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PERCHE’ FESTEGGIAMO L’UNITA’ D’ITALIA

marzo 17, 2011

Come era naturale che fosse, in merito ai 150 anni dell’Unità d’Italia si sono spese molte parole sui mezzi di comunicazione. Non vogliamo cedere alla retorica come molti (per fortuna non tutti) hanno fatto, o far nostri valori che non ci appartengono ne vogliamo cavalcarne “l’onda emotiva” (frase molto in voga sui quotidiani in questo periodo). 

Per noi non si tratta di celebrare il Suolo Patrio o di glorificare l’amor di patria così come esso è visto nell’immaginario comune.

La nostra Patria è il mondo intero senza discriminazione alcuna, e quello che vorremmo cercare di fare in questo giorno di festa è ragionare su fatti concreti nel contesto che oggi viviamo. Fuori da ogni tipo di retorica, anche da quella di certa sinistra che vede Paese, bandiera e inno come concetti appartenenti solo ad un opposto schieramento politico.

Giuseppe Garibaldi

Certo il “valor di patria” non appartiene alla sinistra a cui facciamo riferimento. Noi ci definiamo Internazionalisti. Ma crediamo che mai come oggi sia da sottolineare l’importanza dell’Unità di Italia e della conoscenza della storia che ha portato il conseguimento di tale obiettivo.

La cosa più importante cui dobbiamo tendere oggi è il superamento dell’individualismo e dell’apatia e indifferenza in cui questi ultimi decenni ci hanno gettati.

Qui ci piace citare Ennio Flaiano che diceva: “Tra trent’anni l’Italia non sarà come l’avranno fatta i governi ma come l’avrà fatta la televisione.” Quello che Flaiano non immaginava era che la televisione diventasse di proprietà del governo (o meglio del suo capo).

Fuori da ogni retorica vogliamo perciò dire che dobbiamo insegnare ai nostri giovani ad amare il loro Paese, la sua Storia e la sua cultura e il frutto derivante da ciò: la nostra Costituzione.

Se si impara ad amare e rispettare ciò che siamo, si impara di conseguenza ad amare e rispettare ciò che gli altri sono e a considerarli parte di noi e di una storia comune. Partendo da questo, consapevoli che i tempi sono cambiati e che ormai parecchi danni sono stati fatti alle coscienze individuali e collettive, diventa necessario celebrare la nostra povera Italia, anche se è ridotta ad uno zimbello, massacrata da mille malaffari e da un governo indegno.

Anzi forse proprio per questo diventa importante: per evitare disaffezione o peggio. Per evitare che qualcuno sia tentato di “usarla” cosi come ci hanno già suggerito di usare la bandiera che la rappresenta. Celebrarla vuol dire porre un piccolo seme, nelle giovani menti e in quelle ormai addormentate, che potrebbe poi crescere e svilupparsi fino a diventare fiore della Resistenza. Resistenza in difesa di democrazia e giustizia. Imparare ad amare qualcosa vuol dire imparare a difenderla. Oggi assistiamo a troppa indifferenza verso qualunque cosa, l’individualismo dilagante (che è funzionale al sistema) diventa premessa di silenzio di fronte ad ogni sorta di sopruso. Se vogliamo un Paese ed un Mondo nuovo dobbiamo cominciare da noi, dobbiamo imparare a rispettare quello che i nostri padri combattenti partigiani ci hanno lasciato in eredità.

Se non siamo in grado di decodificare quello che ci stanno facendo e lottare per una nuova Liberazione del nostro Paese, come potremo essere utili agli altri fratelli che nel mondo chiedono aiuto? I valori che hanno accompagnato la nostra storia e la nostra giovinezza purtroppo non sono così assodati come patrimonio comune. Dobbiamo quindi ripartire da capo, in maniera quasi elementare, dal riconoscimento dei valori fondanti della nostra Costituzione e dall’amore per l’Italia che vorremmo. Combattere per quest’amore che diventa un ideale. Lo stesso ideale di libertà che ha ispirato i moti risorgimentali e che ha armato i Partigiani spingendoli sulle montagne.

Oggi, lo diciamo rammaricandoci di ciò, non esistono ideali e valori assoluti, oggi si difende solo ciò che ci tocca personalmente. E allora facciamo in modo che la democrazia sia qualcosa che sta a cuore ad ogni italiano, che il Paese sia unito dagli stessi diritti e dall’uguaglianza tra i suoi cittadini (uomini e donne, nativi e migranti, del nord o del sud) e poi di conseguenza verrà la coesione tra le parti sociali e si riconoscerà il vero avversario contro cui rivolgersi. Se si saltasse questo passaggio, se pretendessimo che tutti fossero già pronti ad una nuova lotta di classe, avremmo perso su tutta la linea. Nessuno ci seguirebbe e questo chi ci governa lo sa. Chi ci vuole disuniti ha fatto bene i suoi calcoli, “divide et impera”. La divisione e la contrapposizione portano alla solitudine, al non riconoscersi in una causa comune, alla paura che immobilizza (che sia paura verso chi è diverso, o che sia paura per il futuro poco cambia).

Nessuno, che non abbia fame, fa la rivoluzione. Noi speriamo invece che non si debba arrivare al disfacimento totale per cominciare a ricostruire, speriamo che nessuno muoia di stenti prima di avere quello che gli spetta. Speriamo che la rivoluzione cominci domani anzi oggi stesso. Per questo facciamo gli auguri a questa malandata Italia. Le auguriamo l’Unità dei suoi cittadini nel sovrapporre il bene comune all’interesse dei singoli e soprattutto le auguriamo, che come noi, siano in tanti ad amarla abbastanza da volerla rivedere sana, democratica, giusta, inclusiva e internazionalista. Se si lotta solo per salvare ciò che si ama, ebbene, amiamola.

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