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PIANO SCUOLA 2011-2012: LA SCUOLA UMILIATA E OFFESA

ottobre 7, 2011

Ci fa male, ci fa davvero male parlare di scuola in questo periodo.

Dopo gli attacchi che l’istruzione pubblica ha subito dal Governo Berlusconi e dopo il modo in cui l’ha trattata la maggioranza di questo Comune, ci risulta difficile tenere a freno l’indignazione.

Abbiamo aspettato un po’; le scuole ormai sono cominciate da qualche settimana, e ancora non ci capacitiamo, ancora soffriamo davanti allo scempio.

Il 23 settembre il Consiglio Comunale ha approvato, con il soli voti della maggioranza di centrodestra, il Piano per il diritto allo studio 2011/2012, che non ha fatto altro che confermare il senso di rabbia che ci attraversa quando vediamo in quali irresponsabili mani si trovi l’istruzione nella nostra città.

Il Piano scuola è malfatto già a partire dalla sua introduzione, priva di qualunque contestualizzazione e di qualunque reale aggancio con la situazione brugherese. Si tratta di un documento senza una vera linea politica, basato su slogan più che su strategie. Il disamore verso la scuola pubblica si percepisce chiaramente oltre che dalle parole spese, dal fatto che risulta scopiazzato (a tratti proprio copiato di sana pianta, cosa peraltro denunciata in consiglio comunale) dal testo “La corresponsabilità educativa fra docenti e genitori” di Luigi Pati, docente universitario presso la sede bresciana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. LA NOSTRA ASSESSORA NON SI E’ PRESA NEANCHE LA BRIGA DI SCRIVERE DUE RIGHE DI TESTA SUA e questo la dice lunga sul suo interesse e la sua preparazione circa le problematiche della scuola pubblica brugherese.

Si tratta anche di un documento iniquo che, anche in una situazione di crisi economica come quella in cui ci troviamo, elargisce contributi a pioggia alle scuole private locali, senza pretendere di intervenire su progetti, e lascia quelle pubbliche senza il necessario per far fronte all’ordinario.

Rimane ferma anche l’edilizia scolastica; non sarà realizzato l’ampliamento della scuola Manzoni né la costruzione della nuova scuola media e di quella superiore (le prime due di competenza del Comune, l’ultima di competenza della Provincia di Monza e Brianza).

Viene confermata la tradizione, inaugurata dal precedente Assessore all’Istruzione, di predisporre il Piano Scuola senza consultare le Commissioni preposte, gli insegnanti, le famiglie, gli studenti, nonostante l’Assessore si spenda moltissimo per far credere il contrario. In realtà i suggerimenti accolti sono solo quelli provenienti da vari personaggi che si presentano nel suo ufficio quali piazzisti di progetti o da interlocutori amici della sua parte politica.

Il risultato è un Piano scollegato dalla realtà, costituito da un elenco di progetti senza una reale finalità pedagogica, senza una linea educativa, senza un raccordo con la programmazione delle attività degli insegnanti, molti dei progetti per cui è previsto uno stanziamento, sono così distanti dalla programmazione didattica da risultare quasi certo che non vengano attivati (come ad esempio il progetto sulla paleontologia).

Il Piano Scuola è stato trasformato in un claderone dove vengono inseriti progetti di ogni tipo, senza logica o criterio

Il sospetto è che, come l’anno scorso, lo scopo di questo elenco eterogeneo di proposte sia quello di nascondere, dietro alla quantità, la scarsa qualità complessiva dell’operato dell’Amministrazione, riservandosi la possibilità, fra qualche mese, di utilizzare i fondi non utilizzati per pagare altre spese, che magari con la scuola non hanno nulla a che vedere.

Un po’ come dire: “Ti stanzio i fondi per 100 progetti così faccio bella figura, tanto so già che 80 di questi non li attiverai, così fra un po’ di tempo farò una variazione al bilancio per poter spendere quei soldi per le cose che veramente mi interessano”.

In questo senso i 95.000 euro destinati come fondo di riserva danno molto da pensare.

Per contro poi, vengono bocciati interventi utili che riscuotono l’apprezzamento dei genitori, oltre che degli alunni, come il piedibus e il bicibus. L’argomentazione bizzarra con cui l’Assessore Benzi motiva tale scelta è quella che non le sembra giusto affidare a degli “estranei” (??) la vigilanza sui bambini nel percorso casa-scuola. A parte il fatto che il piedibus ed il bicibus sono attività collaudate con successo in molti comuni (e non vengono affidate al primo “estraneo” che passa), tale affermazione risulta in netto contrasto con l’intenzione, espressa sempre dall’Assessore all’Istruzione, di usufruire dei servizi offerti dalla Banca del Tempo (che basa la propria attività su volontari, e quindi persone comunque sconosciute ai genitori, che mettono a disposizione le proprie competenze, per una parte del proprio tempo libero, a beneficio di un utente, in questo caso la scuola).

Il Pdl, in Consiglio, ha magnificato questo Piano Scuola e l’Assessore che lo ha presentato. Ha difeso un documento indifendibile e lo ha votato (abbandonando l’aula subito dopo, a causa dei litigi all’intrerno della maggioranza) pur di non ammettere l’inesistenza dell’operato amministrativo dei propri esponenti in Giunta. Un’operazione di immagine.

Se il Piano per il Diritto allo Studio fosse stato presentato da un Assessore della Lega Nord, il Pdl avrebbe aspettato di approvarlo prima di abbandonare l’aula? Probabilmente no. Il voto favorevole al Piano non è stato un voto convinto, ma un puro e semplice voto di partito. L’umiliazione della scuola ha raggiunto livelli mai visti. La scuola è diventata terreno di ripicche fra partiti.

E’ giunto il momento per chi ha a cuore la scuola di agire; non basta stare chiusi nelle classi e fare i salti mortali per andare avanti. E’ ora di sfatare la credenza che le spese vanno tagliate. Ci sono spese che non è possibile tagliare, una di queste è la scuola pubblica: la base della nostra società!

I soldi ci sono vanno solo spesi meglio.

In questo momento la scuola ha bisogno di servizi di base per andare avanti, gli orpelli e gli optional lasciamoli per quando ci saranno tempi di vacche grasse, ora dobbiamo dire a gran voce che bisogna preservare il diritto allo studio investendo risorse per garantire i servizi scolastici prioritari

I cittadini devono sapere che le cose per la scuola vanno male, che le tasse aumentano e i servizi diminuiscono; devono sapere che questa situazione risponde ad un disegno preciso che parte dal Governo Berlusconi ed arriva fino ai Comuni ed è finalizzato a cancellare la scuola pubblica, che per definizione è gratuita, libera e imparziale, a beneficio di quella privata, che invece risponde alle esigenze di un padrone, che pretende una qualche forma di guadagno.

Per questo motivo ci uniamo idealmente e fattivamente allo sciopero di oggi 7 e domani 8 ottobre, che ha portato in piazza in 70 città italiane tutte le componenti del mondo della scuola per dire basta al Ministro Gelmini ed alle politiche depressive e regressive del Governo.

 

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