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15 OTTOBRE: CONDANNARE LA VIOLENZA, MA ANCHE FARE UNA SERIA ANALISI DEI FATTI

ottobre 17, 2011

Lo sciacallaggio mediatico che i media stanno applicando ai fatti di sabato 15 ottobre a Roma suscita il voltastomaco, e rende chiaro ed esplicito come tutto faccia parte di una precisa strategia con cui gli indignados, il Coordinamento 15 ottobre che ha organizzato la manifestazione ed i vari movimenti e cittadini scesi in piazza non c’entrino assolutamente nulla.

Oltre i forti sospetti che, come già avvenuto a Genova nel 2001, negli scontri vi sia una regia ad opera di apparati dello Stato, vi è la certezza che Berlusconi e tutto il sistema che su di lui (finché rimarrà aggrappato alla poltrona di Palazzo Chigi) si regge stia approfittando degli eventi per criminalizzare chiunque si dimostri antagonista di questo regime corrotto, incapace e decadente.

Le tv ed i giornali riportano atti d’accusa contro i black bloc, lasciando intendere che essi siano parte del movimento di protesta; e vai col fango contro i centri sociali, contro i movimenti, contro la sinistra, contro il dissenso.

Con questo modo di procedere stanno cercando di fare di tutta un erba un fascio e di oscurare i motivi che hanno portato in piazza a protestare pacificamente più di 500.000 persone.

Stanno cercando di far credere all’opinione pubblica che quei 500.000 manifestanti siano i responsabili (morali se non materiali) dei disordini. Stanno cercando di inculcare nella testa dei cittadini che le “brave persone” non scendono in strada a protestare, ma se ne stanno buone e zitte a casa.

Invece è proprio oggi, all’indomani dei brutti fatti occorsi nelle capitale, che dobbiamo ribadire con forza e decisione che le BRAVE PERSONE lottano per i loro diritti, come hanno fatto i 500.000 indignati a Roma, che sono le VITTIME dei gesti di qualche centinaio di teppisti addestrati ad arte ad impedire che la manifestazione si svolgesse secondo i programmi.

Sulla rete si stanno moltiplicando le segnalazioni per portare all’identificazione dei black bloc, sia di quelli giovani e incappucciati che tiravano pietre e spaccavano vetrine, che di quelli adulti, a volto scoperto, che davano i segnali e orchestravano i disordini. Spuntano i riferimenti a qualche esponente dei centri sociali (un assoluta minoranza rispetto ad una realtà fatta da ben altri valori), ma anche al tifo da stadio ed a gruppi violenti di varia natura.

La protesta pacifica degli indignados deve continuare, perché le ragioni sono sacrosante e non possono venire cancellate da qualche gruppo di infiltrati.

Chi ha a cuore queste ragioni ed i valori su cui si basano vuole fermamente che tali delinquenti vengano identificati, arrestati e puniti.

Chi invece ha osteggiato la manifestazione forse non può dire lo stesso, dal momento che citando il blog di Alessandro Giglioli sul sito de L’Espresso:

“Durante la mattinata di domenica 16 ottobre un’ascoltatrice ha telefonato in diretta a Radio Padania parlando della manifestazione del giorno prima a Roma e dicendo: «Si ha paura che scappa il morto? Io questo non lo capisco, non ce ne frega niente che scappa il morto». Il conduttore di turno, Alfredo Lissoni, gli ha risposto con noncuranza: «Lei ha ragione».”

Ricordiamo che Radio Padania fa riferimento al partito politico cui appartiene il Ministro dell’Interno Maroni, responsabile della sicurezza in occasione della manifestazione.

Il Ministro però non si è dissociato da quanto trasmesso dalla radio del suo Partito. Questo fatto è grave, e la dice lunga sul livello di democrazia che caratterizza il nostro Governo.

A queste considerazioni si vanno ad aggiungere le critiche che da più parti sono giunte all’indirizzo dei vertici della Polizia e del Ministero dell’interno in merito alla gestione della sicurezza della manifestazione. I poliziotti presenti erano pochi (si è preferito dirottarli allo stadio), quindi senza reali possibilità di prevenire il rischio di incedenti; inoltre, mentre normalmente viene impedito il parcheggio delle automobili nelle vie dove si svolgono i cortei, sabato le vie erano disseminate di auto in sosta. Sembra quasi che si sia voluto creare le condizioni per agevolare lo scoppio di disordini. Che sia stata premeditazione o semplice incompetenza, appare chiaro che con questo comportamento i responsabili della pubblica sicurezza hanno messo a repentaglio l’incolumità dei partecipanti alla manifestazione, dei cittadini di Roma e degli stessi agenti delle forze di polizia.

C’è da chiedersi se Maroni avrebbe agito allo stesso modo se in piazza, anziché gli indignados, fossero scesi quei milioni di persone di cui parlava Berlusconi nel 2009, al telefono con quello che oggi è il latitante Lavitola, quando diceva di voler “fare la rivoluzione”, di “assediare” il Palazzo di Giustizia di Milano e la sede di Repubblica.

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