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ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2011: UN VOTO DI TESTA E DI CUORE

giugno 5, 2011

Il risultato delle elezioni amministrative appena trascorse consegna indubitabilmente una disfatta epocale del centrodestra, caratterizzata da un significativo arretramento della Lega Nord, e da un crollo verticale del Popolo della Libertà.

Altri dati abbastanza evidenti sono che né il Movimento 5 Stelle di Grillo, né il terzo polo (UDC , Futuro e Libertà per l’Italia di Fini e Alleanza per l’Italia di Rutelli) riescono a sfondare e che il centrosinistra vince pressoché ovunque.

I due risultati più eclatanti per quest’ultimo sono, ovviamente, Milano e Napoli, che rappresentano il punto di partenza per avviare una fase politica nuova in Italia.

Questo è vero sia per l’importanza delle due città, ma anche e soprattutto per lo scenario e le modalità con cui hanno avuto luogo queste due vittorie.

Milano è stata per anni il fulcro del berlusconismo, il terreno dove B. ha preparato e consolidato il suo regime fatto di legami palesi ed occulti fra politica e finanza.

Napoli è stata al centro dello scandalo dei rifiuti generato dalla gestione Bassolino, e dell’inganno della propaganda berlusconiana che prometteva soluzioni lampo davanti alle televisioni, e rifilava manganellate ai manifestanti a telecamere spente. 

In entrambi i casi, hanno vinto la chiarezza, le prese di posizione decise, i programmi fatti da proposte chiare costruiti sulla base di valori forti. Ha vinto la discontinuità con il passato e la partecipazione delle persone. Ha vinto la sinistra.

A Milano Giuliano Pisapia ha lavorato instancabilmente sul territorio, incontrando la gente, ascoltando quello che essa aveva da dire. E’ passato attraverso le primarie, che sono state primarie vere, e lui, il candidato della Federazione della Sinistra e di Sinistra Ecologia e Libertà (la sinistra radicale, come amano chiamarla quelli che non amano la sinistra, quasi che la radicalità delle posizioni fosse un difetto), ha battuto tutti gli altri. E gli altri, dopo questo esito, si sono messi al servizio della coalizione, e gli hanno dato una mano, come sempre dovrebbe essere e come purtroppo poco spesso accade. E alla fine ha vinto. Liberando la città dopo vent’anni di plumbeo dominio della destra. Il nuovo Consiglio Comunale sarà così composto: 20 seggi al Partito Democratico, 3 a Sel, 2 alla Lista Civica per Pisapia, 2 seggi alla Federazione della Sinistra, 1 a Italia dei Valori e 1 alla Lista Bonino Pannella, per un totale di 29 seggi. Al centrodestra vanno 17 seggi: 12 al Popolo della Libertà, 4 alla Lega Nord e 1 alla lista Milano al Centro. Il terzo polo e il Movimento 5 Stelle ottengono 1 seggio ciascuno.

Anche Luigi De Magistris ha compiuto uno sforzo immane in mezzo alla gente dei quartieri partenopei. Lui le primarie non ha potuto farle, perché non è stato trovato un accordo con Pd e Sel. Al primo turno è andato benissimo, ed ha trascinato il candidato del centrodestra Lettieri al ballottaggio. Pd e Sel hanno avuto il merito di comprendere l’importanza dell’unità, ed hanno fin da subito annunciato di sostenerlo anche senza accordi di apparentamento. De Magistris ha sbaragliato Lettieri con oltre il 60% di preferenze. L’Assemblea cittadina sarà ripartita in questo modo: 15 seggi all’Italia dei Valori, 8 alla Lista Civica Napoli è tua, 6 alla Federazione della Sinistra, 4 al Partito Democratico, 1 a Sinistra Ecologia e Libertà. Per la minoranza il Popolo della Libertà avrà 8 seggi, 2 l’UDC, 1 Liberi con Lettieri, 1 Fli, 1 Forza del Sud e 1 Noi Sud.

Festeggiamenti per la vittoria di Giuliano Pisapia a Milano

E’ stato un voto che ha privilegiato i programmi e le persone piuttosto che le tattiche e gli apparati di partito. I cittadini hanno dimostrato di essere nauseati da Berlusconi e dai suoi alleati, e hanno dato fiducia a chi ha saputo fornire loro un’idea diversa del fare politica, una prospettiva di rilancio, una speranza di liberazione. Ora la sinistra ha davanti a se un compito gravoso: risollevare il Paese, messo in ginocchio dal centrodestra, cominciando dalle città. E’ un compito che non può fallire, perché l’Italia ne ha un estremo bisogno, e perché la fiducia di così tante persone non può e non deve essere tradita.

E allora, il centrosinistra, deve trarre insegnamento dall’esito di queste elezioni, e fare diventare la propria regola quello che è successo a Milano e Napoli, e nelle altre realtà locali dove esso ha saputo proporre un progetto politico realmente alternativo a Berlusconi e soci.

Questi risultati sono la dimostrazione che il centrosinistra vince quando “fa il centrosinistra”, non quando rincorre i provvedimenti del centrodestra, o quando corteggia Fini e Casini.

L’errore più grave, ora, sarebbe allontanarsi nuovamente dal popolo, rinunciare al cambiamento, rinchiudersi nelle sedi di partito aspettando che il centrodestra si sgretoli da solo. Significherebbe dare modo al berlusconismo di camuffarsi in qualcos’altro e di seguitare ad insinuarsi in ogni ambito della vita civile. 

Se si vuole che oggi sia realmente l’inizio della fine del perverso sistema di potere che ha condizionato la vita italiana negli ultimi diciassette anni, occorre darsi da fare fin da subito per demolirlo, e creare un Italia diversa.

Il prossimo passo è il referendum del 12 e 13 giugno. Bisogna raggiungere il quorum e vincerlo. La nuova Italia passa da lì.

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