazione edilizia, abbia deturpato il paesaggio, diminuito la qualità della vita delle persone e contribuito a danneggiare il tessuto sociale di vaste porzioni di territorio. L’inversione di tendenza, sostiene Natale, si potrà avere solo fermando subito il consumo delle aree libere, e iniziando a lavorare all’attuazione della Città Metropolitana di Milano, unico ente che possa riprogettare lo sviluppo del territorio in una visione sovralocale, puntando ad un decentramento dei servizi ed alla riqualificazione delle periferie sottoposte a degrado.

Massimo Gatti, Consigliere Provinciale di Milano (Un’Altra Provincia – Rifondazione Comunista – Comunisti Italiani) ha rammentato come la speculazione edilizia a Milano (e gli alti costi economici che ne conseguono) causano la fuoriuscita dal capoluogo di migliaia di persone che si riversano nelle città vicine, generando nuovo consumo di suolo (non determinato da esigenze “demografiche”), aumento dei costi delle abitazioni e spesso impossibilità, da parte degli Enti Locali, di fornire adeguati servizi, con la creazione di autentiche “città dormitorio”. Secondo Gatti questo processo è dannoso sia per Milano, che si svuota, che per l’area che le sta attorno che vede aumentare i costi, il cemento ed il traffico; per questo va fermato, ripensando in modo sostenibile la pianificazione del territorio.

La serata è stata chiusa da un secondo intervento di Christian Canzi che, oltre a ringraziare i relatori ed i cittadini che hanno partecipato (con un intervento o con la semplice presenza) ha affermato come, dagli spunti di riflessioni offerti dall’incontro, emerga la necessità di un cambiamento culturale nella concezione che noi tutti abbiamo del nostro spazio e del nostro ambiente.

Occorre cioè che tutti iniziamo a comprendere che il territorio, il verde, il suolo non edificato sono necessari per la nostra sopravvivenza. Sono necessari per farci respirare, per fare spaziare il nostro sguardo oltre i muri cui siamo abituati, sono necessari per darci da mangiare, sono necessari per la nostra salute, sono necessari per garantire la biodiversità, che è poi la vita di tanti esseri, animali e vegetali. Per tutte queste ragioni un’area verde ha un valore incalcolabile, che va ben al di là di quello che può essere calcolato e monetizzato su base immobiliare. Basterebbe pensare all’enorme costo che grava ogni anno sul sistema sanitario nazionale e sui portafogli degli italiani a causa delle malattie correlate all’aumento dell’inquinamento atmosferico, dalle “semplici”, ma spesso costose, allergie, fino alle patologie più gravi e invalidanti. Canzi ha sostenuto che, per tutte queste ragioni, dobbiamo conservare tutto il verde che abbiamo, anche se, in questo momento, non ci appare fruibile come il giardino sotto casa. Esso ci è utile, e ne usufruiamo in modo diverso, forse meno evidente, ma non per questo meno importante; dobbiamo imparare ad avere una visione d’insieme di tutti gli elementi connessi all’uso del territorio, in modo da comprendere che la tutela dell’ambiente e degli spazi verdi conviene sempre, sotto ogni punto di vista. Il suolo è, come l’acqua, un bene dell’umanità, e come tale non deve essere trattato come una merce.

DOVE STA LA VERA VIOLENZA?

Qui di seguito pubblichiamo il contributo che un amico e lettore di Brugherio Futura Blog ha deciso di inviarci.

Lo facciamo con piacere, perché lo troviamo molto bello, ma anche perché rappresenta un esempio di quello che vorremmo diventasse questo blog: un luogo dove scambiare idee e ricevere i pensieri, le riflessioni, le idee di chi ci legge.

La partecipazione è la base della Democrazia.

Si può iniziare a partecipare anche scrivendo ad un blog, magari a questo.

Vi aspettiamo

PUBBLICHIAMO IL TESTO RICEVUTO

Milano, 2007: inizia una delle tante microstorie.

La mia amica M., che per riservatezza ricordo solo con l’iniziale, sta per entrare nell’ufficio suo capo. Lavora in un grandissimo gruppo editoriale italiano, con un contratto a progetto rinnovato di sei mesi in sei mesi.

Cosa significhi lavorare a progetto, tutti lo sappiamo: niente ferie, niente malattia, niente liquidazione, contributi previdenziali dimezzati, niente rappresentanze sindacali, nessun orario definito. E la lista potrebbe essere ben più lunga, ma torniamo ad M.

M. è incinta da alcune settimane, ma le cose non vanno molto bene. Il suo medico curante le ha diagnosticato una gravidanza a rischio. Ha bisogno di trascorrere il proprio tempo a riposo assoluto: con tutto lo sforzo fisico e lo stress che comporta la sua professione, corre seriamente il rischio di perdere il bambino.

E allora M. decide di comunicare tutto al capo: è proprio per questo che si sta dirigendo verso il suo ufficio. M. spera che, in nome della professionalità e dell’impegno dimostrato in un anno e mezzo di lavoro, possa esserci una soluzione positiva alla sua delicata situazione.

Roma, 1997-2003: l’appuntamento con la macrostoria.

