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“MAMMA HO PERSO LA SCUOLA”: APPUNTI DI UNA MAMMA SULL’ASSEMBLEA DEL 25 NOVEMBRE

dicembre 10, 2010

Accattivante, creativo, divertente. Decisamente bello. Proprio come dovrebbe essere (condizionale d’obbligo) la scuola.

Il titolo della partecipatissima serata in sala consiliare, ha creato senz’altro grandi aspettative. Con un titolo così è lecito aspettarsi una serata frizzante e pepata, senza eccessive deferenze o soggezioni verso i poteri precostituiti.

Pane al pane vino al vino. Chiedere è lecito rispondere, in questo caso, un obbligo!

Vogliamo sapere dove sta andando la scuola, quali le ricadute e soprattutto se e cosa si può fare per ridare dignità a questa maltrattata istituzione.

Tante facce curiose aspettano risposte per dirimere dubbi e perplessità: genitori preoccupati per l’educazione dei figlioli, insegnati preoccupati per la loro professionalità e per il posto di lavoro, politici preoccupati di non farsi troppo vedere (prima che si dica che vogliono mettere il cappello sull’evento), soprattutto tutti in attesa di essere rappresentati nel racconto del disagio in cui versa la comunità scolastica.

Una serata cosi merita di essere vissuta, fornisce la carica per affrontare di petto anche la più ruvida pseudoriforma, da la voglia di organizzarsi di partecipare di far chiarezza tutti insieme, uniti tenacemente, come solo i grandi ideali sanno unire, dall’idea di una scuola pubblica di qualità da difendere con le unghie e con i denti.

Tutti i presenti hanno storie di grandi o piccoli problemi da raccontare e da tentare di risolvere. Chiedono solo che qualcuno si faccia carico di esporre, incalzare e pretendere risposte; per questo hanno affidato la loro esperienza, o solo il loro credere nell’istruzione, a quest’incontro.

Ecco si comincia. Presentazione della serata e del mediatore che a sua volta presenta gli ospiti al tavolo. A sorpresa (ma neanche troppo) parte un diso, già sentito, che ripete che nulla è cambiato perché la scuola di Brugherio, grazie ai dirigenti e all’assessore, fa la sua parte affinché non ci siano mutamenti. Man mano che si susseguono gli interventi, le espressioni cambiano, cresce la delusione e cala la tensione, a tratti anche l’attenzione.

La serata sembra costruita per far risaltare i meriti dei dirigenti e dell’assessore, servita su un piatto d’argento per consentire loro di rendere edotta la popolazione sulle splendide soluzioni applicate per non far trasparire i tagli di organico. E infatti “i nostri” ne approfittano ma strafanno perché l’eloquio diventa sproloquio quando vogliono farci credere che i tagli (pardon il riassetto) sono un’opportunità e che la scuola reinventata è, se possibile, ancora più bella. Per fortuna devono contenersi nei ristrettissimi tempi dettati dal mediatore altrimenti ci avrebbero convinto che ci siamo inventati tutto solo per fare un dispetto alla ministra. A star seduti in mezzo alla gente, si percepisce in maniera palpabile che l’attesa diventa mano a mano scetticismo verso coloro ai quali è stato solo chiesto di fornire una visione quanto più reale possibile dell’attuale condizione e che invece ci stanno raccontando di una situazione al limite della fiaba.- Ma?!,- sento dire, -da me però non ci sono gli insegnanti in mensa.- e -da me-,dice un altro genitore, -i ragazzi vengono continuamente smistati in altre classi- C’è qualcosa che non torna, ma in quale scuola stanno???

A rimettere in ordine le cose ci pensano le insegnanti, che in due pregevoli interventi e con l’ausilio di efficacissime slides, illustrano la reale ricaduta dei tagli su ognuno dei tre plessi brugheresi. Da ciò che raccontano si evince una situazione tutt’altro che rosea e con l’aggravante del peggioramento certo nei prossimi anni. Ma allora chi ha ragione? Dall’ira procurata dalle slide al preside Esposito (“avreste dovuto farmele vedere prima in modo da consentirmi di preparare una risposta”) e dal rumoreggiare della platea, non ho dubbi.

Qualche genitore più coraggioso, oltre a poposte di buon senso quali il comodato d’uso per i libri di testo, tenta qualche timida critica alla riforma oppure cita esempi di ordinaria quotidianità in modo da rendere esplicito il disagio. Apriti cielo! Il DS della Don Camagni ne fa un caso di lesa maestà. “Vengo volentieri alle assemblee quando sono costruttive ma se devono essere attacchi gratuiti mi spiace no!- Come dire: o va tutto bene e mi fate la ola o io non perdo tempo a discutere con voi.

