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PIANO SCUOLA 2010-2011: PIU’ IMMAGINE CHE SOSTANZA

settembre 22, 2010

Il Consiglio Comunale del 15 settembre scorso ha visto l’approvazione del Piano Scuola 2010/2011. In realtà da parte dell’opposizione, nel corso della seduta, è arrivata la proposta di posticipare l’approvazione del documento, (consegnato ai Consiglieri Comunali solo pochi giorni prima, senza che avessero avuto modo di partecipare in alcun modo alla sua stesura), in modo da poter avere qualche giorno in più per valutare le reali necessità delle scuole del territorio, alla luce dei problemi creati dalla riforma Gelmini-Tremonti, ed eventualmente correggere il Piano al fine di renderlo più efficace nel rispondere alle esigenze dei vari plessi scolastici.

Dai banchi della maggioranza però, per bocca del capogruppo del Popolo della libertà, è arrivata una risposta il cui tono più o meno era: “al governo della città ci siamo noi, e siamo noi a decidere come deve essere il piano scuola, se non vi va bene sono affari vostri, la vostra opinione non ci interessa.”

Riteniamo che questo atteggiamento sia a dir poco sconcertante, considerata l’importanza e la delicatezza di un provvedimento che riguarda l’educazione e la crescita dei nostri concittadini più giovani. Storicamente, a Brugherio, all’interno del Consiglio Comunale si è sempre cercato di raggiungere la massima condivisione per quanto concerne l’utilizzo di risorse che l’amministrazione mette a disposizione del Piano Scuola. Si è sempre perseguita la collaborazione di tutte le forze politiche e di tutte le rappresentanze che ad ogni titolo contribuiscono quotidianamente al buon funzionamento dell’istituzione scolastica, al fine di garantire che il diritto allo studio non si configuri solo come una bella dichiarazione, ma si concretizzi in un comune obiettivo, un reale fine da perseguire

Questo tipo di approccio ha reso possibile, da parecchi anni a questa parte, che il piano scuola godesse dell’ approvazione all’unanimità da parte del Consiglio Comunale.

Non e stato così mercoledi scorso, quando un piano scuola costruito esclusivamente sulla base di decisioni dell’Amministrazione è stato approvato dal solo centrodestra (ovviamente comprendendo all’interno di quest’ultimo la “stampella” UDC).

L’Amministrazione Ronchi, con il suo atteggiamento di rifiuto di ogni dialogo, ha rotto una tradizione virtuosa, fatta di confronto ed ascolto e lo ha fatto in modo del tutto ingiustificato ed irresponsabile. Il Sindaco e la sua Giunta continuano a concepire la gestione della città come quella di una proprietà personale, di cui possono disporre a piacimento ed a cui possono imporre le regole che loro più convengono.

E’ chiarissimo che tale comportamento è sbagliato, scorretto, ed è espressione di arroganza e di mancanza di senso della democrazia e delle istituzioni. Esso è reso ancor più grave se si considera che la maggioranza (ammesso che si possa ancora chiamare così) che governa brugherio non è quella uscita dalle urne nel giugno 2009.

Ma può un’argomento come quello della scuola prescindere da un leale confronto e da una valutazione di tutte le proposte, da dovunque queste provengano? Crediamo proprio di no, anzi lo riteniamo un comportamento miope, perché, non tiene conto del fatto che i disagi a cui è costretta la scuola pubblica sono reali e vengono percepiti in egual misura dai cittadini che hanno votato questo Sindaco, e da quelli che non lo hanno votato.

E’ chiaro che secondo noi, che consideriamo la scuola come la base sulla quale edificare una buona comunità civile; il luogo dove far crescere i nostri figli all’insegna del pluralismo, della democrazia e della solidarieta’; un posto dove l’apprendimento costituisce un investimento finalizzato a conseguire nel futuro autodeterminazione e liberta’ da parte degli alunni; il cantiere dove si costruisce mattone su mattone una società migliore; secondo noi, dicevamo, la partecipazione dell’ente locale alla programmazione e alla progettazione delle scuole del territorio, deve essere
determinante e va costruita attraverso sinergie da ricercare con tutte le realtà presenti sul territorio e nella scuola.

E di contributi per essere migliorato il Piano Scuola del Comune di Brugherio, ne avrebbe davvero bisogno, dal momento che, leggendolo, ci si rende conto che i passi indietro rispetto a quelli che lo hanno preceduto, non sono pochi.