Nelle stanze dei palazzi romani si giunge a un compromesso tra l’ala sinistra della maggioranza e le altre componenti più moderate: il governo Prodi tira il fiato un’altra volta. Questo compromesso ha un nome buffo: si chiama pacchetto Treu, dal cognome del ministro che lo ha confezionato. Si tratta di una raccolta di leggi che introduce in Italia il lavoro interinale, facendo spuntare come funghi in tutte le città le agenzie che lo somministrano.

D’ora in poi, un numero crescente di lavoratori non avrà più un solo referente a cui fornire la propria opera, cioè un imprenditore, ma lavorerà per due soggetti contemporaneamente:  un’agenzia interinale e un’azienda terza. Il rapporto di lavoro dura finché il committente compra il servizio all’agenzia, poi basta.

Nel corso degli anni seguenti, e con il succedersi dei governi, la fisionomia del mercato del lavoro è cambiata per sempre: crescono sempre di più i cosiddetti lavoratori precari, che nel 2007 hanno superato quota 10 milioni, tutti accomunati dalla scarsità di diritti e dall’assenza di welfare. L’approvazione della legge 30 (o legge Biagi) nel 2003, durante il secondo governo Berlusconi, legalizza l’esistenza di oltre 40 forme di lavoro differenti. Il contratto a tempo indeterminato finisce in soffitta come un ferro vecchio.

Milano, 2007: finisce una delle tante microstorie.

Torniamo ad M.

M. è Co. Co. Pro: niente ferie, niente malattia, niente liquidazione, contributi previdenziali dimezzati, niente rappresentanze sindacali, nessun orario definito. Non c’è nulla e nessuno che possa difenderla.  Ci entrerà da sola in quella stanza, con il suo corpo e la sua intelligenza, nel tentativo di salvare il proprio posto di lavoro.

La risposta del capo, che curiosamente è una donna, non lascia spazio a fraintendimenti: se M. non può continuare a lavorare verrà licenziata e, anche dopo aver partorito, non potrà riavere il suo posto. Fine della partita.

Tra il lavoro e il bambino, M. ha coraggiosamente scelto suo figlio, perdendo stipendio e futuro in un colpo solo. Fine della partita.

Milano 2009: dalla storia alla cronaca.

Il fatto: un uomo con disturbi mentali colpisce Silvio Berlusconi in volto, scagliandogli addosso una statuetta del duomo. Ferito alla dentatura e al setto nasale, il primo ministro viene ricoverato in ospedale alcuni giorni.

L’interpretazione del fatto: per spiegare l’aggressione subita dal presidente del consiglio, il sistema di informazione a lui collegato e gli uomini politici del suo schieramento chiamano in causa il presunto clima di odio che serpeggerebbe nel paese. Ci sono politici e giornalisti che insultano e criminalizzano Berlusconi, configurandosi come veri e propri mandanti morali dell’aggressore. Al teorema elaborato dall’entourage del primo ministro, si affianca una generale e bipartisan condanna della violenza: il gesto di Marco Tartaglia, è questo il nome del folle che ha commesso il gesto, va condannato fermamente e senza tentennamenti, insieme a qualsiasi forma di violenza. Lo dicono tutti: da Paolo Mieli a Bruno Vespa, da Giorgio Napolitano a Pierluigi Bersani…

Italia 2009: per un risveglio del pensiero.

Mi sono seduto al computer per insofferenza.

Mi sono seduto al computer per cercare una scintilla di pensiero fuori da questo appiattimento totale, fuori da questa ingenuità dilagante.

Prima riflessione sparsa. Berlusconi si proclama liberale. Ma lo sa Berlusconi che il liberalismo per imporsi come teoria e prassi politica ha dovuto imbracciare le armi e fare dei morti? Le rivoluzioni liberali dell’800 hanno fatto sgorgare il sangue di migliaia di europei, ebbene sì, altro che civiltà dell’amore! Il sistema politico in cui siamo immersi oggi non viene dal cielo, anzi, tutto il contrario: ha deciso di rompere ogni legame con il cielo per poter nascere. La democrazia contemporanea non esisterebbe se non fosse avvenuta la rivoluzione francese, che portò sul patibolo colui che si proclamava sovrano per volontà divina. Se Robespierre non avesse tagliato la testa al re, altro che democrazia liberale: staremmo ancora arando la terra nei possedimenti di qualche signorotto vestito con la parrucca, come perfetti servi della gleba!

Seconda riflessione sparsa. Perché c’è così tanta ingenuità sulla questione della violenza, come se la parola violenza significasse soltanto fare del male fisico a qualcuno? Perché non lo spiegate ad M.? M. ha perso il lavoro per il solo fatto di essere incinta. Dove sono tutti i difensori della famiglia mentre il suo capo la licenzia, sbattendola in mezzo a una strada? Dove sono i politici che si riempiono la bocca di retorica mentre si consuma questo episodio vergognoso? Chi difende M., chi? Nessuno. Non è violenza quella che lei subisce? In un momento in cui una donna ha più bisogno viene gettata via come un ferro vecchio. Non serve più adesso, è diventata un peso.

