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LA LEGA E LA MESSINSCENA DI PONTIDA

giugno 20, 2011

Ieri, domenica 19 giugno, è andato in scena il tanto atteso raduno leghista di Pontida, e bisogna dire che il copione è stato pienamente rispettato: personaggi folkloristici in camicia verde che blateravano, urlavano slogan secessionisti esibendo un italiano spesso stentato.

E giù dal palco più o meno lo stesso.

Mario Borghezio

Chi si fosse illuso che i dirigenti del carroccio, intimoriti dal malumore della loro base, sempre più insoddisfatta dell’operato del Governo, avrebbero preso una posizione dura contro Berlusconi, arrivando magari a far cadere l’Esecutivo, è dovuto tornare alla realtà.

E la realtà dice che a Bossi ed ai suoi stare seduti sulle poltrone dei ministeri romani piace eccome, e non hanno nessuna intenzione di alzarsi.

Bossi sa bene che lui e Berlusconi hanno bisogno l’uno dell’altro quindi sa di non poter fare sgambetti al Cavaliere senza cadere inevitabilmente a sua volta.

E così a Pontida ha messo in scena l’ennesima commedia. Lui e i suoi fedelissimi hanno sbraitato, hanno propinato al pubblico il solito miscuglio di demagogia e populismo razzista-secessionista, hanno raccontato qualche bugia, ma si sono guardati bene dal rompere con il Pdl.

Il bello è che il popolo di Pontida se l’è bevuta, e se n’è andato a casa convinto che i propri paladini dal giorno dopo prenderanno a calci negli stinchi Silvio ed i suoi per valere le ragioni del Nord.

Resta da vedere se il resto dell’elettorato del carroccio, che ieri non era sul pratone a sorbirsi l’odore delle salamelle e le fandonie dei leader, si accontenterà di vedere spiegati tutti i fallimenti del Governo indicando il ministro Tremonti, (fino a ieri il preferito dei leghisti), come capro espiatorio e di vedere indicata come ricetta per uscire dalla crisi la riforma fiscale e lo spostamento di tre o quattro ministeri a Monza.

A parte il fatto che la riforma della fiscalità proposta dal centrodestra, si preannuncia come l’ennesimo favore a chi soldi ce li ha, a discapito di chi non li ha e le tasse le paga fino all’ultimo; a parte il fatto che il trasferimento dei ministeri al nord stride in modo evidente con il presunto antistatalismo della Lega (ma a Pontida si sono anche visti striscioni che parlavano di abolizione delle Province, quando è a tutti noto che la Provincia di Monza e Brianza, immobile e piena di problemi, è stata voluta proprio dalla Lega), a parte il fatto che tale trasferimento è assolutamente irrealizzabile, sono così sicuri, i dirigenti leghisti, che bastino queste baggianate a recuperare i voti che hanno perso alle ultime elezioni amministrative e la batosta del referendum?

Evidentemente fra le camice verdi le idee scarseggiano più del solito.

 

 

 

 

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