Il Piano Scuola 2010/11 del Comune di Brugherio è un "catalogo" con tanti prodotti spaiati

Vengono cassati progetti importanti come il Progetto Arcobaleno rivolto alle persone con disabilità, mentre vengono stanziati 4000 euro per l’insegnamento della filosofia alle scuole medie (cui prodest?); per non parlare dei i numerosi stanziamenti dedicati a progetti da affidare a operatori esterni, che invece potrebbero essere svolti dal personale docente, con considerevole risparmio economico e garanzie di competenza ed affidabilità.

Ci sono soldi per finanziare le idee più fantasiose dell’assessore (come la festa della gendarmeria) o progetti già bocciati dalle Scuole perché ritenuti non idonei; al contrario manca un’idea precisa per progetti di educazione ambientale ed addirittura per progetti sull’integrazione degli alunni stranieri.

Il Comune, di fatto, perde il ruolo di partner alla pari con l’istituzione scolastica per accontentarsi di esercitare una moral suasion, ovvero diventare una sorta di “consigliere per gli acquisti” delle scuole; per far questo, esso ha predisposto un “catalogo prodotti” da cui attingere quel che si vuole anziché elaborare proposte condivise, (quindi sicuramente utilizzate da parte degli istituti scolastici), e legate tra loro dallo stesso obiettivo: garantire il diritto allo studio offrendo pari opportunità a tutti gli studenti.

La scuola non deve essere concepita come un parcheggio dove contenere i ragazzi mentre i genitori sono a lavoro e in questo contesto offrire loro dei “divertissement” che li tengano impegnati ma che non abbiano alcun fine educativo; al contrario la scuola dovrebbe essere un occasione di crescita e sviluppo della personalità, ed il nozionismo fine a se stesso dovrebbe esserne bandito. Invece il Piano Scuola 2010 non compie alcuno sforzo per contrastare lo svuotamento di contenuti che la scuola pubblica subisce a causa della riforma-mannaia Gelmini-Tremonti.

In estrema sintesi, il Piano scuola sembra strutturato senza il benché minimo fine educativo e appare come un elenco di tanti “prodotti” spaiati, che punta sulla quantità più che sulla qualità. Con quale logica vengono proposti i progetti di intervento? Quali verifiche vengono eseguite in merito alla loro reale necessità prima di inserire nel Piano?

Un Piano Scuola costruito senza sondare le esigenze della città, degli insegnanti, delle famiglie, degli studenti, non può essere efficace. Eppure l’Assessore all’Istruzione si è rifiutata ostinatamente di discutere la predisposizione del documento con le Commissioni preposte, che dovrebbero invece rappresentare la cinghia di trasmissione fra i fruitori del Piano e l’Amministrazione, a cui potrebbero fornire importanti informazioni su come rendere l’azione del Comune più aderente alle esigenze della scuola nel suo complesso, e dei vari plessi scolastici nel dettaglio.

Al contrario, dialogare esclusivamente con i dirigenti scolastici, come ha fatto l’Assessore, rifiutandosi di ascoltare richieste e suggerimenti delle altre componenti, fornisce una visione per forza di cosa parziale della realtà, e rende impossibile la costruzione di un progetto serio ed adeguato.

Il risultato di questo lavoro privo di criterio è il forte rischio che le risorse vengano disperse su tanti fronti inutili, che una parte di esse rimanga inutilizzata, mentre altri settori si trovano in condizioni di sofferenza; in questo senso i 10.000 euro che vengono stanziati per ciascun istituto per sopperire alla carenza di organico sono una dimostrazione implicita dei problemi causati dai tagli voluti dalla riforma Gelmini-Tremonti, e contemporaneamente sono la dimostrazione che il Piano Scuola rappresenta più un’operazione di immagine che un intervento per garantire il diritto allo studio, dal momento che rappresentano una cifra del tutto insufficiente a risolvere le criticità in termini di risorse umane.

E allora si ritorna al punto precedente: per raggiungere un’offerta formativa caratterizzata da uno standard di qualità accettabile, il piano Scuola avrebbe dovuto nascere sulla spinta delle necessità effettive, esposte da tutti i soggetti interessati, piuttosto che dalla volontà dell’Amministrazione di mascherare la scarsa qualità con l’abbondanza, l’incapacità di studiare soluzioni concrete, con l’apparente disponibilità di fondi e con dichiarazioni di veti assoluti in risposta a richieste di democratico confronto.

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