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FEDERALISMO MUNICIPALE: UN MOLTIPLICATORE DI TASSE

marzo 15, 2011

La Lega Nord ed il Pdl gioiscono per l’approvazione in Parlamento del decreto sul Federalismo Municipale, con tanto di fazzolettino leghista al taschino della giacca di Berlusconi.

Bossi ed i suoi si sono resi conto che era venuto il momento di fare qualcosa, qualunque cosa, che rendesse giustificabile agli occhi del sempre più deluso elettorato leghista, la permanenza al Governo del Paese, dopo anni spesi nella più totale inutilità ed inattività, ad eccezione del periodico (quanto incoerente) urlare contro Roma ladrona, e la continua diffusione di odio e paura nei confronti di qualunque “diverso”.

Non è un’esagerazione. Provate a pensare a qualcosa di positivo per la vita dei cittadini che sia realmente (e non solo a parole o attraverso slogan) realizzato dal centrodestra nei suoi sedici anni alla guida dell’Italia. …… Difficile vero?

Umberto Bossi

La Lega è andata a ripescare il federalismo, ed ha appiccicato questo nome ad una legge che non è altro che il preludio alla moltiplicazione di nuove tasse.

In pratica questa nuova serie di norme, cancella i fondi (11,3 miliardi di euro) che lo Stato trasferisce ai Comuni in ridistribuzione delle entrate fiscali (e che negli ultimi anni erano stati già sensibilmente ridotti), ma in compenso consente ai Sindaci di imporre tributi propri, sotto varie forme.

Per permettere un passaggio graduale al federalismo fiscale, è previsto un fondo di riequilibrio, che durerà tre anni e sarà suddiviso tra i comuni in relazione ai bisogni standard (in base al numero dei residenti). I comuni più popolosi avranno quindi un contributo maggiore, a scapito di quelli più piccoli.

Le principali novità:

Cedolare secca sugli affitti: oggi gli affitti percepiti da un proprietario di casa entrano a far parte del suo reddito, su cui poi paga le tasse; con la cedolare secca sono previste due aliquote fisse (21 e 19 %); una parte del denaro incassato in questo modo verrà poi lasciato al comune sede dell’immobile affittato. Viene cancellato il bonus di 400 milioni previsto come fondo per il sostegno delle famiglie numerose in affitto. Verranno avvantaggiati i Comuni con molte case affittate, per gli altri non si prevedono benefici. Inoltre, secondo dati della Cigl, attualmente le entrate derivanti dai redditi da locazione «sono 3,635 miliardi (a cui si dovrebbero aggiungere con 1,5 miliardi di stimata evasione che potrebbero essere recuperati)”. Le entrate calcolate a seguito dell’entrata in vigore del nuovo decreto “sarebbero di circa 2,700 miliardi”, con un decremento di gettito di 500 milioni di euro rispetto ad adesso (escluso recupero dell’evasione).

Addizionale irpef: era stata bloccata dal Ministro Tremonti nel 2008; ora potrà nuovamente essere aumentata da parte di quei Comuni che fino a oggi applicavano un’aliquota inferiore allo 0,4 per cento. Gli Enti Locali che ad oggi non l’avessero ancora introdotta potranno farlo, ma solo fino ad un’aliquota massima dello 0,4% ed i più non potranno elevarla in misura superiore allo 0,2% annuo. Si tratta quindi di una concessione di cui potrà godere solo il 44% dei Comuni italiani; il restante 56% (che già applica una percentuale tra lo 0,4 e lo 0,8) non potrà fare nulla.

Imu: dal 2014 scomparirà l’Ici sulla seconda casa, e verrà chiamata Imu. Avrà un’aliquota dello 0,76% e i Comuni potranno aumentarla o ridurla dello 0,3% (0,2% se l’immobile viene dato in affitto). Cambierà poco o nulla a parte il nome.

Lotta all’evasione fiscale: i Comuni che collaboreranno a combattere gli evasori potranno tenersi il 50% dei soldi recuperati. E’ però difficile che gli Enti Locali, che non hanno possibilità di assumere personale a causa dei tagli del Governo, e spesso hanno difficoltà a svolgere l’ordinaria amministrazione, possano permettersi di dedicare adeguate risorse (umane e strumentali) ad un’attività così impegnativa ed importante. Il rischio è che il recupero dell’evasione rimanga un proclama e non venga concretizzato.

Tassa di soggiorno: le città turistiche ed i capoluoghi potranno imporre una tassa (fino al massimo di 5 euro) per ogni notte trascorsa negli alberghi del territorio. Questo tributo non rispetta i principi base del federalismo fiscale, perché il Comune non lo impone a propri residenti, bensì a cittadini di altri comuni. Un modo per incassare soldi senza scontentare i propri abitanti.

Imposta di scopo: i Comuni potranno imporre tasse proprie al fine di raccogliere fondi per realizzare opere sul proprio territorio. Già oggi è possibile, ma con il nuovo decreto viene ampliato l’elenco di opere finanziabili, ed inoltre la tassa potrà coprire tutta la spesa (non più un massimo del 30% come è attualmente). In pratica, ogni sindaco cui verrà in mente un’opera faraonica, un’infrastruttura, anche la più inutile, potrà imporre una nuova tassa ai suoi amministrati e recuperare i soldi per costruirla.

Ci troviamo quindi di fronte ad una riforma culturalmente scorretta, perché propagandata utilizzando le argomentazioni leghiste che vedono nell’Unità del Paese non un valore ma un ostacolo, e che confliggono con la Costituzione, la quale afferma che l’Italia è “una e indivisibile” (art. 5).

Oltre a questo, si tratta di un’insieme di norme confusionarie ed inutili, che non hanno alcun effetto ai fini del decentramento dei servizi (che dovrebbe essere lo scopo di qualunque riforma federale) e non farà altro che aumentare le tasse che, sotto varie forme, i cittadini dovranno pagare.

Si consideri che i servizi sociali a carico dei Comuni saranno finanziati solo con questo nuovo sistema contributivo, e che pertanto contributi statali destinati a tale voce di bilancio saranno quasi azzerati. Da qui si evince che le Giunte o sceglieranno di non tassare i cittadini, ed aboliranno o privatizzeranno (con le immaginabili conseguenze) i servizi sociali, oppure decideranno di aumentare la pressione dei tributi a carico dei residenti e di aumentare l’urbanizzazione del territorio per garantire entrate che consentano di coprire i costi (manutenzioni, scuole, sostegno all’integrazione, strade etc.).

Secondo Voi quali saranno le scelte delle Amministrazioni in scadenza di mandato, interessate alla rielezione?

Bravi, avete indovinato!!!

I finanziamenti alle classi più deboli spariranno, e con i pochi soldi si finanzieranno solo opere altamente visibili e spendibili in campagna elettorale. La politica sociale sarà, di conseguenza, delegata alla “beneficenza”; ciò non dà l’affidamento che è invece indispensabile quando si ha a che fare con soggetti e famiglie in difficoltà; è un modo di affrontare il problema che non è degno di un Paese civile.

Gli abitanti dei Comuni che invece non andranno alle urne potranno aspettarsi un proliferare di tante, nuovissime tasse.

E’ il caso di dire: fra l’incudine e il martello.

In cambio di questa parvenza di federalismo, che serve solo ad ammansire il popolo leghista imbestialito dai continui rinvii del proprio partito sui temi a lui cari, Bossi ha garantito l’immunità e la “riforma della Giustizia” ad personam a quello che una volta definiva il mafioso di Arcore.

Un’operazione di immagine per la Lega Nord, di cui a farne le spese saranno tutti gli italiani.

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