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SILVIO IMBARCA ANCHE LA SANTANCHE’. MA QUANTO CI COSTA?

gennaio 29, 2010

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi potrebbe, entro pochi giorni, nominare due nuovi membri all’interno del proprio Governo. Si fa anche il nome di Daniela Santanche’, (una che ha fatto il giro di tutti i partiti della destra, arrivando anche a dichiarare, a parole, guerra allo stesso Berlusconi, e che ora se ne torna all’ovile del Cavaliere, a spartirsi le poltrone con tutti gli altri) che dovrebbe ricoprire uno dei due posti di Sottosegretario (uno al Welfare e l’altro ai Rapporti con il Parlamento) che dovrebbero essere aggiunti alla compagine governativa.

La nomina della Santanche’, a dire la verità, non crea grandi consensi all’interno del Popolo delle Libertà, e pare che di litigi in merito fra i dirigenti del partito ce ne siano stati molti.

Quelli sono affari loro, non ci interessano certo le beghe del centrodestra.

E’ però chiaro che a nessun italiano con un po’ di senso civico può far piacere vedere al governo del proprio Paese (per di più con una probabile delega ai “servizi sociali”), un personaggio con una cultura politica e civile pari a zero, che si caratterizza da sempre per assumere posizioni di estrema destra, apertamente razziste, nel disprezzo della democrazia, della libertà, della serietà (ve la ricordate la bufala della finta aggressione? Quella che ha dichiarato di aver subito da parte di un extracomunitario, e che è stata smentita da filmati registrati da chi era sul posto?).

Come non può far piacere a nessun italiano con un po’ di senso civico il fatto che ci si trovi, di nuovo, di fronte ad un conflitto di interesse, dal momento che Daniela Santanche’ è proprietaria della società Visibilia, concessionaria della raccolta pubblicitaria per il quotidiano Il Giornale (quello diretto da Vittorio Feltri), a sua volta di proprietà della famiglia Berlusconi. Ci troviamo quindi nella situazione in cui il premier sta per elevare al ruolo di componente del Governo l’imprenditrice che procura gli introiti pubblicitari al suo quotidiano, (che guarda caso è il giornale più filogovernativo d’Italia). Ci sembra il classico caso di premio-fedeltà; nulla a che vedere con l’interesse del Paese e dei cittadini.

Sicuramente poi, non può far piacere a nessun italiano con un po’ di senso civico il fatto di essere costantemente presi in giro dal proprio capo del Governo. Infatti Berlusconi aveva aperto questa sua quarta esperienza alla guida dell’esecutivo dichiarando che avrebbero ridotto il numero di ministri e sottosegretari, per semplificare l’attività governativa e ridurre le spese.

Al suo insediamento, nel maggio del 2008, il Governo Berlusconi era composto da: 1 Presidente del Consiglio, 12 Ministri con Portafoglio, 9 Ministri senza Portafoglio, 37 Sottosegretari. In tutto 59 elementi. La legge Finanziaria 2008 imponeva di rimanere entro i 60 componenti; venne rispettata al limite.

Alla data del 29 gennaio 2010, il Governo è invece così strutturato: 1 Presidente del Consiglio, 13 Ministri con Portafoglio, 10 Ministri senza Portafoglio, 4 Viceministri, 33 Sottosegretari. In tutto 61 persone, cui dovrebbero aggiungersi i due Sottosegretari citati prima.

La prima osservazione, ovvia, è che ogni carica comporta delle spese per lo Stato (per lo stipendio del Ministro/Viceministro/Sottosegretario, ma anche per quella del suo Ufficio di Gabinetto).

Purtroppo non è semplice trovare un indicazione precisa di questi costi. Per farci un’idea possiamo utilizzare i dati forniti dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione che dicono:

Il Ministro percepisce:

A) Il trattamento economico da deputato (stipendio, diaria, rimborsi, assegno di fine mandato, prestazioni previdenziali e sanitarie e sui trasporti).

B) Il trattamento economico della Presidenza del Consiglio dei Ministri (D.P.R. 748/1070) pari a € 46.113,60 annui lordi” (cioè € 3842 mensili).

Lo stesso deve valere per tutti i Ministri che sono deputati; per Viceministri e Sottosegretari possiamo immaginare cifre simili a quelle dei Ministri; per coloro che sono stati eletti al Senato vale il trattamento economico da senatore. Chi di loro non provenisse dal Parlamento dovrebbe percepire “solo” lo stipendio da Ministro. Tutti i costi a carico dello Stato, per il funzionamento dell’apparato e dello staff di ciascun membro dell’esecutivo (fino ad alcune decine di persone) sono difficili da quantificare, ma sicuramente non trascurabili.

Aumentando il numero dei componenti del Governo, tutte le voci di spesa non fanno che crescere.

Il centrodestra si riempie la bocca (soprattutto in campagna elettorale) con annunci ad effetto sulla volontà di ridurre i costi della Pubblica Amministrazione, a cominciare dagli stipendi dei politici; ancora una volta però, Berlusconi e i suoi smentiscono loro stessi, aumentando le poltrone del Governo da 59 a 61 e, a breve, a 63. I guadagni dei politici invece, non accennano a diminuire.

Si tratta di una nuova presa in giro per i cittadini, che continuano a subire il disastroso operato della destra al potere, ed a pagare anche il conto.

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