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SIAMO UN PAESE ALL’INCONTRARIO

settembre 2, 2011

Alla fine, dopo anni trascorsi prima a negare che esista una crisi economica mondiale e poi a dire che la crisi esiste ma non coinvolge l’Italia, i mezzi di comunicazione e la classe politica del nostro Paese sono arrivati ad ammettere che anche l’Italia ne è toccata in modo pesante.

Non potevano più negare l’evidenza di fronte ad una società dove i poveri aumentano sempre di più, le aziende chiudono, la disoccupazione aumenta, gli investimenti calano.

Ma, nemmeno in questa condizione di emergenza ormai chiara a tutti, da parte del Governo è giunta una risposta che possa in qualche modo difendere gli interessi della collettività ed aiutare il Paese.

Per uscire da questa situazione, la soluzione che dovrebbe essere attuata dovrebbe è quella di realizzare interventi strutturali, cercando di recuperare i soldi dove ci sono (cioè presso i grandi capitali, gli speculatori finanziari e immobiliari e le banche) ed agendo con decisione nei confronti dei grandi evasori fiscali.

Ma l’Italia è un Paese che va all’incontrario, e ciò che sarebbe impensabile in qualunque altro posto, qui diventa la regola.

Qui è il posto dove i multimilionari calciatori possono minacciare uno sciopero perché non vogliono vedere intaccati i loro privilegi, e questo non fa scandalizzare nessun ministro, mentre gli stessi inveiscono al solo sentire nominare lo sciopero generale indetto dai lavoratori “normali” per settembre.

E’ anche il posto dove il presidente di Confindustria Marcegaglia pretende che a pagare la crisi siano i lavoratori e si permette di affermare che non vuole pagare nuove tasse, mentre sono ormai di dominio pubblico gli innumerevoli stratagemmi attraverso cui ella ha trasferito capitali all’estero proprio per sfuggire al fisco.

E’ il posto dove il conflitto di interesse è stato legittimato dal presidente del Consiglio.

E’ il posto dove ai cittadini viene continuamente ripetuto che per rilanciare l’economia bisogna aumentare i consumi, quando chiunque con un minimo di percezione della realtà e di buonsenso capirebbe che una continua crescita dei consumi è distruttiva ed insostenibile perché le risorse sono limitate, e che quindi la soluzione del problema si trova negli investimenti nella ricerca e sviluppo di tecnologie innovative, nel risparmio e nell’efficienza energetica, nella scuola e nell’università, al fine di creare un economia moderna e sostenibile.

E’ il posto dove gli industriali, invece di investire nelle proprie aziende, vogliono affrontare la crisi economica riducendo i diritti dei lavoratori, aumentando il livello di precarietà e la possibilità di licenziare con facilità, per tenere i dipendenti sotto costante ricatto.

E’ il posto dove i politici che quando entrano in carica giurano sulla Costituzione, poi non perdono occasione di disattendere i suoi dettami, di offenderla, di calpestarla, di cercare di cambiarla in peggio, per renderla a loro più gradita.

E’ il posto dove esiste un diffuso dissesto idrogeologico, dove gli speculatori distruggono ogni anno milioni di metri quadrati di territorio con la cementificazione, dove le norme antisismiche in edilizia non vengono rispettate, producendo tragedie come quelle dell’Aquila, eppure il Governo invece di occuparsi di queste questioni spreca miliardi di euro in progetti dannosi come il ponte sullo stretto di Messina e la TAV.

E’ il posto dove i partiti della maggioranza di centrodestra hanno impaurito i cittadini convincendoli di trovarsi in una condizione di emergenza per la sicurezza, e poi il Presidente del Consiglio Berlusconi, per cercare di salvarsi dai tanti processi in cui risulta imputato, lancia continui attacchi ai magistrati generando un inaccettabile clima di conflitto fra poteri dello Stato.

E’ un posto dove veramente tutto va all’incontrario.

E infatti la “casta” di politici irresponsabili e di lobbies senza scrupoli che guida l’Italia non ha voluto ridurre i propri privilegi nemmeno in questa occasione. Il risultato è che la manovra economica su cui Pdl e Lega Nord hanno trovato in questi giorni l’accordo si scarica sulle classi basse e medie, lasciando intoccati i ricchi e gli speculatori. Si ripercuote sugli Enti Locali, che vedranno tagliate le proprie risorse e saranno costretti ad aumentare le spese a carico dei cittadini.

In questa quarta versione della manovra economica viene eliminato il “contributo di solidarietà” che avrebbe fatto pagare più tasse ai redditi sopra i 90.000 euro (un regalino ai calciatori in sciopero?), ma in compenso avrebbero voluto toccare le pensioni (mentre la Lega abbaiava che non avrebbe mai permesso una cosa del genere), salvo poi scoprire che il provvedimento sarebbe risultato incostituzionale e quindi non si può fare; inoltre spunta la presa in giro dell’abolizione di tutte le province e della riduzione dei parlamentari da realizzare a seguito di una legge costituzionale: come dire che la riduzione dei costi della politica non si farà mai, e non hanno il coraggio di spiegarlo agli italiani.

I conti di questa manovra sono sballati, e la maggioranza non ha né le idee, né la capacità di riassestarli e di recuperare tutti i 45 miliardi di euro previsti. Il risultato sarà, nonostante oggi il Governo ancora lo neghi, aumento dell’IVA e condoni fiscali. Provvedimenti iniqui ed ingiusti.

Le lobbies che appoggiano i nostri governanti pretendono di affrontare la crisi senza subire danni, facendone pagare i costi alla maggioranza della popolazione, quella composta da chi non appartiene ai ristretti circoli del potere. E le decisioni oltretutto, spesso vengono prese lontano.

Purtroppo il Governo Berlusconi, preso com’è dalla volontà di sopravvivere e rimanere ancorato al potere in Italia, ha rinunciato a qualunque tentativo di esercitare un ruolo nella politica europea, ed è totalmente piegato alla volontà di Germania e Francia, vere padrone del continente.

Forse è il giunto il momento che, come altrove, anche in Italia la gente scenda in piazza per difendere i propri diritti. Altrimenti, ci toccherà pagare la crisi.

 

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