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EMERGENZA GAS, LA PAURA DI RIMANERE AL FREDDO

febbraio 8, 2012

Il grande freddo di questi giorni sta causando, come tutti sappiamo, grandi problemi, tra i quali rientra anche la riduzione della fornitura di gas naturale da parte della Russia nei confronti di alcuni Paesi europei (Italia, Austria, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria, Romania e Grecia).

Ufficialmente il motivo è che, a causa delle temperature particolarmente rigide, il monopolista russo del gas (Gazprom) deve ridurre le esportazioni per far fronte alla richiesta interna.

Il primo ministro russo Putin ha colto l’occasione per criticare l’Unione Europea per la carenza di infrastrutture, e sollecitare la realizzazione di nuovi gasdotti, a cui la Russia tiene molto.

Il vicepresidente della Commissione europea, il pidiellino Antonio Tajani ha dichiarato. “Sul problema dell’approvvigionamento del gas all’Italia bisogna dire la verità senza fare dell’allarmismo, ma mi sembra che ora sulla scelta del nucleare una riflessione vada fatta.”

Stefano Saglia, parlamentare del Pdl ha parlato anche lui con rimpianto di rinuncia al nucleare, e di necessità di “aumentare la capacità di stoccaggio, [ … ] consentire l’estrazione di gas nei nostri mari”.

La Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia si è detta “preoccupata”.

In Italia il comitato di crisi per il gas ha attivato la “fase di emergenza”, che prevede la riduzione delle forniture alle aziende che abbiano contratti di tipo interrompibile (che cioè pagano una bolletta ridotta, a fronte della possibilità di avere meno gas in caso di riduzione della disponibilità di quest’ultimo).

In realtà, sembrerebbe che la situazione non sia così grave, perché gli stoccaggi di gas attualmente disponibili dovrebbero essere più che sufficienti, senza contare che c’è la possibilità di aumentare i quantitativi acquistati da Libia e Algeria.

Il fatto che sui mezzi di comunicazione di massa si usino toni gravi è dovuto al fatto che gli interessi in gioco nel mercato dell’energia sono colossali, e che a più di un soggetto conviene fare di questi avvenimenti un “caso”. I soggetti in questione sono quelli che, per vari motivi, sono interessati ad aumentare il numero delle infrastrutture legate all’energia; ed a mettere le mani sui milioni e milioni di euro che gireranno per gli appalti di costruzione e per i contratti di vendita del gas. Sono le lobby delle grandi opere e degli idrocarburi, quelle che sfruttano ogni occasione per spingere alla costruzione di nuove centrali energetiche, magari a carbone. Berlusconi e Putin sono fra questi (anche se non sono ovviamente i soli).

Il richiamo al nucleare esercitato da alcuni politici, non è casuale; esso equivale a dire agli italiani: “avete voluto abolire l’energia atomica in Italia, almeno fateci costruire nuovi impianti a gas, a carbone, e ad ad olio combustibile altrimenti non lamentatevi quando arrivano le emergenze.”

Nessuna distinzione viene fatta fra usi termici (riscaldamento) ed elettrici. Poco importa che in questo momento a preoccupare maggiormente i cittadini sia la paura di rimanere senza riscaldamento nelle case (e che quindi il nucleare non c’entri nulla). L’importante è mettere tutto nel calderone per creare nella popolazione la sensazione di essere in costante rischio di rimanere senza energia.

A diffondere questa disinformazione sono i nemici della green economy che cercano mantenere l’Italia ancorata al passato, cercando di far credere alle persone che il problema dell’energia si risolva costruendo nuovi impianti, (magari anche di quelli che inceneriscono i rifiuti) ed estraendo e trasferendo più combustibile.

La realizzazione di nuovi impianti renderebbe l’Italia ancora più dipendente dalle importazioni di combustibile, non ridurrebbe i costi delle bollette ed anzi, obbligherebbe lo Stato a pagare le sanzioni internazionali per il mancato rispetto dei vincoli sulle emissioni di CO2.

La verità è che non esiste una risposta univoca al problema energetico (che, ricordiamolo coinvolge l’economia, l’ambiente e la società tutta), quanto un mix di soluzioni concrete, già esistenti ed attuabili, che possono permetterci di avere la sicurezza degli approvvigionamenti, di contenere i costi e di avere un ambiente più pulito.

Per evitare una crisi energetica non bisogna produrre più energia, ma piuttosto evitare gli sprechi.

Si tratta di investire nell‘efficienza energetica degli edifici, e nelle fonti energetiche rinnovabili. Non servono nuovi grandi impianti, basterebbe che gli edifici consumassero un po’ di meno e si diffondessero sul territorio, direttamente nelle case, le fonti rinnovabili.

Non si tratta di ritornare al passato, di rinunciare alle comodità; al contrario, si tratta di proiettarsi verso il futuro, aumentando il proprio benessere e riducendo la dipendenza del Paese dalle importazioni di materie prime dall’estero.

In Italia gli edifici sprecano un sacco di energia per il riscaldamento, la fornitura di acqua calda, l’illuminazione, gli altri usi elettrici.

E’ inutile e dannoso continuare a importare quantitativi crescenti di energia se non si chiudono le falle a livello di consumo.

Gli investimenti più sensati che il Governo dovrebbe fare sono quelli per favorire cittadini, le imprese, gli Enti pubblici, nel ridurre le dispersioni termiche degli involucri degli edifici (meno calore si disperde dalle pareti e dal tetto, meno energia serve per scaldarsi), per sostituire le vecchie caldaie con nuovi impianti più efficienti, per utilizzare elettrodomestici e lampade che consumino meno elettricità.

L’energia si risparmia anche ottimizzando i consumi dei processi industriali, migliorando il trasporto pubblico, promuovendo forme di mobilità sostenibili, riducendo e riciclando i rifiuti.

Se a questo si affiancasse lo sfruttamento delle fonti rinnovabili in modo diffuso (soprattutto solare termico e fotovoltaico, ma anche geotermico a bassa entalpia e microeolico, installabile sul tetto di una casa) si attuerebbe una vera e propria rivoluzione verde, che porterebbe sviluppo, occupazione e stabilità energetica.

Invece di pensare di abolire l’articolo 18, di incrementare in continuazione le spese militari, di realizzare grandi opere inutili, il Governo Monti dovrebbe predisporre un serio programma energetico nazionale, che punti ad ammodernare il sistema energetico italiano, spostandolo verso un modello più green.

Nel frattempo, tutti possiamo fare la nostra parte, imparando ad utilizzare comportamenti e stili di vita che permettano di risparmiare energia.

Una bella iniziativa che si occupa proprio di questo, e che è diventata ormai una tradizione, è M”illumino di meno, la campagna radiofonica lanciata e promossa dalla trasmissione Caterpillar di Radio2, che ha il suo culmine nella giornata del risparmio energetico del 17 febbraio 2012.

Se volete aderire o ricevere informazioni, potete visitare il sito internet di Caterpillar cliccando qui.

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