La violenza che subisce M. ha dei mandanti. Ma non sono dei mandanti morali, come i presunti istigatori di Massimo Tartaglia: si tratta di mandanti veri, in carne ed ossa, con tanto di nomi e cognomi. Sono quelli come il ministro Tiziano Treu, che hanno aperto la strada alla precarizzazione del mercato del lavoro. E sono coloro che hanno votato la cosiddetta legge Biagi, che ha avuto l’effetto di una bomba atomica su una situazione già terribile. Ma nessuno si scandalizza, perché a M. nessuno torce un capello: è un lavoro pulito, chirurgico, senza spargimenti di sangue. Avviene nel silenzio asettico di un anonimo ufficio, e si conclude in un gemito, in un nodo alla gola che nessuno potrà lenire. Niente telecamere, niente predellini su cui mettersi in mostra con un po’ di sangue in faccia, niente di niente. Del  resto è tutto regolare, lo dice anche la legge. Un contratto a progetto, quello tanto caro ai fautori della legge Biagi, funziona così: si spegne quando si vuole, basta solo un mese di preavviso. Niente ammortizzatori sociali, niente indennità. Niente di niente.

Non voglio parlare dei 3 morti al giorno sul lavoro, a causa di quotidiani incidenti mortali. Non voglio, perché la vista del sangue mi fa soffrire e mi ripugna, addosso a tutti gli uomini. Sì, perché io credo che gli uomini siano davvero tutti uguali, come dice la nostra bellissima costituzione. E vorrei conservare la possibilità di indignarmi ogni volta che vedo un sopruso, commesso contro chiunque in qualunque parte del mondo. Perché io credo che i denti di un presidente del consiglio non valgano più della vita di un anonimo lavoratore, italiano o straniero. E non valgono nemmeno più della dignità di M., madre coraggiosa e silenziosa contro cui la classe dirigente di questo paese ha scatenato la sua cieca violenza. Mantenetelo voi un bambino appena nato senza un lavoro. Magari imparerete a scandalizzarvi più spesso e inizierete a riconoscere le diverse forme di violenza, quella fisica e quella materiale, differenti nei modi ma ugualmente ripugnanti e disgustose.

Io, oggi, ho deciso di incominciare. Aiutatemi a trasformare le riflessioni sparse in un pensiero compiuto, capace di parlare e comunicare, capace di unire le persone, e di smuovere i sentimenti e i desideri nell’anima. Aiutatemi a camminare, perché è ora di (ri)cominciare.

J. B.

LA FALSA EFFICIENZA DELLA GIUNTA RONCHI

Il Sindaco Ronchi e la sua Giunta non ce la fanno proprio a resistere alla tentazione di prendersi meriti che non sono loro propri.

L’ultima occasione è stata la stipula del nuovo appalto per la gestione del verde del Comune, affidato al CEM , che ha visto l’Assessore Liserani strombazzare ai quattro venti i benefici derivanti dal nuovo accordo, fra i quali vengono elencati risparmi economici e migliorie nel servizio.

Siamo assolutamente d’accordo per quanto riguarda i possibili effetti positivi che una tale riorganizzazione può portare, soprattutto perché il processo di razionalizzazione degli appalti di servizi ambientali del Comune (a partire da quello rifiuti) sono iniziati nel 2000, durante la prima Amministrazione Cifronti. Quella odierna non è altro che una tappa di un processo virtuoso iniziato quasi un decennio fa e che, nel corso del tempo, è stato sempre criticato e osteggiato dal centrodestra, il quale definiva il CEM un “carrozzone mangiasoldi”.

Ora che si trovano a governare, la Lega ed il Popolo delle Libertà non fanno altro che sfruttare il lavoro altrui, attribuendosene i meriti, non trascurando di aggiungere qualche bugia per denigrare i predecessori (come, ad esempio, la falsità che a Brugherio non sarebbero stati piantati alberi nel corso degli anni passati).

Altro fatto degno di nota: Brugherio è completamente bloccata da ieri (21 dicembre) a causa della neve. Ieri pomeriggio traffico nel più completo caos, code di chilometri e strade impraticabili. Oggi strade ancora da pulire fino a mattina inoltrata e oltre. Ma dove è finito il piano neve di massima efficienza del Sindaco Ronchi? Non si è visto uno spazzaneve o uno spargisale, né una squadra di operai a sgomberare dalla neve i marciapiedi. Né ieri , né oggi (22 dicembre). A questo si aggiunga il fatto che i mezzi pubblici hanno visto una riduzione delle corse, o comunque forti ritardi, come è ovvio che sia con la circolazione veicolare intasata, ed otteniamo un bel quadro di disagi per chiunque dovesse muoversi.

Su Brugherio in questi giorni è caduta la neve

Dal momento che ieri ha iniziato a nevicare alle 14.00, e che erano diversi giorni che le previsioni metereologiche indicavano probabile neve, una tale disorganizzazione è inammissibile. E’ indice di totale superficialità e disinteresse per le esigenze dei brugheresi.

