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ENERGIA NUCLEARE, IL MONDO SI STA RENDENDO CONTO CHE E’ UN PERICOLO. E L’ITALIA?

marzo 20, 2011

Alla luce di quanto sta accadendo in Giappone alle centrali nucleari danneggiate dal sisma dell’11 marzo scorso, tutto il mondo sta ripensando seriamente alle proprie strategie energetiche ed al proprio rapporto con l’energia nucleare.

La Germania, che fino a ieri aveva annunciato l’intenzione di riprendere il programma nucleare interrotto anni fa dall’allora Governo rosso-verde, a seguito della crisi di Fukushima ha sospeso qualunque decisione in merito, in modo da avviare una riflessione che prenda in considerazione i reali rischi che l’utilizzo dell’atomo comporta.

Se un Paese come il Giappone, che ha fatto della tecnologia avanzata, dell’efficienza e dell’organizzazione il proprio marchio di fabbrica, non è riuscito a evitare il disastro nonostante gli elevati standard di sicurezza sismica di cui aveva dotato i propri impianti nucleari (ed in generale i propri edifici), ciò significa che il grado di pericolosità, dei suddetti impianti è troppo elevato, e che non è possibile realizzarli in modo che venga garantito un livello di sicurezza tale da escludere che possano verificarsi danni agli esseri viventi. Ne consegue che non ci sono le condizioni e le motivazioni che giustifichino che l’Italia realizzi un nuovo programma atomico.

Inizialmente il nostro Governo, per bocca del Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, ha dichiarato l’intenzione di andare avanti imperterrito, senza lasciarsi condizionare dall’”onda emotiva”. Con il passare dei giorni, il peggiorare dei resoconti che giungono dal Giappone, ed il crescere della protesta antinuclearista in Italia, l’esecutivo Berlusconi ha timidamente espresso l’intenzione di prendersi una “pausa di riflessione”.

Non c’è molto da fidarsi sulla volontà di riflettere di Silvio e dei suoi. Si tratta certamente di un espediente per non apparire troppo negativamente agli occhi degli italiani, specialmente in vista del referendum e delle elezioni amministrative della prossima primavera.

In realtà la riflessione sul nucleare gli italiani l’hanno già fatta nel 1987 quando, con il primo referendum, hanno stabilito che il nostro Paese non dovesse più utilizzare l’energia atomica. L’argomento dovrebbe essere quindi chiuso da 24 anni. Se è stato riaperto, è solo per colpa di Berlusconi e della sua irresponsabile maggioranza, desiderosi di concedere favori e vantaggi alla lobby dell’atomo.

Ci hanno provato con ogni mezzo: innanzitutto con una grande campagna di disinformazione, mirante a far credere ai cittadini che l’energia nucleare fosse indispensabile per coprire il fabbisogno energetico, che essa rappresentasse il futuro, che fosse a basso costo e non inquinante, che le centrali di “nuova generazione” fossero sicure.

Incidente alla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone

Contemporaneamente, è iniziato il boicottaggio delle fonti rinnovabili e delle tecnologie per aumentare l’efficienza energetica (le uniche che possono consentire di ridurre i consumi). Giornalisti e “tecnici” prezzolati si sono affannati a ripetere ad ogni occasione che le rinnovabili non possono bastare, che possono coprire una percentuale infima del fabbisogno energetico, che sono costose. Tutte bugie. A cui sono state accompagnati tentativi di eliminare gli incentivi statali (falliti solo grazie alle proteste di ambientalisti, cittadini, forze politiche e associazioni imprenditoriali del settore) che hanno comunque creato incertezza negli investitori e nei consumatori, danneggiando l’unico settore dell’economia italiana che in questi anni è cresciuto nonostante la crisi. Si tratta di un vero attacco alla libertà dei cittadini, all’ambiente, all’economia, al principio della concorrenza.

Quello che sta avvenendo in questi giorni in Giappone è la dimostrazione evidente, lampante in tutta la sua crudezza, che non esiste il “nucleare sicuro”. L’Italia è un territorio ad alto rischio sismico; un terremoto come quello avvenuto nel Paese del Sol Levante potrebbe avvenire anche da noi. Abbiamo già enormi difficoltà a garantire la antisismicità degli edifici (l’imminente anniversario del terremoto dell’Aquila dovrebbe rammentarci qualcosa), vogliamo anche accollarci il rischio delle centrali atomiche?

