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DOVE STA LA VERA VIOLENZA?

dicembre 31, 2009

Qui di seguito pubblichiamo il contributo che un amico e lettore di Brugherio Futura Blog ha deciso di inviarci.

Lo facciamo con piacere, perché lo troviamo molto bello, ma anche perché rappresenta un esempio di quello che vorremmo diventasse questo blog: un luogo dove scambiare idee e ricevere i pensieri, le riflessioni, le idee di chi ci legge.

La partecipazione è la base della Democrazia.

Si può iniziare a partecipare anche scrivendo ad un blog, magari a questo.

Vi aspettiamo

PUBBLICHIAMO IL TESTO RICEVUTO

Milano, 2007: inizia una delle tante microstorie.

La mia amica M., che per riservatezza ricordo solo con l’iniziale, sta per entrare nell’ufficio suo capo. Lavora in un grandissimo gruppo editoriale italiano, con un contratto a progetto rinnovato di sei mesi in sei mesi.

Cosa significhi lavorare a progetto, tutti lo sappiamo: niente ferie, niente malattia, niente liquidazione, contributi previdenziali dimezzati, niente rappresentanze sindacali, nessun orario definito. E la lista potrebbe essere ben più lunga, ma torniamo ad M.

M. è incinta da alcune settimane, ma le cose non vanno molto bene. Il suo medico curante le ha diagnosticato una gravidanza a rischio. Ha bisogno di trascorrere il proprio tempo a riposo assoluto: con tutto lo sforzo fisico e lo stress che comporta la sua professione, corre seriamente il rischio di perdere il bambino.

E allora M. decide di comunicare tutto al capo: è proprio per questo che si sta dirigendo verso il suo ufficio. M. spera che, in nome della professionalità e dell’impegno dimostrato in un anno e mezzo di lavoro, possa esserci una soluzione positiva alla sua delicata situazione.

Roma, 1997-2003: l’appuntamento con la macrostoria.

Nelle stanze dei palazzi romani si giunge a un compromesso tra l’ala sinistra della maggioranza e le altre componenti più moderate: il governo Prodi tira il fiato un’altra volta. Questo compromesso ha un nome buffo: si chiama pacchetto Treu, dal cognome del ministro che lo ha confezionato. Si tratta di una raccolta di leggi che introduce in Italia il lavoro interinale, facendo spuntare come funghi in tutte le città le agenzie che lo somministrano.

D’ora in poi, un numero crescente di lavoratori non avrà più un solo referente a cui fornire la propria opera, cioè un imprenditore, ma lavorerà per due soggetti contemporaneamente:  un’agenzia interinale e un’azienda terza. Il rapporto di lavoro dura finché il committente compra il servizio all’agenzia, poi basta.

Nel corso degli anni seguenti, e con il succedersi dei governi, la fisionomia del mercato del lavoro è cambiata per sempre: crescono sempre di più i cosiddetti lavoratori precari, che nel 2007 hanno superato quota 10 milioni, tutti accomunati dalla scarsità di diritti e dall’assenza di welfare. L’approvazione della legge 30 (o legge Biagi) nel 2003, durante il secondo governo Berlusconi, legalizza l’esistenza di oltre 40 forme di lavoro differenti. Il contratto a tempo indeterminato finisce in soffitta come un ferro vecchio.

Milano, 2007: finisce una delle tante microstorie.

Torniamo ad M.

M. è Co. Co. Pro: niente ferie, niente malattia, niente liquidazione, contributi previdenziali dimezzati, niente rappresentanze sindacali, nessun orario definito. Non c’è nulla e nessuno che possa difenderla.  Ci entrerà da sola in quella stanza, con il suo corpo e la sua intelligenza, nel tentativo di salvare il proprio posto di lavoro.

La risposta del capo, che curiosamente è una donna, non lascia spazio a fraintendimenti: se M. non può continuare a lavorare verrà licenziata e, anche dopo aver partorito, non potrà riavere il suo posto. Fine della partita.

Tra il lavoro e il bambino, M. ha coraggiosamente scelto suo figlio, perdendo stipendio e futuro in un colpo solo. Fine della partita.

Milano 2009: dalla storia alla cronaca.

Il fatto: un uomo con disturbi mentali colpisce Silvio Berlusconi in volto, scagliandogli addosso una statuetta del duomo. Ferito alla dentatura e al setto nasale, il primo ministro viene ricoverato in ospedale alcuni giorni.

L’interpretazione del fatto: per spiegare l’aggressione subita dal presidente del consiglio, il sistema di informazione a lui collegato e gli uomini politici del suo schieramento chiamano in causa il presunto clima di odio che serpeggerebbe nel paese. Ci sono politici e giornalisti che insultano e criminalizzano Berlusconi, configurandosi come veri e propri mandanti morali dell’aggressore. Al teorema elaborato dall’entourage del primo ministro, si affianca una generale e bipartisan condanna della violenza: il gesto di Marco Tartaglia, è questo il nome del folle che ha commesso il gesto, va condannato fermamente e senza tentennamenti, insieme a qualsiasi forma di violenza. Lo dicono tutti: da Paolo Mieli a Bruno Vespa, da Giorgio Napolitano a Pierluigi Bersani…

Italia 2009: per un risveglio del pensiero.

Mi sono seduto al computer per insofferenza.