L’unica cosa che sono capaci di fare le forze politiche di destra che sostengono Ronchi è buttare fumo negli occhi ai cittadini. Sarebbe una dimostrazione di serietà da parte loro se ammettessero i propri errori passati e presenti, e si dedicassero al bene della città, che è stanca dei vuoti proclami del Sindaco e dei suoi uomini.

BARAGGIA: SVENDITA DI TERRITORIO E CONFLITTI DI INTERESSE

Recentemente il Consiglio Comunale di Brugherio ha discusso ed approvato un nuovo intervento edilizio nella zona di Baraggia.

Qui sotto riportiamo il comunicato stampa che Brugherio Futura e Rifondazione Comunista diffusero nello scorso mese di marzo, quando l’argomento fu discusso per la prima volta in Consiglio.

Le motivazioni che allora ci indussero a schierarci contro questo progetto sono tuttora valide e le ribadiamo anche oggi.

Vogliamo anche aggiungere alcune ulteriori considerazioni: l’attuale Direttore Generale del Comune Claudio Sarimari, e l’attuale Assessore ai Lavori Pubblici e Vicesindaco Daniele Liserani sono anche rispettivamente un dirigente ed il progettista della cooperativa edilizia Brugherio 82, che realizzerà la costruzione del nuovo complesso di edifici.

Entrambi facevano parte del Consiglio Comunale anche nella passata legislatura, ed hanno quindi avuto modo di partecipare a tutto il percorso amministrativo seguito dal progetto, e di influenzarlo.

Questo rappresenta un evidente conflitto di interesse, che non dovrebbe essere ammesso, da parte di chi governa una città.

COMUNICATO STAMPA MARZO 2009

Nel corso della seduta del 30 marzo, il Consiglio Comunale di Brugherio ha discusso il Piano Integrato di Intervento di via S. Margherita (zona Baraggia). Il documento è stato approvato dall’Assemblea, con il voto contrario dei Consiglieri di Brugherio Futura. Il Piano in questione prevede di modificare la destinazione urbanistica dell’area di via S. Margherita, attualmente classificata produttiva-artigianale, spostando le volumetrie da costruire a ridosso del Parco di Villa Brivio, e classificandole come residenziali. Le motivazioni che hanno spinto la nostra forza politica a schierarsi contro questo progetto, sono da ricondurre alla nostra volontà di garantire l’equilibrio allo sviluppo urbanistico di Brugherio, ed una corretta distribuzione del carico antropico sul suo territorio. Costruire condomini per 95.000 metri cubi, significherebbe infatti incrementare gli abitanti di Baraggia di circa 300 unità. Tale aumento di popolazione, e la conseguente necessità di incrementare i servizi, (parcheggi, scuole, verde pubblico, fognature) non coerente con la previsione del Piano Regolatore, comporterebbe gravi difficoltà di gestione ed aumento dei costi per la pubblica amministrazione. In aggiunta a questo è indispensabile considerare che l’edificazione di palazzi di quattro piani in un ambito fatto di case di due o tre piani (alcune delle quali con valore storico), modificherà il paesaggio, toglierà luce agli edifici vicini, porterà traffico di automobili. Il P.I.I cambierà quindi il peggio il volto del quartiere. Chi ha proposto e chi ha approvato questo intervento sostiene che esso sia finalizzato a “riqualificare” Baraggia, dando una casa alle famiglie che vivono nei container, ed mettere sul mercato alloggi a prezzo calmierato, grazie all’edilizia convenzionata. In realtà, a causa delle graduatorie esistenti per accedere alle case comunali, non vi è purtroppo nessuna garanzia che si possa trovare rapidamente un alloggio per le famiglie dei container; è inoltre noto a tutti che le persone che non hanno possibilità di acquistare una casa al prezzo di mercato, nella grande maggioranza dei casi non riescono a farlo nemmeno a quello dell’edilizia convenzionata. I dati dimostrano invece che la crescita demografica della nostra città è dovuta a trasferimenti da città vicine. Molte persone vengono cioè ad abitare a Brugherio provenienti da Milano, attirati dai costi più bassi rispetto al capoluogo lombardo. Quindi un intervento come quello di Baraggia, non faciliterà comunque i brugheresi nel trovare un’abitazione, ma in compenso avrà l’effetto negativo di portare nuovi residenti non previsti dal Piano Regolatore vigente, e di consumare spazi attualmente liberi. Il problema degli alloggi, non si risolve svendendo il territorio. In una città come Brugherio, piena di abitazioni sfitte, le soluzioni vanno ricercate attraverso serie politiche sociali, piuttosto che aumentando indiscriminatamente i volumi edificati. Il diritto alla casa non deve essere utilizzato come finto pretesto per operazioni immobiliari. Baraggia non ha bisogno di essere “riqualificata”, ed i nostri concittadini che occupano i container di via S. Margherita hanno bisogno di interventi concreti, non di demagogia.

LISTA CIVICA BRUGHERIO FUTURA

PARTITO DELLA ROFONDAZIONE COMUNISTA – BRUGHERIO

NO AL “PARTITO DEL CEMENTO”, STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO: DA DECATHLON A EXPO 2015

Cosa serve davvero alla qualita’ della vita di Brugherio?

