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UNA “MEMORIA” CORTA E DISTORTA

gennaio 29, 2010

Ci siamo abituati a “celebrare” come un rito la “GIORNATA DELLA MEMORIA”. E nel frattempo si è diffuso un senso comune che tende a DERESPONSABILIZZARE l’Italia e gli italiani dalle proprie colpe storiche: nella Shoah, ossia nella persecuzione e nello sterminio degli ebrei; nel Porrajmos, ossia nella persecuzione e nello sterminio dei Rom; nelle guerre colonialiste e nelle stragi perpetrate in Africa e nella penisola balcanica (Albania, Grecia, Yugoslavia).

Si dice, sempre più ad alta voce, che Mussolini era un dittatore, sì, ma bonario. Che (lui che nel 1921 inneggiava al “valore eterno della razza”!) non era mai stato antisemita. Che le leggi razziali (1938) furono fatte per compiacere la Germania, ma non corrispondevano al vero sentire né di Mussolini né della popolazione italiana (e non si capisce allora come mai non suscitarono nessuna opposizione). Che in Italia, la nostra “brava gente” aiutò in tutti i modi gli ebrei a nascondersi (mentre un ebreo su cinque, in venti mesi, dal settembre ’43 al giugno 1945, scomparve per sempre). Che i “cattivi” erano solo i tedeschi. Così, la figura del “fascista che salva gli ebrei” spunta miracolosamente in ogni angolo. Si dice che la Repubblica di Salò, in fondo, fece da tampone fra l’Italia e il nazismo, e che se non ci fosse stata, sarebbe stato peggio… E invece FURONO I MILITI REPUBBLICHINI a farsi carico di rintracciare, arrestare, concentrare gli ebrei nei campi di raccolta, e consegnarli a una DEPORTAZIONE SENZA RITORNO; e furono fascisti locali i collaboratori zelanti delle SS per lo sterminio diretto sul posto, come nella Risiera di San Sabba a Trieste.

Il binario 21 della Stazione Centrale di Milano, da dove partivano i treni dei deportati

Quando fu fatto il testo della legge della Memoria (20 luglio 2000), fu cancellata ogni menzione esplicita al fascismo. Non fu un buon inizio. La “pacificazione” in vista di una “memoria condivisa” è diventata, nel senso comune, AUTOASSOLUZIONE.

Si è creata una “cultura della confusione”, in base alla quale nessuno è più responsabile di nulla; o addirittura un rovesciamento dei fatti, secondo il quale, ad esempio, sarebbero gli italiani a essere, storicamente, vittime rispetto agli yugoslavi (foibe come “olocausto degli italiani”).

L’Italia non ha mai fatto una vera “resa dei conti” rispetto al fascismo e ai propri difetti collettivi. “E’ ora che gli italiani si proclamino francamente razzisti”, dichiarava il “Manifesto” del 1938. Oggi non si dice più così, ma solo perché si usano altre parole. Il clima che si prepara giorno dopo giorno è lo stesso. Così si riesce, senza sentirsi schizofrenici, a celebrare la giornata della memoria e, parallelamente, a dare la caccia ai lavoratori immigrati e invitare a scovarli e a denunciarli; o a indicare i Rom come “nemici pubblici”. Invece che della “razza italica”, si parla di difendere dalle componenti estranee la “nostra gente” padana. E’ una strada pericolosamente in discesa. NON CI SALVERÀ UNA MEMORIA CORTA E DISTORTA. In fondo, può attenderci lo stesso baratro.

Dimostreremo di aver imparato la lezione della storia solo se sapremo tener viva la memoria di quanto è accaduto e avremo la determinazione, la costanza e la forza di vigilare affinché questa venga correttamente trasmessa alle future generazioni.

BRUGHERIO FUTURA

RIFONDAZIONE – FEDERAZIONE DELLA SINISTRA DI BRUGHERIO

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