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VIA PADOVA: CERCHIAMO I VERI RESPONSABILI

febbraio 17, 2010

All’indomani degli incidenti verificatisi nella zona di via Padova, a Milano, nella notte di sabato 13 febbraio, abbiamo dovuto purtroppo constatare come la faccia tosta, la vigliaccheria, la pochezza morale delle forze politiche che governano la Lombardia ed il suo capoluogo da quindici anni (nel caso di quest’ultimo anche da più tempo), e delle persone che le compongono, non abbia limiti e non conosca decenza.

Fa veramente rabbia che questi governanti, che sono i principali responsabili del livello di invivibilità e di sofferenza umana raggiunti da alcune zone di Milano (e non solo) negli ultimi anni, invece di assumersi le proprie colpe, non sappiano, e non vogliano fare altro che istigare l’odio razziale (immigrato contro immigrato, italiano contro straniero) e gettare le responsabilità su altri soggetti (“la sinistra”).

Riccardo De Corato: è Vicesindaco di Milano da quindici anni.

Sono anni ormai che il centrodestra milanese attua una politica di totale abbandono delle periferie, che sono lasciate prive di servizi, di verde, di una benché minima attività di pianificazione e riqualificazione urbanistica. Il risultato è lo svuotamento, in termini sia demografici che di contenuti, di interi settori del capoluogo. Ciò lascia il campo libero a chi è abituato a lucrare sui disagi degli altri, ed ecco quindi spuntare gli speculatori, che affittano squallide catapecchie ai prezzi di un super attico in centro agli immigrati che, per potersi permettere un posto dove dormire, sono costretti a convivere in gruppi anche di decine di persone negli spazi dove normalmente ce ne starebbero tre o quattro.

Sono ormai anni che la Lombardia è la Regione in testa alla classifica degli incidenti sul lavoro, che in moltissimi casi riguardano quegli extracomunitari che vengono sfruttati nei cantieri edili, nelle officine, in tutti quei posti di lavoro che gli italiani non vogliono più fare.

Quegli stessi extracomunitari che ogni giorno vengono attaccati da una politica xenofoba e razzista che ne offende culture e tradizioni, che vengono quotidianamente emarginati quotidiana nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri; che vedono le loro possibilità di integrazione ostacolate da leggi nazionali e locali, che sono giunte fino alla creazione di un reato di povertà: il reato di “immigrazione clandestina”, come se fosse un crimine cercare di fuggire dalla miseria per costruirsi un futuro migliore. Quegli stessi extracomunitari che, in una simile situazione, diventano facile preda della criminalità organizzata.

Gli incidenti di via Padova sono una tappa di un percorso avviato da tempo. Sono elementi di una strategia. E’ da diverso tempo che interi settori della politica e dell’economia italiana, facenti riferimento ai cosiddetti “poteri forti” lavorano ad ampio raggio per costruire una società disgregata, incattivita e impaurita, dove sia per loro semplice realizzare i propri comodi, ed imporre il proprio dominio. La manovra per rovesciare l’asse dello scontro sociale è cominciata venti anni fa, alla fine della prima repubblica. L’obiettivo di tale manovra era ed è dividere il corpo sociale facendo in modo che gli strati deboli della popolazione individuino le cause dei vari problemi che li affliggono al loro interno e non negli strati forti, detentori del potere politico ed economico.

Oggi siamo giunti al punto in cui la contrapposizione sociale, la cosiddetta lotta di classe, non è più verticale, cioè rivolta dalla base contro le iniquità della classe dirigente, ma è diventata orizzontale: poveri contro più poveri.

La grande manovra di indebolimento culturale del Paese, in cui il carrarmato è rappresentato dalla televisione, ha spinto i deboli a individuare il nemico in chi è diverso, in chi e più povero.

Lo scontro viene alimentato con tutto il vociare politico/culturale (dalla tv spazzatura all’informazione distorta o che non c’è) che prende alla pancia chi ha bisogno di una facile risposta ai propri malesseri. In questo scenario politico, la Lega rappresenta solo l’ariete di sfondamento.

E così tutto diventa facile: è facile per il disoccupato prendersela con gli immigrati, perché qualcuno gli ripete in continuazione che questi gli rubano il lavoro, che generano la microcriminalità che non ci fa stare sicuri (le mafie invece ci garantiscono sicurezza?), che con i loro bambini nelle nostre scuole queste ultime non sono più quelle di una volta, che le loro famiglie entrano nelle graduatorie delle case popolari e tolgono gli alloggi agli italiani etc etc…

E cosi è facile che i provvedimenti razzisti attecchiscano e illudano la massa di essere una risposta ai problemi, mentre in realtà generano solo un ulteriore malessere.

La storia ci insegna che a ribellarsi sono sempre gli ultimi, quelli che occupano il gradino più basso della scala sociale, quelli che non hanno niente da perdere e che sono privi di qualsiasi diritto costituzionale.

Nel modello di società che ci stanno costruendo, costoro sono spesso extracomunitari, immigrati in un paese che dichiara di non volerli (creando intorno a loro l’intolleranza più bieca) ma allo stesso tempo, ne coltiva i disagi esasperandoli, perché ha esigenza di sfruttarne il lavoro e la vita. Ecco, dicevamo, sono questi gli ultimi che a volte si ribellano, o che danno il via a rappresaglie di quartiere contro chi sta come, se non peggio, di loro; usando purtroppo anche metodi violenti, innescando un processo fatto di reazioni xenofobe e razziste, di accuse, di insulti, di promesse di punizioni esemplari e via così di male in peggio. E da questa ribellione non ne escono vincenti. Anzi, l’immagine dell’immigrato subisce rovinose cadute presso la pubblica opinione e con essa cade la possibilità di una reale integrazione, acquisita almeno nei fatti se non nel diritto. L’immigrato diventa un capro espiatorio a cui è fin troppo facile attribuire il crescendo delle tensioni sociali, egli appare come l’unico colpevole da punire severamente, magari dandone risonanza attraverso la grancassa mediatica.

Hanno creato un circolo vizioso per i cittadini, ma di facile manovrabilità per i politicanti di casa nostra. Ne usciremo soltanto se saremo capaci di aprire gli occhi e assegnare le responsabilità a chi davvero le ha e finora se ne è rimasto al caldo a sobillare la folla.

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2 commenti leave one →
  1. Dalia Treviso permalink
    febbraio 17, 2010 9:50 pm

    Grazie per la tua chiara informazione, naturalmente concordo in tutto con te. Purtroppo non c’è miglior sordo di chi non vuol sentire, e se le voci “dissonanti” non hanno la possibilità di raggiungere molte orecchie diventa tutto molto più difficile. Auguri e a presto.

  2. laura permalink
    febbraio 25, 2010 6:47 pm

    Ciao, grazie per l’analisi con la quale concordo.
    Per queste cose e per molte altre di cui siamo testimoni in questi tempi, prego di andare a votare alle prossime elezioni. Forse non c’è ancora il partito che vorremmo ma facciamo qualcosa, non possiamo lasciare campo libero a questa gente senza criterio e senza cuore.
    Laura

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