Decathlon, nuove costruzioni, consumo di territorio, riduzione delle aree verdi: opportunita’ o devastazione?

L’avvenire di Brugherio e del suo territorio: e’ giusto che decidano solo i politici o anche i cittadini devono poter dire la loro?

Noi riteniamo che, nelle decisioni su questi temi cruciali, che influenzeranno la vita della città nei prossimi anni, ci debba essere il massimo coinvolgimento dei cittadini.

Per questo motivo, vi segnaliamo un interessante appuntamento:

16 DICEMBRE 2009, ORE 21.00

AULA CONSIGLIARE DEL COMUNE DI BRUGHERIO P.zza C. BATTISTI, 1

BRUGHERIO FUTURA  E RIFONDAZIONE COMUNISTA

ORGANIZZANO

l’Assemblea Pubblica

NO AL “PARTITO DEL CEMENTO”, STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO: da DECATHLON a EXPO 2015

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Partecipano

amministratori, cittadini, comitati di Brugherio, Carugate, Cologno, Cernusco, Vimodrone, Monza, Milano e il Comitato Parco Est delle Cave

Aderiscono

ITALIA DEI VALORI                            LEGAMBIENTE BRUGHERIO

Tutti i cittadini sono invitati.

La locandina dell'iniziativa del 16 dicembre, a Brugherio.

Parteciperanno amministratori, cittadini, comitati di Brugherio, Carugate, Cologno, Cernusco, Vimodrone, Monza, Milano e il Comitato Parco Est delle Cave

LE INVASIONI BARBARICHE

Venerdì 20 novembre si è tenuta una nuova seduta del Consiglio Comunale di Brugherio, l’undicesima delle dodici che hanno avuto luogo da quando si è insediata questa Amministrazione. Se si considera che in questo periodo c’è stata anche la pausa estiva del mese di agosto, siamo al ritmo di più di un consiglio alla settimana. All’apparenza sembrerebbe un’indicazione di grande produttività ed efficienza da parte della maggioranza, se non fosse che tutte queste convocazioni hanno dato luogo a ben poche deliberazioni ma piuttosto a molte ore di discussioni a ruota libera, purtroppo spesso riempite di demagogia e concluse con un nulla di fatto. In poche parole stiamo assistendo ad un inaccettabile svilimento del ruolo dell’Assemblea Cittadina, e ad un vergognoso spreco di soldi pubblici, dal momento che ogni volta che essa si riunisce, occorre provvedere all’erogazione del gettone di presenza per i suoi membri, oltre che, giustamente al pagamento delle ore di lavoro del personale del Comune in servizio per il supporto al Consiglio, ed alle spese per illuminazione e riscaldamento.

Un chiaro esempio di questo è stata la discussione, nel corso della riunione del 20 novembre, di un una Mozione presentata dal Popolo delle Libertà, dove si chiedeva di introdurre il test antidroga per gli amministratori brugheresi.

Poteva essere uno spunto interessante per sviluppare un dibattito sull’argomento droga, sui danni che essa causa alla salute, sui suoi legami con la malavita organizzata; poteva essere l’occasione per dare modo alla politica locale di lanciare un segnale che esprimesse la volontà di combattere questo dramma sociale. Purtroppo non è andata così. Evidentemente era chiedere troppo. Un tema importante come la lotta alla diffusione degli stupefacenti, è stato trattato con irresponsabile superficialità dalla maggioranza di centrodestra i cui esponenti, ancora una volta, hanno affrontato il loro ruolo istituzionale con la stessa serietà e sobrietà di un gruppo di Unni nel mezzo di un’invasione.

Si è così potuto assistere ad una discussione sgangherata, a fatica tenuta insieme da un Presidente del Consiglio che dimostra di non essere in grado di gestire l’Assemblea, in cui da parte del centrodestra si sono susseguiti un numero imprecisato di interventi di una banalità sconcertante, in violazione al regolamento di Consiglio Comunale (che, per le Mozioni, prevede che possa intervenire, oltre al proponente, un consigliere per ciascun gruppo per non più di cinque minuti) e per giunta disturbati dalle continue invasioni verbali fuori microfono provenienti da alcuni loro colleghi di schieramento, in barba ad ogni regola basilare di dibattito ed a qualsiasi elementare dimostrazione di senso civico.

Il Popolo delle Libertà, che ha presentato l’Ordine del Giorno, non è stato capace di esprimere una opinione unitaria. Si sono manifestate almeno cinque posizioni diverse. Hanno preso la parola in tanti, parlando perlopiù a sproposito, entrando in argomenti che con il tema della discussione non c’entravano per nulla; si sono fatti scudo di termini come etica e moralità per autodefinirsi superiori ad ogni sospetto, per giustificare il rifiuto di dimostrare alcunché alle persone che li hanno votati. Hanno litigato sulla privacy, sull’obbligatorietà dell’eventuale test, su chi dovesse sottoporsi a quest’ultimo, su dove, quando e perché, sui costi, perfino sul fatto di farlo da soli o in compagnia. Uno spettacolo avvilente, degno delle migliori performance del nostro rissoso Parlamento nazionale. Ancora di più se si considera che, al termine di tutta questa tragicommedia, il documento è stato ritirato senza che fosse posto in votazione.