Mi sono seduto al computer per cercare una scintilla di pensiero fuori da questo appiattimento totale, fuori da questa ingenuità dilagante.

Prima riflessione sparsa. Berlusconi si proclama liberale. Ma lo sa Berlusconi che il liberalismo per imporsi come teoria e prassi politica ha dovuto imbracciare le armi e fare dei morti? Le rivoluzioni liberali dell’800 hanno fatto sgorgare il sangue di migliaia di europei, ebbene sì, altro che civiltà dell’amore! Il sistema politico in cui siamo immersi oggi non viene dal cielo, anzi, tutto il contrario: ha deciso di rompere ogni legame con il cielo per poter nascere. La democrazia contemporanea non esisterebbe se non fosse avvenuta la rivoluzione francese, che portò sul patibolo colui che si proclamava sovrano per volontà divina. Se Robespierre non avesse tagliato la testa al re, altro che democrazia liberale: staremmo ancora arando la terra nei possedimenti di qualche signorotto vestito con la parrucca, come perfetti servi della gleba!

Seconda riflessione sparsa. Perché c’è così tanta ingenuità sulla questione della violenza, come se la parola violenza significasse soltanto fare del male fisico a qualcuno? Perché non lo spiegate ad M.? M. ha perso il lavoro per il solo fatto di essere incinta. Dove sono tutti i difensori della famiglia mentre il suo capo la licenzia, sbattendola in mezzo a una strada? Dove sono i politici che si riempiono la bocca di retorica mentre si consuma questo episodio vergognoso? Chi difende M., chi? Nessuno. Non è violenza quella che lei subisce? In un momento in cui una donna ha più bisogno viene gettata via come un ferro vecchio. Non serve più adesso, è diventata un peso.

La violenza che subisce M. ha dei mandanti. Ma non sono dei mandanti morali, come i presunti istigatori di Massimo Tartaglia: si tratta di mandanti veri, in carne ed ossa, con tanto di nomi e cognomi. Sono quelli come il ministro Tiziano Treu, che hanno aperto la strada alla precarizzazione del mercato del lavoro. E sono coloro che hanno votato la cosiddetta legge Biagi, che ha avuto l’effetto di una bomba atomica su una situazione già terribile. Ma nessuno si scandalizza, perché a M. nessuno torce un capello: è un lavoro pulito, chirurgico, senza spargimenti di sangue. Avviene nel silenzio asettico di un anonimo ufficio, e si conclude in un gemito, in un nodo alla gola che nessuno potrà lenire. Niente telecamere, niente predellini su cui mettersi in mostra con un po’ di sangue in faccia, niente di niente. Del  resto è tutto regolare, lo dice anche la legge. Un contratto a progetto, quello tanto caro ai fautori della legge Biagi, funziona così: si spegne quando si vuole, basta solo un mese di preavviso. Niente ammortizzatori sociali, niente indennità. Niente di niente.

Non voglio parlare dei 3 morti al giorno sul lavoro, a causa di quotidiani incidenti mortali. Non voglio, perché la vista del sangue mi fa soffrire e mi ripugna, addosso a tutti gli uomini. Sì, perché io credo che gli uomini siano davvero tutti uguali, come dice la nostra bellissima costituzione. E vorrei conservare la possibilità di indignarmi ogni volta che vedo un sopruso, commesso contro chiunque in qualunque parte del mondo. Perché io credo che i denti di un presidente del consiglio non valgano più della vita di un anonimo lavoratore, italiano o straniero. E non valgono nemmeno più della dignità di M., madre coraggiosa e silenziosa contro cui la classe dirigente di questo paese ha scatenato la sua cieca violenza. Mantenetelo voi un bambino appena nato senza un lavoro. Magari imparerete a scandalizzarvi più spesso e inizierete a riconoscere le diverse forme di violenza, quella fisica e quella materiale, differenti nei modi ma ugualmente ripugnanti e disgustose.

Io, oggi, ho deciso di incominciare. Aiutatemi a trasformare le riflessioni sparse in un pensiero compiuto, capace di parlare e comunicare, capace di unire le persone, e di smuovere i sentimenti e i desideri nell’anima. Aiutatemi a camminare, perché è ora di (ri)cominciare.

J. B.

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3 commenti leave one →
  1. laura permalink
    gennaio 1, 2010 8:08 pm

    Sì, questa storia è dolorosa e come ogni dolore lascia grandi segni a lungo dietro i sè.
    Credo che sia davvero giunto il tempo di ri-cominciare a denunciare, forse non sarebbe stato male indicare il nome dell’azienda. Grazie per la testimonianza e auguri di ogni bene a mamma e bambino e a tutti coloro che hanno dato una mano.

  2. gennaio 1, 2010 9:29 pm

    Ecco un altro esempio di dove si trova la violenza e l’indifferenza: http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/cronaca/ragazzo-braccia/ragazzo-braccia/ragazzo-braccia.html

    Marco M

  3. Franca permalink
    gennaio 8, 2010 10:49 am

    Due storie terribili, ho un figlio nelle condizioni di M. quindi so perfettamente cosa significa il precariato, a maggio diventerà padre e ancora non abbiamo notizie del suo contratto. Ovunque mi giri storie di questo tipo sono all’ordine del giorno, gente rimasta senza lavoro all’improvviso, cassa integrazione, ecc. ecc.
    La cosa triste è che ormai non vedo vie d’uscita da questo ingranaggio!!!

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