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DISSESTO IDROGEOLOGICO: SMETTIAMO DI CHIAMARLA EMERGENZA

ottobre 27, 2011

Ancora una volta in Italia si registrano danni e vittime a causa del maltempo; ancora una volta si assiste alla quotidiana opera di disinformazione da parte di giornali e televisioni, che si limitano a descrivere gli eventi, classificandoli come “emergenza maltempo”: una sorta di fatalità imprevedibile che si abbatte sul Paese e provoca delle conseguenze imprevedibili.

Ebbene invece dobbiamo avere tutti chiaro che questa situazione non è un’emergenza, né una circostanza imprevedibile che accade casualmente senza che sia colpa di nessuno.

I danni alle cose, le vittime umane ed animali, i feriti, i dispersi, i disagi subiti dagli abitanti di intere Regioni nel corso di questi anni hanno due cause precise ed identificabili: il dissesto idrogeologico ed il cambiamento climatico.

Ed entrambi questi fenomeni hanno un colpevole preciso: un uso sconsiderato del territorio e delle risorse da parte degli esseri umani.

Come ha recentemente dichiarato il geologo Mario Tozzi in un intervista a “Il Fatto Quotidiano”: “La quantità d’acqua che prima cadeva in un mese, oggi cade in un’ora. E questo è uno dei principali effetti dell’innalzamento della temperatura terrestre, perché l’aria è più calda e l’energia termica che viene sprigionata è maggiore. E questo è un fatto, non un’opinione”.

Nonostante qualche politico irresponsabile (come ad esempio Marcello Dell’Utri, Adriana Poli Bortone, Antonio D’Alì) si ostinino ad affermare che questi fatti siano causati da non meglio precisati eventi astronomici, la grande maggioranza della comunità scientifica è concorde nell’affermare che il cambiamento climatico è generato dall’inquinamento atmosferico (i cosiddetti gas-serra) prodotti da molte attività antropiche (uso di combustibili fossili, allevamenti zootecnici etc.)

A questi eventi atmosferici estremi si aggiunge la cementificazione del territorio, che negli ultimi 50 anni in Italia è cresciuta enormemente, soprattutto a causa della speculazione edilizia favorita dell’incapacità di chi ha amministrato il territorio, diventando un vero e proprio disastro ambientale.

Fonte Ispra. Comuni con aree a potenziale rischio idrogeologico più alto e superficie interessata dal dissesto (dati forniti dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio, 2003) http://www.ecozoom.tv/blog

Più edifici e più strade, spesso realizzati in modo disordinato e senza una pianificazione attenta vogliono dire aumentare il rischio che vi siano persone esposte a pericoli idrogeologici; vogliono dire meno suolo libero che possa assorbire l’acqua piovana; vogliono dire meno alberi, quindi meno radici che trattengano il fango; vogliono dire superfici più lisce dove l’acqua scorre più veloce e può fare più danni.

Questa situazione non è nata oggi. E’ dagli anni ’60 che gli eventi franosi, le inondazioni, le alluvioni in Italia si ripetono con frequenza sempre maggiore.

Basta pensare al fatto che sono sufficienti tre giorni di pioggia a Milano per far sì che il Seveso esondi ed il Lambro arrivi quasi al livello limite.

Bastano qualche ora di intemperie e la metropolitana di Roma si allaga. Gli esempi potrebbero continuare numerose.

Un Paese in queste condizioni necessiterebbe di una seria pianificazione finalizzata al riassesto ambientale, in modo da mettere in sicurezza persone, animali e cose attraverso una seria opera di manutenzione e rinaturalizzazione di ampie zone di territorio.

Invece il Governo stanzia miliardi di euro per investimenti dannosi come la Tav, o i tanti progetti di tangenziali, pedemontane, superstrade che costellano ogni parte d’Italia (per non parlare del ponte sullo stretto di Messina, per cui pare che oggi siano stati cancellati i finanziamenti); non fa nulla per combattere la cementificazione, per ridurre l’inquinamento atmosferico o sviluppare le fonti energetiche rinnovabili e l’efficienza energetica (che sono il modo migliore per ridurre l’effetto serra e contrastare il climate change).

E’ inaccettabile che in Italia, a differenza di quanto avviene in altre nazioni più evolute, l’Ambiente sia ancora considerata dalla maggior parte dei politici come una materia “facoltativa”, qualcosa di cui ci si occupa saltuariamente se c’è il tempo e ci sono i soldi. Qualcosa a cui non si dedicano risorse, ed a cui anzi vengono tolte non appena c’è qualche taglio di spesa da fare. L’Ambiente è tutto ciò che ci circonda, è legato in modo indissolubile ad ogni ambito della società, all’economia, a come viviamo, a come lavoriamo, al nostro benessere. E’ ciò di cui tutti abbiamo l’obbligo di avere cura.

Sempre sul “Fatto Quotidiano”, il metereologo Luca Mercalli dice: “Sono nato il 4
novembre del 1966, il giorno dell’alluvione di Firenze. Anche allora ci si fece trovare impreparati. Quarantacinque anni dopo non è cambiato niente. Si piange e si contano i morti quando piove e si fa finta di niente quando torna il sole”

Sta a noi cittadini smettere di fare finta di niente. Se chi governa (sia esso alla guida dello Stato, di una Regione, di una Provincia o di un Comune), non è capace di difendere l’ambiente, e quindi la salute delle persone, dobbiamo essere noi a pretendere che lo faccia.

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