I Consiglieri di centrodestra hanno reso evidente come in realtà non avessero nulla da dire, e come l’unico scopo di chi ha presentato la mozione fosse provocare i propri nemici di partito. L’importanza dell’argomento avrebbe richiesto ben altro atteggiamento; se si considera che l’Associazione Genitori Antidroga, che opera da anni in città sul tema delle tossicodipendenze, sta per chiudere per mancanza di fondi, la sceneggiata cui abbiamo assistito ha ancora di più il sapore di una presa in giro.

Dall’inutilità di tutto questo, emerge però un dato politico: a Brugherio non esiste una vera maggioranza. Non riescono a mettersi d’accordo nemmeno sulle questioni più semplici. Questo genera alla città parecchi problemi, fra cui quello che il centrodestra usa il Consiglio Comunale per risolvere i propri contrasti interni, costringendo l’Organo Sovrano del Comune a discussioni che hanno il solo scopo di dare modo alle varie correnti interne alla maggioranza di lanciarsi segnali a vicenda, e di fronteggiarsi nel tentativo di spostare gli equilibri a proprio vantaggio.

Il Consiglio Comunale non serve a questo. Esso deve essere al servizio dei cittadini. Se svolge il suo compito adeguatamente, ogni centesimo speso per il suo funzionamento è speso bene, e le ricadute sulla città sono positive. Se, al contrario, esso è ridotto, come è ora, ad una vetrina, o peggio ad un ring utilizzato dai politici per risolvere i propri regolamenti di conti, diventa un insulto nei confronti dei cittadini; prima di tutto perché rinuncia al suo ruolo di istituzione democratica, ed in secondo luogo perché diviene uno spreco di risorse in un momento in cui le famiglie fanno sempre più fatica dal punto di vista economico. Tutto ciò non è né etico, né morale.

POVERO CRISTO IN MANO A BERLUSCONI

In merito alla questione della rimozione del crocefisso dalle aule delle scuole si è già detto molto su tutti i mezzi di informazione.

crocefissoscuolaPurtroppo, ancora una volta abbiamo potuto vedere come una materia importante come la religione, ed il suo rapporto con le istituzioni siano state utilizzate in modo strumentale.

Qualunque ulteriore considerazione sull’argomento, non farebbe altro che aumentare la polemica, per cui preferiamo affidarci alle parole di un “addetto ai lavori”: Don Paolo Farinella, parroco in una parrocchia di Genova.

Quello che segue, è il testo di una sua predica, pronunciata l’8 novembre 2009.

Povero Cristo in mano a Berlusconi

di Paolo Farinella, prete

I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.

Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.

Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.

Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!

Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio… beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno.

DECATHLON: IL VERO PARADOSSO E’ RINUNCIARE A UN PARCO PER DEI POSTI DI LAVORO INESISTENTI

Lo scorso 3 novembre, sul Giornale di Monza è stato pubblicato un articolo in cui un esponente del centrodestra brugherese, attaccava Brugherio Futura e Rifondazione Comunista per le proprie posizioni in merito al progetto del centro commerciale Decathlon.

Di seguito pubblichiamo la replica delle nostre forze politiche a tali dichiarazioni, espresse mediante un comunicato stampa emesso oggi, 7 novembre.

COMUNICATO STAMPA

Abbiamo letto con interesse le dichiarazioni del Consigliere Ribaudo in merito alla nostra posizione sulla questione Decathlon. Lo ringraziamo per la preoccupazione, ma crediamo di essere già grandi, e di sapere molto bene quello che vogliamo. Vogliamo tutelare sia il lavoro, che la salute dei cittadini di oggi e delle future generazioni. Le due cose, crediamo, non sono affatto in contraddizione.Agire in modo serio e responsabile significa difendere, come stiamo facendo e da sempre facciamo, i lavoratori di aziende storiche del nostro territorio che, a causa della crisi, rischiano di ritrovarsi senza occupazione.

E, soprattutto in un’area densamente urbanizzata come quella in cui ci troviamo, significa anche difendere il territorio, evitando che venga consumato con la realizzazione di strutture, come la Decathlon, che portano inquinamento, rumore e traffico, senza garantire benefici per la città, (dal momento che i vantaggi in ambito di occupazione sono tutti da dimostrare e che l’azienda francese non ha mai fornito alcuna garanzia in merito).

Esprimiamo il nostro compiacimento per il fatto che il Pdl, con le parole di Ribaudo, abbia finalmente riconosciuto che la zona dove vorrebbero costruire la Decathlon è un prato, e non una discarica, o un “accampamento di zingari”, come il centrodestra ha sempre sostenuto fino a questo momento.

Il concetto di Parco (soprattutto nel caso di un Parco Sovracomunale) comprende diverse tipologie di aree verdi (boschi, filari di alberi, zone agricole, prati etc.) che concorrono a creare un sistema ambientale ricco e complesso, che costituisce una barriera all’avanzata delle zone costruite.

In quest’ottica, realtà come il “Parco della Forma” certamente non aggiungono contenuti qualificanti sul piano ambientale (come del resto su quello occupazionale).

