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LA CASTA AI TEMPI DELLA CRISI

aprile 17, 2012

Che cosa sta succedendo di nuovo alla politica italiana in questi giorni?

Sta accadendo che, mentre il Paese reale, è costretto a continui sacrifici e vede i propri diritti minacciati, la casta politico-finanziaria continua impunemente a fare i propri comodi senza prendersi il disturbo di rendere conto a nessuno.

In pratica non è cambiato nulla; siamo in piena continuità con l’era Berlusconi.

Lo spread, che appariva come il nemico terribile da cui solo Mario Monti avrebbe potuto liberarci, è tornato a crescere (siamo tornati vicini ai 400 punti) ma ormai sembra che interessi a pochi.

Ora i “grandi esperti” dell’economia ultraliberista sono tutti concentrati su (ma sarebbe meglio dire contro) l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Il dogma di questi ultimi mesi è che le imprese straniere non investono in Italia perché c’è l’articolo 18. La corruzione, l’evasione fiscale, la mafia non c’entrano nulla. Il problema è che non si può licenziare senza giusta causa.

La classe dirigente italiana sta cercando nuovi sistemi per spolpare fino all’osso  i lavoratori, i pensionati, i cittadini, mentre continua ostinatamente a rifiutarsi di rinunciare ad una anche pur minima parte dei propri privilegi.

Continua ad aumentare il numero dei politici indagati per reati legati alla corruzione (come la violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti, ad esempio), ma il mondo politico sembra rimanerne assolutamente indifferente. Si autoassolve con un arroganza priva di qualunque ritegno.

E così abbiamo casi come quello della Regione Lombardia, dove risultano indagati e in alcuni casi arrestati diversi esponenti ed ex esponenti del Consiglio e della Giunta (il Presidente Consiglio Regionale Davide Boni,  i dimissionari Vicepresidenti del Consiglio Franco Nicoli Cristiani e Filippo Penati, i Consiglieri Nicole Minetti,  Massimo Ponzoni, Gianluca Rinaldin, Angelo Giammario e Romano la Russa, gli Assessori e Daniele Belotti e Monica Rizzi -quest’ultima dimissionaria, gli ex Assessori Piergianni Prosperini e Giancarlo Abelli.) e dove la maggioranza di centrodestra ed il Presidente Formigoni continuano imperterriti a rimanere al loro posto senza neppure prendere in considerazione l’idea di dimettersi, e di dare la possibilità ai lombardi di scegliersi degli amministratori che non abbiano problemi con la Giustizia.

Il Presidente della Regione Lombardia: Roberto Formigoni

Oppure abbiamo le operazioni di facciata, come la cosiddetta “pulizia” della Lega Nord, che si è limitata ad individuare alcuni capri espiatori (il tesoriere Belsito, Rosy Mauro e Renzo Bossi) su cui far ricadere tutte le colpe in modo da rifare un’immagine al partito e, soprattutto, modificare gli equilibri di forza interni, e consolidare la nuova leadership di Maroni. Le stesse dimissioni, oggi, di Monica Rizzi dalla carica di Assessore Regionale (nonostante le indagini che la vedevano coinvolta siano state chiuse senza conseguenze per lei) rispondono a questa logica, essendo la Rizzi una fedelissima di Umberto Bossi e considerata la “tutor” di Renzo (fino ad essere addirittura soprannominata la “badante del Trota”).

La realtà che possiamo ipotizzare è però ben altra, perché non è logico pensare che un movimento di soldi tanto grande e tanto prolungato nel tempo possa essere effettuato da due o tre persone all’insaputa di tutti, vertici del partito compresi.

Ma la logica alla casta non interessa, così come non le interessa il buonsenso. Altrimenti avrebbero già fatto qualcosa per affrontare la crisi, e forse non avremmo avuto tutti quei casi di lavoratori, pensionati, piccoli imprenditori che hanno tentato il suicidio (purtroppo spesso riuscendoci) perché non sapevano più come arrivare alla fine del mese.

Noi possiamo suggerire le stesse cose che suggeriamo da diversi mesi: applicare da subito una tassa patrimoniale sui grandi patrimoni, una sulle rendite finanziarie, ed approvare una legge seria contro la corruzione.

Sarebbe gradito anche che i partiti rinunciassero all’ultima tranche di rimborsi elettorali, che dovrebbero ricevere a giugno. Si può discutere sul fatto che le forze politiche abbiano o meno diritto ai rimborsi (anche se il finanziamento pubblico dei partiti è stato abolito con referendum nel 1993) perché è vero che la politica ha dei costi, ed una democrazia deve garantire che quest’ultima non risulti un’attività che possa essere svolta solo da chi è ricco; è anche vero peró che un rimborso non dovrebbe essere pari a cinque volte la cifra effettivente spesa, come avviene invece oggi.  

Ed è pure vero che, in un momento come questo, sarebbe giusto che, una volta tanto, i partiti decidessero di dare il buon esempio, e qualche taglio lo subissero anche loro. Qualcuno ha già manifestato disbonibilità in tal senso; rimarrà un caso isolato o possiamo sperare in una scelta generalizzata?

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