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DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: PER IL MINISTRO SACCONI E’ COLPA DEI GIOVANI E DEI “CATTIVI MAESTRI”

gennaio 11, 2011

In Italia quasi un giovane su tre è disoccupato. Fra le persone sotto i 25 anni la percentuale dei senza lavoro si aggira attorno al 29%.

Il ministro del Welfare Sacconi si è permesso di dire che questa situazione è colpa dei giovani, e delle loro famiglie; infatti, secondo il Ministro, i ragazzi continuano a frequentare scuole, facoltà Universitarie e corsi di Laurea che non hanno sbocchi lavorativi, dove dei “cattivi maestri” forniscono loro “competenze che non sono richieste dal mercato del lavoro”; essi, illusi dai genitori, si ostinano a cullare il sogno di poter seguire le proprie passioni ed i propri interessi, o quello di ottenere una professione qualificata, e non capiscono che invece dovrebbero badare a quello che offre il mercato del lavoro e regolarsi di conseguenza. Meglio un impiego che non piace che nessun impiego. Meglio accettare il primo impiego che capita, magari manuale (per Sacconi “da rivalutare”) anche se lontanissimo dal proprio percorso di studi.

Il Ministro Maurizio Sacconi

Evidentemente a Sacconi non sfiora nemmeno l’idea che l’istruzione non serve solo a produrre forza lavoro. Essa deve creare anche e soprattutto cittadini e persone consapevoli e libere di scegliere. E’ verissimo che il lavoro manuale ha una dignità che è bene rivalutare, ma a maggior ragione questo significa che a tale tipo di professione debba per forza corrispondere un profilo scolastico basso. Non essendo in grado o, più probabilmente, non essendo intenzionati a fornire un modello di scuola al passo con i tempi ed idoneo allo sviluppo culturale ed occupazionale della società tutta, preferiscono far passare l’idea che nessun titolo di studio equivalga ad un lavoro di facile reperibilità, che offre una retribuzione ed una apparente maggiore stabilità. E’ sotto gli occhi di tutti quanto questo sia falso: c’è pochissima offerta di lavoro in tutti i settori ed a tutti i livelli e questo è maggiormente vero per quelli a più bassa professionalità, dove non sono previste competenze specifiche.

Secondo un’indagine realizzata per Repubblica.it da Gidp, (associazione di direttori del personale) le affermazioni del Ministro vengono nettamente smentite. La maggioranza dei direttori del personale sostiene che la questione non possa essere semplificata come fa Sacconi, e che in generale per chi entra per la prima volta nel mondo del lavoro non sia una buona cosa accettare immediatamente offerte che si discostino troppo dal proprio ambito di studi.

La verità è che la parole del Ministro nascondono la strategia del PdL e della Lega Nord, che mira a diffondere fra gli italiani, soprattutto quelli delle nuove generazioni la convinzione che sia normale e giusto abituarsi alla precarietà, alla mancanza di garanzie e di prospettive; e che sia ugualmente normale e giusto che chi lavora debba sempre e comunque chinarsi alla volontà ed alle esigenze dell’azienda (il caso Marchionne-Fiat Mirafiori ne è un esempio); che sia un retaggio del passato il fatto che un giovane aspiri alla professione dei suoi sogni, e studi per giungere a fare ciò che gli piace; che il presente ed il futuro sia costituito dall’accontentarsi di fare un mestiere che gli offre poche o nessuna soddisfazione ed una retribuzione scarsa, sottoposto per giunta a condizioni di lavoro che di anno in anno peggiorano, e vedono i diritti diminuire e gli obblighi aumentare.

Questo è attualmente il mercato del lavoro in Italia, ed è tale perché nel nostro Paese, da quindici anni a questa parte, è stata creata una normativa che ha il solo fine di garantire gli interessi delle grandi imprese e degli speculatori, facendone pagare il costo ai lavoratori.

Il Governo Berlusconi, ed i gruppi di interesse che li sostengono, stanno sfruttando la crisi economica per consolidare questo modello di società e rafforzare il proprio potere. La soluzione ai problemi occupazionali può giungere invece solo dando centralità e fornendo risorse all’istruzione pubblica, agli investimenti nella ricerca e nell’innovazione e cancellando l’attuale legislazione sul lavoro a favore di leggi nuove, moderne, che elimino il precariato e restituiscano sicurezza, tutele e diritti a chi lavora.

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