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Campus Decathlon Villeneuve d'Ascq - Francia

L’esperienza dei centri commerciali di questo tipo, già realizzati in Francia (come il Campus Decathlon di Villeneuve d’Ascq, raffigurato nell’immagine qui sopra) dimostra come essi siano in netto contrasto con la volontà espressa dal Consigliere Ribaudo di “aumentare l’ossigenazione” della zona, dal momento che gli unici aumenti garantiti sono quelli del cemento e dell’asfalto.

BRUGHERIO FUTURA

RIFONDAZIONE COMUNISTA BRUGHERIO

 

PROGETTO PANDA, IL SUPERMARKET DEI SERVIZI SOCIALI

In Comune si torna a parlare del progetto Panda, cioè della realizzazione di una struttura destinata ad accogliere famiglie in difficoltà, che, nelle intenzioni della stessa Panda Onlus, dovrebbe essere costruita nella zona di via Turati, al posto del terreno che attualmente viene utilizzato per ospitare le giostre in occasione della Festa di Brugherio.

Il Sindaco Ronchi, a cui la collocazione in città di nuovi edifici, di qualunque natura e forma essi siano, e a qualunque funzione siano essi destinati, fa sempre piacere, sembra intenzionato ad approvare il progetto senza pensarci troppo e senza “perdere tempo” in noiosi dibattiti.

Noi riteniamo invece che la questione vada affrontata con serietà, analizzandola a partire dalle caratteristiche del luogo dove viene proposto di costruire il centro di accoglienza.

Brugherio Futura e Rifondazione Comunista sono dell’opinione che l’insediamento a Brugherio di un centro per l’assistenza a madri e padri in condizione di disagio, sulla base della proposta della Associazione Panda Onlus, sia da considerare un arricchimento per la nostra comunità.

Allo stesso modo però, suscita grossa perplessita’ la grande predominanza dell’aspetto immobiliare  dell’intervento, dove sono previsti appartamenti in affitto che servono a coprire gli investimenti. In sostanza non ci convince la evidente sperequazione fra servizio offerto e cubatura immobiliare necessaria.

Per questi motivi, le nostre forze politiche intendono ribadire con forza la loro contrarietà all’ipotesi che tale struttura venga realizzata in un’area, come quella di via Turati/via Cajani, che vede una notevole carenza di spazi verdi.

Come già espresso pubblicamente fin dalla presentazione del progetto da parte di Panda Onlus, (leggi le dichiarazioni rilasciate nel mese di marzo 2009) le nostre forze politiche ritengono che esso debba essere realizzato ristrutturando un edificio esistente, con il doppio vantaggio di non consumare suolo libero, e poter inserire il centro di accoglienza in una zona della città maggiormente baricentrica, con ovvi vantaggi anche per i suoi utenti.

L’area di via Turati invece, deve essere riqualificata in modo da creare un’area verde fruibile dai cittadini che abitano in zona e da tutti i brugheresi.

Qui di seguito potete trovare il nuovo Comunicato Stampa emesso da Brugherio Futura e Rifondazione, rilasciato il 5 novembre 2009.

PANDA”: UN’AREA DA SALVARE DALLA CEMENTIFICAZIONE E UN PROGETTO SOCIALE DA RIVEDERE CON ATTENZIONE.

Apprendiamo che il “Progetto Panda”, che qualcuno dava per acquisito a Brugherio, incontra delle difficoltà all’interno della stessa maggioranza. Vogliamo ricordare che già nel marzo 2009 Rifondazione Comunista e Brugherio Futura, con un comunicato pubblicato sulla stampa locale, avevano preso una posizione critica. Dicevamo infatti che l’area di Via Turati, che si trova in una zona già fortemente urbanizzata, non era adatta a ospitare ulteriori cementificazioni. Scrivevamo che “il terreno di Via Turati può essere lasciato così com’è, in attesa di riqualificarlo come zona a verde a servizio di una porzione di territorio che ne ha forte bisogno”. Facevamo anche presente che si tratta di una ex cava, che richiederebbe notevoli e onerosi lavori di bonifica. Semmai, qualora il progetto in sé fosse giudicato utile, va preso in considerazione il riuso di un edificio già esistente, ad esempio un’ex area industriale.

Vogliamo però aggiungere che abbiamo delle riserve anche sul progetto in sé, che pure abbiamo attentamente valutato. Si tratta in realtà di un progetto sovradimensionato e allo stesso tempo molto vago, che prevede l’offerta di molti e diversi interventi in campo sociale e sanitario, ma senza definire la sua reale portata sul territorio, la sua rispondenza o meno ai fabbisogni locali e al suo rapporto con il Comune. Facciamo notare un solo particolare: in esso si richiede per i posti di primo intervento un contributo di 100 euro a carico del Comune nelle giornate in cui rimanessero inutilizzati: un onere davvero esorbitante e non corrispondente a una logica di necessità locale. In conclusione, studiando attentamente il progetto viene il sospetto che si chieda semplicemente: dateci quel territorio, che è oltremodo appetibile, poi, delle tante cose che proponiamo, qualcosa ci faremo. E’ una logica da Supermarket dei servizi sociali, che temiamo corrisponda a interessi non precisamente pubblici. Se invece così non è, i proponenti lo dimostrino.

