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CHI PAGHERA’ LA CRISI?

giugno 10, 2010

Vi proponiamo qui di seguito alcune frasi pronunciate da Silvio Berlusconi nel corso degli anni in cui ha governato il nostro Paese.

Su dichiarazioni come queste, Berlusconi ha costruito il proprio consenso elettorale.

Con buon senso e attenzione, nell’arco di 3-4 anni, ridurremo la pressione fiscale dal 47% al 35%” (Silvio Berlusconi, Porta a porta del 9/4/2001)

L’Irpef sarà portata al 33% per i redditi sopra i 200 mln” (S.B., Corsera del 22/4/2001)

Meno tasse per tutti dal 2003” (S.B., Il Messaggero del 5/5/2002)

Tasse più leggere nel 2004” (S.B., Forum executive del Tesoro del 25/7/2002)

Confermo, meno tasse entro il 2005” (S.B., La Stampa del 3/4/2004)

“… per garantire entro la legislatura la riduzione delle aliquote al 33% ed al 23%, come promesso nel contratto con gli italiani” (S.B., Ansa del 10/5/2004)

Conto di ridurre l’aliquota massima delle imposte dal 45% al 33%” (S.B., 30/3/2004)

“… e le aliquote saranno tre: 23%, 33% e 39%” (S.B., 11/9/2004)

La quarta aliquota fiscale sarà cancellata il prossimo anno, ridurremo le tasse del 40%”

(S.B., La Repubblica del 16/3/2005)

Sogno una vera riforma tributaria, con due sole aliquote: 22% e 33%” (S.B., 9/1/2010).


Nessuna di queste promesse è stata mantenuta. La crisi economica non può essere più negata nemmeno dalla propaganda berlusconiana più allineata. Con la crisi emergono con lampante chiarezza anche le responsabilità che su di essa e sui suoi effetti hanno le azioni di questo Governo irresponsabile, che ha sempre provveduto a tutelare gli interessi privati del premier e dei gruppi di interesse economico che lo spalleggiano, piuttosto che quelli dei cittadini italiani.

Questa manovra economica, grazie alla quale l’Italia si dovrebbe attrezzare per affrontare la crisi, è un’ulteriore prova di questa verità. Le rendite finanziarie e i grandi patrimoni non verranno toccati; chi subirà il peso della manovra saranno, al contrario, i precari, i pensionati e tutti i lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati.

I dipendenti pubblici pagheranno il conto attraverso un congelamento dei salari, tutti i lavoratori invece attraverso il taglio dei trasferimenti di risorse agli enti locali; meno soldi ai Comuni vorrà dire maggiori imposte territoriali, aumento dei costi a carico degli utenti per i servizi forniti dagli Enti Locali ed una pesante riduzione delle prestazioni e dei servizi sociali locali… con buona pace del tanto sbandierato federalismo.

Se la classe dirigente italiana ha portato il Paese sull’orlo del disastro ed ora è necessario rimettere in sesto i conti pubblici, che sia quella stessa classe dirigente nazionale a pagare il conto. Non dobbiamo più accettare che l’onere spetti a quelli che in questi anni hanno già pagato tutto fino all’ultimo centesimo.

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