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NO TAV: UNA POPOLAZIONE IN LOTTA PER DIFENDERE IL PROPRIO FUTURO, E LA DEMOCRAZIA

giugno 27, 2011

Alla fine il Governo ce l’ha fatta a smantellare il presidio Non Tav a Chiomonte, ma per farlo ha dovuto utilizzare uno spiegamento di forze composto di 2000 uomini fra poliziotti e carabinieri, ed un uso della forza bruta totalmente gratuito ed ingiustificato.

Erano giorni che lo stesso ministro dell’interno Maroni lavorava per far salire la tensione, prima con dichiarazioni che annunciavano il pugno di ferro, poi con l’invio di un piccolo esercito in Val Susa ed infine, questa mattina, con l’assalto delle ruspe ed i manganelli delle “forze dell’ordine”, che non si sono accontentati di forzare il blocco e sfasciare il campo, hanno sottoposto i manifestanti ad un massiccio lancio di lacrimogeni inutile e pericoloso (trovandosi in mezzo ai boschi avrebbero potuto causare un incendio) e li hanno inseguiti per i boschi, come cani rabbiosi dietro ad una lepre.

Uomini e donne, anche di età avanzata, costretti a fuggire lungo i pendii, braccati come criminali, loro che hanno l’unica colpa di voler difendere il loro territorio da un disastro ambientale, la Tav, che tutti i dati e le cifre indicano essere una colossale speculazione pagata con i soldi dei cittadini.

Cerchiamo di spiegare in modo breve ed efficace che cos’è la Tav. La nuova linea ferroviaria ad alta velocità (la sigla Tav significa Treno ad alta velocità) Torino – Lione è una grande infrastruttura che viene presentata dai promotori come indispensabile per evitare che il Paese rimanga tagliato fuori dai traffici commerciali con l’Europa, e necessaria per spostare il traffico merci dalla gomma alla rotaia, e quindi ridurre il traffico autostradale e l’inquinamento.

Per quanto concerne il primo punto, la propaganda dei gruppi di interesse favorevoli alla realizzazione della Tav ha cercato di far credere all’opinione pubblica che la Val di Susa sia un’insormontabile barriera naturale che isola l’Italia dal resto del continente. In realtà essa è già percorsa, oltre che da un’autostrada, dalla linea ferroviaria internazionale a doppio binario che utilizza il tunnel del Frejus. Tale arteria ferroviaria è attualmente molto sottoutilizzata rispetto alle sue potenzialità di trasporto merci e passeggeri, ne consegue che la prima cosa da fare sarebbe quella di riqualificare ed utilizzare al meglio la rete esistente , anziché progettare una maxi opera che costerà ai contribuenti italiani circa 16-17 miliardi di euro. A questo si deve aggiungere il fatto che i dati sul traffico merci ferroviario sulla tratta Torino – Lione negli ultimi anni è stato in constante calo, e non vi sono motivazioni che inducano a pensare che possa aumentare nei prossimi anni. Da questo deriva che la Tav sarebbe in costante passivo e non riuscirebbe a ripagare gli investimenti iniziali.

Per quanto riguarda gli aspetti ambientali, è vero che il trasporto ferroviario è meno inquinante rispetto a quello su asfalto. Questo però avviene, anche in questo caso, se si utilizzano e si migliorano le infrastrutture esistenti. In base a calcoli eseguiti dall’Università di Siena e dall’Università della California, se, come nel caso del progetto della Tav, si intende realizzare una nuova rete, che comprende oltre 70 chilometri di gallerie in mezzo alle montagne, dieci anni di cantiere con un movimento di mezzi pesanti pari a decine di migliaia di viaggi, rifiuti e materiali di scavo da smaltire, migliaia di tonnellate di cemento, si ha che il consumo di materie prime ed energia (e le conseguenti emissioni inquinanti in atmosfera), sia per la costruzione che per il mantenimento in esercizio una volta ultimata, è superiore a quello che si risparmierebbe trasferendo il traffico merci da gomma a rotaia.

Risulta allora evidente che dalla realizzazione della Tav si avrebbero molti più danni che benefici.

Quella di oggi è stata l’ennesima espressione della volontà di repressione di questo Governo prepotente ed antimocratico, che è in grado di far valere le proprie ragioni solo rifilando bastonate a chi gli si oppone.

Il movimento No Tav non si ferma; fin dai primi momenti successivi alla forzatura del blocco ad opera della polizia, su internet e su Radio Balckout, emittente vicina al movimento No Tav, si susseguono gli appelli a radunarsi al blocco all’altezza di Sant’Ambrogio (To); poco prima delle 13.00 esponenti No Tav hanno occupato il municipio di Chiomonte; si sono verificati scioperi spontanei in numerose fabbriche metalmeccaniche della Valle; inoltre stanno moltiplicandosi in tutta Italia i presidi di solidarietà ai manifestanti valsusini.

Noi parleremo di questo tema il prossimo 12 luglio alle 21.00, presso la Festa di Liberazione all’Area delle Feste di via A. Moro ang. Via S. Giovanni Bosco a Brugherio nel corso del dibattito: “Val di Susa – NO TAV: una popolazione in lotta”.

Occorre diffondere il più possibile le informazioni in merito a questo nuovo attacco alla democrazia, che ricorda da vicino quanto successo in occasione del G8 di Genova, ed è frutto della stessa strategia di soffocamento e di criminalizzazione del dissenso che ha come scopo quello di imbavagliare ogni voce libera.

Maroni è riuscito a sgomberare Chiomonte, ma ha tutt’altro che vinto; ha solo dimostrato una volta di più la debolezza delle idee di Berlusconi e dei suoi alleati, e la loro volontà di opprimere, e reprimere. La Val Susa rimane contraria alla Tav. Ogni italiano che abbia a cuore la libertà ed i diritti, oltre che il rispetto dell’ambiente e della saluta delle persone, dovrebbe schierarsi con la Valle. Perché la battaglia contro la Tav non riguarda solo la Val Susa; essa è una di quelle grandi lotte che ci riguarda tutti in quanto appartenenti ad una comunità democratica.

 

 

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