CIRCOLO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DI BRUGHERIO

BRUGHERIO FUTURA

LA MAGGIORANZA LITIGA CON LA MAGGIORANZA

Sono passati solo quattro mesi da quando la nuova Amministrazione di centrodestra si è insediata alla guida di Brugherio, eppure la maggioranza che dovrebbe sostenerla sta già andando in pezzi.

Martedì 29 settembre infatti, il Pdl di Brugherio ha inviato una lettera ai dirigenti provinciali del partito, dove chiedono di “intraprendere tutte le iniziative politiche” necessarie per giungere alla rimozione dall’incarico di Assessore di un membro della loro stessa forza politica: Francesca Pietropaolo, accusata di essere indisciplinata, e di non rappresentare il partito.

E’ evidente che il Popolo della Libertà brugherese, e tutto il centrodestra sono allo sfascio più totale. La logica delle poltrone prevale su quella dell’interesse della città. Invece di occuparsi di amministrare il Comune e risolvere i problemi dei suoi abitanti, sono impegnati in continui litigi interni, alla ricerca di un posto al sole se per se stessi.

Viene quasi spontaneo esprimere solidarietà nei confronti dell’Assessore Pietropaolo, vittima di una situazione più grande di lei.

Chissà se se lo sarebbe mai aspettata, quando ha partecipato alla campagna elettorale, che il suo partito avrebbe voluto darle il benservito dopo così poco tempo.

Chissà se si sarebbe mai aspettata che, dopo la confluenza nel Popolo della Libertà, la componente di Alleanza Nazionale sarebbe stata cancellata così in fretta.

I segnali delle spaccature sono arrivati subito dopo l’entrata in carica del Sindaco, quando un gruppo di Consiglieri del Popolo della Libertà ha disertato il Consiglio Comunale per mandare a Ronchi e agli “alleati” chiari messaggi in merito a rivendicazioni sulle nomine degli Assessori.

Hanno ottenuto il risultato, dal momento che il Sindaco, nonostante poco tempo prima avesse affermato che non avrebbe sostituito Amleto Fortunato all’interno della Giunta, “per rispettare la promessa fatta all’amico”, ha invece nominato un nuovo Assessore all’Urbanistica, sconosciuto ai più, ma evidentemente gradito ai dissidenti.

Più di recente ci sono stati i pesanti attacchi lanciati dal Consigliere Comunale Giuseppe Valentino all’indirizzo di Ronchi e del Direttore Generale Sarimari, colpevoli, secondo Valentino, della mancata pubblicazione di alcune sue dichiarazioni sul Notiziario Comunale.

E poi nuovi dissidi, nuovi litigi, nuovi attacchi da parte di esponenti del Pdl a Sindaco, Giunta, e Direttore Generale.

Insomma uno scenario decisamente brutto e preoccupante. Da parte dell’Amministrazione non c’è consapevolezza di quella che è la reale situazione in cui si trova Brugherio, non c’è conoscenza delle esigenze dei cittadini, non c’è capacità di applicare soluzioni moderne che consentano a Brugherio di progredire. Ognuno va per contro proprio, si costruisce le proprie piccole alleanze, non guarda oltre un palmo dal proprio naso.

L’unica cosa che la Giunta è in grado di fare è approvare provvedimenti razzisti nei confronti degli stranieri ed inventarsi idee sempre nuove per invadere Brugherio con centinaia di migliaia di metri cubi di cemento (dal Piano Casa, alla Decathlon, al Progeto Panda, alla Porta Sud e chissà cos’altro ancora macchineranno).

La città già paga le conseguenze di questo cattivo modo di governare, ma il centrodestra non intende nemmeno renderne conto ai brugheresi. Quando, in Consiglio Comunale, è stato loro chiesto di chiarire la situazione dei rapporti fra la maggioranza e l’Assessore Pietropaolo, i Consiglieri del Popolo della Libertà si sono rifiutati di rispondere, dichiarando che si tratta di una “questione interna al partito”.

Invece non è una questione interna nemmeno per sogno. La polemica riguarda la Pietropaolo in quanto Assessore, quindi in quanto esponente delle Istituzioni. I cittadini hanno il diritto di sapere cosa succede all’interno della Giunta e della maggioranza che hanno eletto, e queste ultime hanno il dovere di informarli.

Il centrodestra ha speso molte parole, quando era in carica la precedente Amministrazione, per sottolineare la necessità che la maggioranza di allora chiarisse di fronte ai brugheresi i rapporti che intercorrevano fra le sue varie componenti; tali chiarimenti non si sono mai fatti attendere.

Ora invece, quando sono la Lega ed il Pdl ad essere attraversati da da dissidi e contrasti ben più gravi interni alla coalizione e ad una parte degli stessi partiti, queste forze politiche non hanno sufficiente rispetto per gli elettori, da spiegare loro come stanno le cose.

E’ evidente che non hanno il senso di cosa sia la democrazia, né di cosa sia la coerenza.