-Non abbiamo ancora tutte le insegnanti e le ore buche non vengono coperte e i ragazzi sono soli in classe- dice una mamma. Un altra propone una sorta di class action per tentare il recupero dei crediti pregressi che le scuole vantano nei confronti dello stato. Anche qui Zeus scatenato lancia fulmini e saette: genitori ignoranti che fanno interventi approssimativi. Addirittura al Preside scappa un “bugiardo” e qualche altro rimbrotto, a voce insopportabilmente alta, rivolto ad alcuni genitori, la cui unica colpa è di aver fatto un intervento non  proprio di suo gradimento. Quando si dice la classe…….e soprattutto il rispetto per gli altri, che per inciso dovrebbe essere uno dei primi insegnamenti della scuola. Siamo al Teatro ormai e il loggione mostra il suo malcontento. Mi aspetto, a questo punto,che qualcuno degli assisi al tavolo faccia domande un po’ più mirate, del tipo: “ma, visto che i dati sono inconfutabili e si prestano ad una unica lettura, perché i dirigenti non vogliono discutere e pianificare con le altre componenti della scuola? Non dico lottare insieme (sarebbe troppo bello) ma almeno fornire elementi oggettivi ed ammettere che le cose hanno preso una brutta china, invece di ostinarsi a raccontarci un mondo che non esiste.” “Quale è la convenienza che traggono dal negare l’evidenza e dall’attaccare chi vuole far qualcosa per salvaguardare il diritto allo studio?” Siamo tutti d’accordo che nulla, di questa dissennata riforma, si possa attribuire ai presidi, ma almeno che ci illustrino le reali conseguenze! La ministra non ha bisogno di paladini, la scuola invece SI.!

Dopo il secondo intervento dei presidi le aspettative sono svanite del tutto. Siamo certi che il tutto non è stato altro che uno spot per loro efficienza e per quella dell’assessora.

A proposito, a quest’ultima voglio dedicare un paragrafo a parte. Lo merita!

Io credo che neanche a studiare si possa riuscire ad eguagliarla! E’ singolare, assolutamente originale nel suo essere sempre fuori luogo e inopportuna.

E’ apparsa come una sorta di vispa Teresa, leggera e vaga nell’affrontare un argomento di grande spessore e con implicazioni complicatissime. Un esempio di semplificazione.

Ecco alcune perle:

Risposta alla mancanza di organico: ai miei tempi c’era il maestro unico a cui ero molto affezionata!

L’unica risposta sensata, forse sarebbe stata: anche mio nonno aveva il maestro unico con la bacchetta per picchiare sulle mani e i ceci dietro la lavagna. Si spera che la didattica e la pedagogia abbiano, almeno loro, avuto un evoluzione nel corso degli anni. Comunque non è arrivata neanche la risposta ufficiale, forse per non solleticare la sua suscettibilità, e cioè che il lavoro di equipe nel campo dell’educazione dei minori è quanto di più avanzato possa esistere e che un progetto educativo condiviso ha molte più opportunità di essere realizzato non foss’altro perché garantisce una migliore obiettività di giudizio e un’immediatezza di intervento. Inoltre solo con le compresenze si possono gestire piccoli gruppi in cui lavorare per il recupero delle difficoltà e il potenziamento delle capacità.

Piano scuola: tra le varie inesattezze dette c’è l’errata esposizione dei dati relativi agli stanziamenti.

Corretto dire abbiamo stanziato 4.000.000 di euro, non è corretto invece dire che sono per il funzionamento della scuola. In questi 4.000.000 ci sono denari destinati alla manutenzione degli edifici e al pagamento delle bollette e denari vincolati a progetti. Alcuni dei quali, su dichiarazione delle stesse scuole, per svariate e insindacabili ragioni, non verranno mai attuati (come abbiamo gia avuto modo di riferire in un nostro precedente articolo) per cui sono soldi stanziati virtualmente ma non saranno mai utilizzati realmente. O almeno non saranno utilizzati dalle scuole perché con travasi di capitoli di spesa, durante la stesura del bilancio consuntivo, sicuramente finiranno ad altre destinazioni non sempre gradite, conosciute e utilizzate dal cittadino.

Per non dire della gaffe fatta cercando di carpire consenso:

“Siamo in ristrettezze perché chi ha gestito i soldi pubblici prima di noi li ha spesi tra festini e discoteche” Una frase azzardata per un esponente del PdL. Lei ha sicuramente dimenticato a che partito appartiene, e qual’è la condotta del suo leader, ma il pubblico no…. infatti l’ha fischiata!

Grandi esempi dalle istituzioni portiamo a casa stasera: 1)la democrazia è pensarla come me e 2) con questa bocca dico quel che mi pare a prescindere da che sia vero o no, o che dietro quel che dico ci sia reale interesse e preparazione.

Dopo i saluti e ringraziamenti di rito la gente sciama, le reazioni e le considerazioni che raccolgo fermandomi a parlare fuori dalla sala consiliare sono le più diverse, c’è chi è entusiasta e chi meno, ma c’è una sensazione ricorrente, che in maniera diversa tutti indicano, e cioè quella di aver perso un’occasione importante per denunciare e quindi poter cambiare qualcosa tutti insieme.

 

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