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MALA PARATA – ragionamenti ed opportunità

giugno 1, 2012

Nel dibattito nato in merito alla parata del 2 giugno, i sostenitori della necessità di realizzare l’evento (nella maggioranza dei casi soggetti legati in qualche modo al Pdl o comunque al centrodestra) hanno utilizzato argomentazioni a dir poco inconsistenti.

Una di queste consiste nello sminuire l’importo delle spese previste per la manifestazione; anche alcune fonti giornalistiche indicano tale spesa nella cifra di “soli” 3 milioni di euro. In realtà da varie altre fonti, tra cui la già citata campagna Sbilanciamoci! (qui), a cui lavorano fior di economisti (molti con esperienze di lavoro per il Governo e per vari ministeri) e docenti universitari, ci parlano di una spesa che supera i 10 milioni di euro. Che si tratti di 10 o di 3 milioni, a noi non sembrano comunque così pochi ma, al di là di questo, vorremmo ribadire che non è la cifra che conta ma il gesto di solidarietà, di vicinanza, di VERA sobrietà che la rinuncia alla sfilata militare rappresenterebbe..

Ci sono anche coloro che sostengono che ormai la maggior parte dello stanziamento sia già stato speso per cui tanto vale “godersi la giornata”.

Questa crediamo sia una vera sciocchezza. Anche ammettendo che tale affermazione (tutta da dimostrare) sia vera, , rimane il fatto che davanti a tanto dolore, qualunque festa e qualunque esibizione dovrebbe fermarsi, proprio come avvenne nel 2 giugno del 1976, qualche settimana dopo il terremoto del Friuli, e la parata militare non ebbe luogo. Per la cronaca precisiamo che il Presidente della Repubblica era Giovanni Leone, il Presidente del Consiglio era Aldo Moro, il Ministro della Difesa era Arnaldo Forlani.

A dare un senso al 2 giugno, quest’anno potrebbe essere la presenza in loco, delle Istituzioni che avrebbe come significato “NON VI LASCIAMO SOLI” , meglio ancora sarebbe poter dire: “ecco abbiamo studiato un programma di aiuti per questa emergenza, da attuarsi a partire da subito”.

Una Repubblica (Cosa Pubblica) è tale quando è veramente al servizio dei cittadini specie di quelli più in difficoltà.

Non è certo una sfilata di carri armati che serve alle popolazioni terremotate per sentirsi parte del Paese e orgogliosi di esso.

Sinceramente dubitiamo che possa servire a chiunque in qualunque parte del mondo; non è e non può essere una parata di uomini armati e mezzi corazzati a dare il senso dell’unità di un popolo.

L’italia è una Repubblica fondata sul lavoro (non sulla guerra o sull’esercito) per cui l’idea di unità del Paese andrebbe manifestata tutelando tutte le categorie di lavoratori e tutta le  fasce di popolazione che davvero la rappresentano e la fanno “Grande”.

Andrebbe ribadita ogni giorno abolendo le iniquità e le ingiustizie create da anni di cattiva politica.

Il credito di fiducia andrebbe esercitato proteggendo i giovani dal precariato, tutelando la scuola con le sue immense risorse, sviluppando la ricerca che è il nostro futuro.

Un Paese, per dirsi civile, dovrebbe avere il coraggio di investire per impedire che la parte migliore del suo popolo, i giovani, si trovi costretta ad emigrare per realizzare la propria vita.

Una Nazione che tutela i suoi cittadini è amata e ripagata da essi senza bisogno di parate militari.

La popolazione non ha bisogno di vedere generali con stellette e medaglie in bella mostra per sentirsi parte della Repubblica.

Le basterebbe non sentirsi sola, abbandonata dalle Istituzioni, che essa stessa ha eletto per rappresentarla ma che invece agiscono in maniera del tutto scollegata dalla realtà, spesso tragica, che ogni giorno questo Paese vive.

L’Aquila ne è un esempio. L’hanno usata (e abusata) per mera propaganda ed ora è stata lasciata sola con le sue ferite ancora aperte.

Poi , diciamolo una volta per tutte, Un Paese ispira la fiducia dei suoi cittadini quando questi si sentono in sicurezza.

Non stiamo parlando di ronde o di agenti di quartiere, sono slogan che lasciamo a leghisti e pidiellini; noi stiamo parlando della messa in sicurezza del territorio.

L’Italia è stufa di piangere quando la tragedia è avvenuta! Vogliamo o no tornare a parlare di prevenzione e di tutela?

Dopo ogni evento calamitoso si esegue la conta dei morti e dei danni ma poi tutto rimane uguale, ormai non si contano più gli articoli sull’argomento (leggi qui e qui), ma tutto è fermo a decenni fa.

Come se tutti dimenticassero l’accaduto una volta spente le luci della TV, e non si ricordassero più che l’Italia è un Paese ad alto rischio sismico e che a causa di un grave dissesto idrogeologico e soggetta ad alluvioni e inondazioni.

Il nostro territorio ha bisogno di manutenzione. Costa meno delle “grandi opere” e fornisce risultati migliori.

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