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ITALIA, DAL BACIAMANO ALLA GUERRA

marzo 21, 2011

Ci risiamo. L’Italia di nuovo coinvolta in una guerra, questa volta contro la Libia. Ancora una volta la politica e la diplomazia hanno fallito. O meglio, non ci hanno nemmeno provato. Questa guerra è stata cercata. Perché l’attacco occidentale alla Libia è stato deciso a tavolino dal Presidente francese Nicholas Sarkozy, desideroso di rifarsi un’immagine di leader internazionale forte, in previsione delle elezioni francesi cui manca poco più di un anno.

Abbiamo di fronte agli occhi altri esempi di Paesi dove il popolo si sta sollevando per conquistarsi la libertà. Perché nessuno però muove un dito per aiutare i ribelli del Bahrein contro i soldati sauditi che marciano a sostegno di un emiro colpevole di crimini contro gli oppositori, soprattutto sciiti? Perché nessuno fa niente per risolvere la situazione nello Yemen, dove il presidente sta reprimendo con la forza la rivolta degli studenti? 

La volontà “umanitaria” di aiutare i ribelli libici che lottano per la democrazia non c’entra nulla; c’entrano molto di più il petrolio ed il gas. 

Sono motivazioni meno nobili, per cui hanno bisogno di essere mascherate con richiami ad ideali più alti. Necessitano che l’emotività offuschi il giudizio dell’opinione pubblica. E allora, con enorme cinismo, quella che si è autodefinita la “coalizione dei volenterosi”, ha lasciato che Gheddafi recuperasse terreno sui ribelli. Ha fatto in modo che il mondo rimanesse inorridito dalle atrocità del rais nei confronti degli oppositori, lasciando che egli avesse campo libero fino quasi ad arrivare a schiacciarli. Poi, all’ultimo momento, la decisione di intervenire, e l’azione armata prospettata come l’unica soluzione possibile.

Peccato che siano quarant’anni che tutto il mondo sa che Gheddafi è un leader dispotico, sanguinario, squilibrato ed inaffidabile. Però fino all’altro giorno è stato trattato come un partner politico ed economico di primo piano. Berlusconi lo ha accolto in Italia con il baciamano, concedendogli onori e benefici, siglando con lui accordi internazionali che sono costati al nostro Paese miliardi di euro e l’umiliazione di fronte al mondo. Soprattutto sono costati la complicità con un criminale.

Il “Risorgimento” dei popoli nordafricani ed arabi deve essere sostenuto ed aiutato, perché rappresenta lo sforzo di milioni di persone per raggiungere la democrazia. Ma il metodo per aiutare la rivoluzione non può essere una pioggia di bombe occidentali. Ad andarci di mezzo saranno, come sempre, i civili. La politica e la diplomazia devono essere gli strumenti principali per la risoluzione delle controversie internazionali (come dice l’art. 11 della Costituzione), magari aiutate dal sequestro dei beni della famiglia Gheddafi all’estero (ricordiamoci delle quote azionarie di Fiat ed Unicredit, solo per citarne alcune).

Berlusconi, solo qualche mese fa, baciava le mani a Gheddafi

Fino a questo momento però, l’unico soggetto che stia cercando un approccio diplomatico è l’Unione Africana. L’Italia, ancora una volta, si è mostrata debole. Berlusconi, che in questi anni ha distrutto il prestigio internazionale del Paese, non ha fatto i salti di gioia di fronte alla prospettiva di un intervento militare, sia perché Silvio si è sempre comportato nei confronti del dittatore libico come un servo, sia perché probabilmente ha compreso che l’opinione pubblica italiana, già stanca della guerra in Afghanistan, non vede di buon occhio l’apertura di un nuovo fronte militare. Però, come sempre, non è stato in grado di assumere una posizione autorevole nei confronti degli altri Stati occidentali e così, invece di schierarsi al fianco della Germania, che ha deciso di non unirsi alla coalizione, ha subito la decisione del gruppo Francia, Gran Bretagna, USA.

Un blocco compatto di Paesi Nato non interventisti (uniti a Russia, Cina e Unione Africana) avrebbe potuto condizionare la scelta finale, dal momento che Stati Uniti e Gran Bretagna, provati dagli sforzi in Iraq e Afghanistan, probabilmente erano meno ansiosi di Sarkozy di avviare un’operazione bellica che è difficile prevedere quando potrà finire.

Ma Silvio all’estero viene considerato meno zero, e le conseguenze si vedono. L’unica cosa che il Presidente del Consiglio è in grado di fare, è usare le sue televisioni (compresa la Rai) per affannarsi a ripetere che Gheddafi è cattivo e deve essere fermato, e che l’Italia non corre il rischio di ripercussioni, perché la Libia non è in grado di attaccarla. Intanto però, un rimorchiatore italiano, l’Asso Ventidue, con otto nostri connazionali a bordo. è stato sequestrato a Tripoli.

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  1. Davide Tazzi permalink
    marzo 23, 2011 3:56 pm

    …Tutto vero!!
    Ma non dimentichiamoci di cosa stiamo parlando in fondo: cioè se salvare o meno (nel giro di poche ore) una ribellione libica che sta(-va?) rischiando di essere sterminata…
    Senza un intervento sarebbero già tutti morti. La “No Fly Zone”, di per sè, era inattaccabile.
    Ciò che preoccupa è la classica politica tipicamente occidentale colonialista e favorevole alle invasioni.

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