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RIFLESSIONI SULL’IMMIGRAZIONE

agosto 23, 2009

Sarebbe bello che qualcuno riflettesse su povertà, sfruttamento ed immigrazione. Sarebbe bello che lo facessero quelli che pensano che sia giusto considerare l’immigrazione “clandestina” un reato. C’è tutta una parte di mondo che non ha da mangiare, che ha la guerra, la carestia, le epidemie in casa, e per questo fugge, in cerca di sopravvivenza. E poi viene lasciata morire su un barcone. O viene considerata e trattata come criminale, solo per il fatto di essere straniera e povera.

E’ successo qualche giorno fa, quando le richieste di aiuto provenienti da un barcone carico di profughi eritrei in fuga dalla loro nazione insanguinata dalla guerra, sono state ignorate da svariate imbarcazioni (almeno dieci, secondo il racconto degli stessi profughi), prima di ricevere soccorso da un peschereccio. Nel frattempo sono morti 75 degli 80 occupanti.

immigrati_eritrei

Anche questo è uno degli effetti causati dalle nuove leggi sulla sicurezza. Si sta creando nel cittadino una mentalità per cui viene considerato normale che in Italia vengano accolti (peraltro con malcelato fastidio) solo gli immigrati regolari; tutti gli altri per la legge non esistono quindi, se anche muoiono, non interessa a nessuno.

E’ una situazione che non può essere tollerata. E’ crudele e inumana.

Ma quelle persone che vedono nel pacchetto sicurezza un provvedimento positivo, si sono mai soffermati a riflettere sulle cause che spingono interi popoli a lasciare la loro terra e a venire in Europa? Hanno mai pensato a qual’è il vero problema che coinvolge le nazioni ricche quanto quelle povere, e che influisce sulle esistenze di tutti gli esseri umani, in qualunque angolo della Terra essi si trovino?

Il problema è che il modello di sviluppo consumistico su cui si basa la “società globale” produce sofferenze e ingiustizie.

E’ un modello che fa vivere male noi occidentali, oppressi da un sistema economico (che purtroppo diventa sistema politico) individualista e competitivo, basato su una continua ricerca del profitto, che consuma le risorse del pianeta ed il tempo, le aspirazioni, le energie, le speranze delle persone; e che, sopratutto negli ultimi tempi, e soprattutto nel nostro Paese, ha ridotto le nostre libertà, le nostre sicurezze, i nostri diritti.

E’ un modello che uccide il sud del mondo, condannato ad essere l’eterno schiavo dei grandi gruppi economici mondiali, e della loro fame di potere e di denaro.

Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi. Il mondo non sta bene. Pochi individui egoisti ed irresponsabili (quelli che controllano i gruppi economici di cui dicevamo sopra, ed i loro piccoli vassalli, che raccolgono le loro briciole) nuotano nell’oro, che accumulano sfruttando e distruggendo l’ambiente e le risorse naturali; e controllano le vite di tutti gli altri. Gli altri, cioè tutti noi; le persone normali e perbene, che in ogni parte del mondo lavorano per guadagnarsi il pane, che sempre più spesso non ce la fanno e rimangono indietro. Gli altri, che invece di solidarizzare, vengono spinti dai pochi individui irresponsabili a detestarsi l’un l’altro, ad avere paura l’uno dell’altro.

Il mondo non sta bene. E continuerà a stare così finché gli altri, cioè tutti noi, non capiranno che la soluzione ai problemi della Terra risiede in un cambiamento del nostro modello di sviluppo. Finché non prenderanno coscienza che potremo stare bene tutti su questo pianeta, solo se usciremo dalla logica dell’individualismo e della competizione, ed entreremo in quella della condivisione e della cooperazione.

Occorre condividere le risorse, le esperienze, le aspirazioni, i progetti, le culture. Questo consentirà di avere una società globale basata sul benessere distribuito, sull’equilibrio dell’uomo con l’ambiente, sula realizzazione dell’individuo come elemento fondante del bene collettivo.

Questo permetterà che i movimenti degli esseri umani siano dettati dalla volontà di conoscenza e di scambio, e non dalla necessità di sopravvivenza.

Questo è quello per cui tutti noi dovremmo lottare. Perché è giusto, e perché ci conviene.

E, fino al giorno in cui questi obiettivi non saranno raggiunti, non possiamo in alcun modo voltare le spalle a chi sta peggio.

Un Paese civile non emargina chi è diverso. Un Paese civile non rifiuta l’aiuto a chi rischia di morire.

Mai.

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3 commenti leave one →
  1. agosto 23, 2009 8:15 pm

    Condivido pienamente. Quello che abbiamo sotto gli occhi più che problema criminale è una tragedia umana, e ora che sappiamo e vediamo, non abbiamo nè scusanti nè attenuanti.

  2. Samantha Norcia permalink
    ottobre 7, 2013 2:27 pm

    Si tutto vero alla fine non ci sono altro che persone straniere che vengono trattati come criminali ma alla fine sono piu dolci e gentili di noi….

  3. gennaio 26, 2016 3:14 pm

    Sarebbe bello che queste persone siano trattate bene e donare un certa somma,ospitarli in una casa😀😀😀ma certa gente nn fa proprio questo!!!!!!!!! Spero che queste persone naufraghi avranno una vita è una esperienza migliore e tranquillita

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