Tecnicamente il rischio ambientale può essere espresso dalla seguente formula:

RISCHIO = PERICOLOSITA’ * VULNERABILITA’ * VALORE

Dove abbiamo:

PERICOLOSITA’ = Probabilità che un evento di una certa intensità avvenga con un certo periodo di ritorno.

VULNERABILITA’ =Attitudine di un determinato elemento di sopportare un evento con una certa intensità (varia da 0 min. a 1 max.). 

VALORE = Danni provocati da un evento con una certa intensità espressi in termini socio economici. 

Essa, come ogni formula, rappresenta una semplificazione, ma già da sola, considerando l’alta densità di popolazione che caratterizza l’Italia, la sismicità del territorio, peraltro soggetto anche a dissesto idrogeologico, la frequenza degli incidenti (piccoli e grandi) di cui sono oggetto le centrali, dovrebbe essere sufficiente a far comprendere che il rischio connesso ad un impianto nucleare è talmente alto da risultare inaccettabile e non può essere ridotto in modo significativo.

Pensare di riuscire a ingabbiare la natura è pericoloso, ed è sintomo di arroganza. Quando si ha a che fare con il nucleare, tutte le misure di sicurezza, tutta la tecnologia non garantiscono che si riesca ad evitare il disastro. A maggior ragione ciò è vero quando il controllo dell’energia è consegnato nelle mani di pochi soggetti, come le multinazionali dell’atomo, che gestiscono senza rendere conto a nessuno mercati, processi produttivi, manutenzioni, misure di sicurezza.

E’ tremendo che siano necessarie tragedie come quella che abbiamo sotto gli occhi per costringere a riflettere (o almeno a farne finta) gli sconsiderati che occupano le nostre stanze dei bottoni. Come se quanto accaduto in passato, da Three Mile Island a Chernobyl, a tutti quei piccoli incidenti che quasi quotidianamente avvengono negli impianti nucleari di tutto il mondo, di cui quasi nessuno parla ma che causano danni alle persone ad all’ambiente nel lungo periodo, non fossero già sufficienti elementi di riflessione. Lo sono, eccome, per chiunque affronti l’argomento in buona fede. Come lo è del resto il problema della destinazione delle scorie radioattive.

L’articolo 41 della Costituzione della Repubblica così recita: 

“L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

Il Governo annunciando di voler riavviare un programma nucleare in Italia, ha già violato la Democrazia, perché ha dimostrato di non tenere in alcun conto la volontà popolare espressa con la consultazione referendaria del 1987. Se decidesse di mettere in pratica tale intenzione, violerebbe la Costituzione, poiché i fatti dimostrano che l’energia nucleare reca danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

I cittadini dispongono però di uno straordinario strumento per decidere quale futuro vogliono per Italia: il referendum che avrà luogo fra pochi mesi, attraverso il quale saremo chiamati ad esprimerci su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento.

E’ uno strumento di cui Berlusconi ed alleati hanno paura, ed è per questo che hanno fatto in modo che su di esso cadesse un silenzio mediatico quasi assoluto.

Come è per questo che, invece di accorpare la consultazione referendaria alle elezioni amministrative di aprile, il Governo ha stabilito di fissarne lo svolgimento per il mese di giugno, facendo spendere allo stato (quindi ai contribuenti) 400 milioni di euro in più. Stanno sprecando milioni di euro degli italiani, che avrebbero potuto essere destinati alla scuola pubblica, alla ricerca, alla cultura, all’ambiente, al lavoro, nel tentativo di disincentivare i cittadini ad andare a votare, sperando che il quorum non venga raggiunto ed il referendum venga annullato.

Il 16 marzo, in Parlamento, una proposta del Partito Democratico di tenere insieme le due votazioni è stata sconfitta per un solo voto, quello del Radicale Marco Beltrandi, che ha pensato di esprimersi a favore dei suoi “avversari” del Pdl (anche se è opportuno rilevare che sarebbe bastato che qualcuno dei 35 parlamentari dell’opposizione che sono risultati assenti fosse stato presente in aula, e il provvedimento sarebbe passato nonostante l’inaffidabile Radicale).

Il comportamento del Governo è vergognoso, disonesto, antidemocratico, cui tutti noi dobbiamo rispondere con fermezza e determinazione andando a votare SI.

Dobbiamo far capire a B., a chi lo spalleggia ed a chi non gli si oppone che l’Italia non vuole il nucleare, e che non è più disposta a subire le prepotenze e le prese in giro di una classe di despoti nemici di ogni forma di buon senso.

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