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L’AQUILA E IL VERSO DELLO SCIACALLO

aprile 6, 2011

A due anni dal terremoto che ha distrutto L’Aquila e il circondario, dovrebbe essere l’ora di fare qualche bilancio, sulla sistemazione delle persone senza casa e senza lavoro, sulle vicende giudiziarie sulle strutture crollate, sulla ricostruzione del centro storico, sulla gestione dell’emergenza e della disoccupazione, sulla disgregazione del tessuto sociale e sul disagio dei giovani , come quello degli anziani.

Questo succederebbe in un Paese normale. Questo ci si aspetterebbe da una Societa’ moderna e matura.
Ma siamo in Italia , il Paese dell’improvvisazione e della farsa, il Paese dove conta piu’ cio’ che appare di cio’ che e’, il Paese dove una sciagura per molti puo’ fare la ricchezza di pochi.


E’ il Paese dove un lontano osservatore delle vicende del Territorio e dei suoi abitanti puo’ permettersi il lusso di lasciare il compito dei bilanci a tutti gli altri e puo’ dedicarsi con tutta tranquillita’, sapendo di avere una mole smisurata di argomenti , all’ osservazione degli sciacalli e avvoltoi che si sono lanciati in questi due anni su un territorio che prima , agli occhi di chi ci viveva o ci tornava ogni tanto, appariva rassicurante e lontano dagli appetiti dei grandi predatori.

Eppure costoro avevano gia’ fatto visita alla Citta’, mischiando sabbia scadente al calcestruzzo del nuovo Ospedale crollato, o sottraendo pilastri previsti nei disegni della Casa dello Studente; subdolamente si erano gia’ infiltrati,  ponendo le premesse per una tragedia che tutti conosciamo.

A L’Aquila , mentre ancora delle persone si lamentavano sotto le macerie e gia’ si piangevano i morti, c’era chi si fregava le mani per il profumo di nuovi affari e imprevisti guadagni.
E c’era chi intravedeva una possibilita’ di immediata popolarita’, trasformando un inutile G8 in una passerella internazionale, promettendo una zona franca concessa poi a Pescara o case per tutti con un’immediata ricostruzione e posti di lavoro.

Molte Star internazionali a passeggio tra le rovine, mai viste queste facce quando la Citta’ era viva e bellissima, ognuno con la sua piccola raccolta di fondi che ben valeva un passaggio in TV; tanti politici, anche Aquilani, si sono offerti ai fotografi, passeggiando a braccetto con  Obama, il divino Signore del Mondo, tante promesse di adozioni di monumenti e di aiuto alle popolazioni, ma dagli Stati Uniti non si e’ancora visto un euro….pardon, un dollaro.

Come non parlare degli scandali dell’emergenza, cosi’ ben gestita da Bertolaso & Co, che tra un massaggio e l’altro allo Sport Village non trovo’ il tempo di controllare l’incredibile numero di wc chimici installati e mai utilizzati a 50 euro ciascuno al giorno.
Come del resto nessuno chiese mai un certificato antimafia alle varie ditte che senza gare di appalto fornirono ponteggi e nodi in noleggio per milioni di euro, per sostenere edifici abbandonati per anni alla pioggia, alla neve e alle intemperie.

Parlare del Progetto C.A.S.E. poi, significa aprire un capitolo smisurato , ditte del Nord Italia hanno costruito una pletora di quartieri satellite di cartongesso, creando un caotico Hinterland, dove non esiste spazio per il germoglio di un decente tessuto sociale per tutti i cittadini, ma in particolare per i giovani e gli anziani, in spregio a qualunque vincolo ambientale , ad un costo al metro quadro superiore a quello di una normale edificazione antisismica in qualunque contesto urbano.

Mani rapaci  si sono avvicendate sui resti di una citta’ devastata, ognuno ha preso il suo boccone e saziata la fame si e’ allontanato sapendo di non poter succhiare null’altro; soldi facili e veloci, improvvisazione e spettacolarizzazione sono andate a braccetto, tutto a beneficio di qualcuno, nell’incrocio tremendo di soldi , potere e propaganda.
Ma di latte da mungere ce ne deve essere ancora, se dopo due anni capita di imbattersi in spot propagandistici come quello del Programma “Forum”, in cui si declama che tutto e’ stato fatto, e se qualcosa non va e’ per colpa di una popolazione in piena decadenza morale, che mangia e beve gaudente alla faccia dello Stato e nel frattempo finge di piangere questuando ancora la carita’.

Un’ iconografia in cui squallore e menzogna si intrecciano in maniera indistricabile, ad uso e consumo di un Premier che deve recuperare  presso l’opinione pubblica una popolarita’ in caduta libera.

Tutto fa brodo e chi se ne frega se una citta’ muore, cio’ che conta e’ mantenere il potere e mandare avanti questo regime da telenovela brasiliana, il re siede sempre sul trono e la sua corte di nani e ballerine si guadagna l’indulgenza del signore distribuendo menzogne in pasto alla gente.

Sciacalli!

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