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TAGLIO SCUOLABUS: I DISAGI PER CHI RIMANE A PIEDI

giugno 28, 2012

Brugherio taglia sul trasporto scolastico; si dice che ciò avvenga per risparmiare 80.000 Euro. Si dice, appunto!

Quel che non si dice e che si costringono alcuni bambini tra i tre e i cinque anni a sospendere la frequenza della scuola dell’infanzia. Un ingiustizia se si pensa che la scuola sia un diritto di ogni piccolo cittadino. Eppure nel silenzio più totale delle forze politiche, soprattutto di quelle che fino ad ieri si sono erte a paladine della scuola pubblica, lo scuolabus giallo con la bella scritta in corsivo nero, sarà pensionato per sempre. Non accompagnerà più bimbi chiassosi verso le loro impegnative giornate alla scuola dell’Infanzia, lasciando nello sconforto le loro famiglie. Noi abbiamo ascoltato qualcuno di questi genitori; si sentono abbandonati dall’Istituzione che dovrebbe essere la più vicina ai cittadini e che non riesce a dare soluzione diversa ad un problema, certo non da poco, ma che riguarda la necessità di offrire ad ogni bambino l’opportunità di poter andare a scuola, tentando nello stesso tempo, di far quadrare i conti.

Da contribuenti poi, trovano profondamente ingiusto che la conclusione della faccenda la si possa trovare solo con un colpo di mannaia e questo unicamente perché il servizio è sottoutilizzato e sono troppo pochi i fruitori perché qualcuno si prenda la briga di rappresentarli nelle sedi istituzionali. Eppure del trasporto si parla ampiamente nel Piano di Diritto allo Studio e lo stanziamento relativo (secondo l’allora Assessore) è abbondantemente coperto. Addirittura nel documento si cita la necessaria esistenza del servizio perché molti alunni sono stati spostati (a causa delle liste d’attesa e quindi non per loro volontà) dalla Scuola Collodi (che dovrebbe servire i quartieri centro e sud) alle scuole Rodari (ovest) e Grimm (San Damiano). Quindi il Comune è a conoscenza che molti bimbi frequentano lontano dalla loro residenza non per scelta delle famiglie ma per necessità; allora ci chiediamo perché dopo essere state invitate ad iscrivere i figli altrove, per mancanza di posti, venga loro tolta la possibilità di accedere al plesso scolastico?

Ma non lo sa, chi decide, che la frequenza alle materne dura tre anni? E che chi ha iscritto il figlio un po’ più lontano, perché lì dirottato dalla scuola che aveva scelto, ora di certo non può tornare indietro (anche perché la lista di attesa ci sarà anche quest’anno)?

Ancora una volta, quelli che sono i servizi alla persona e che rappresentano un aiuto concreto alle famiglie, sono i primi ad essere tagliati in nome del “rigore di bilancio” e del taglio alla spesa. Ma l’Ente locale se non spende per i suoi cittadini per chi e per cosa deve spendere allora? Considerando che questo è un servizio a richiesta (come la mensa scolastica per esempio) e quindi con il pagamento a carico dell’utente, non sarebbe più utile implementarlo, cercando una qualche strategia assieme ai soggetti parte in causa, piuttosto che sopprimerlo? Ci è sembrata una buona idea quella di utilizzare lo scuola-bus anche per gli alunni delle primarie che abitano fuori dalle consuete linee percorse dal trasporto appaltato; aggiungeremmo a questa una nostra proposta: perché non utilizzarlo anche in tutti i casi in cui il plesso dell’Infanzia è vicino ad un’altra Scuola (come ad esempio Fortis – Rodari) in modo che il pulmino si riempia, magari con i fratellini più grandi che altrimenti dovrebbero aspettare l’altro pulman, e venga così ottimizzato il servizio (sia per il Comune che per le famiglie).

80000 euro, certo è una cifra che fa riflettere, ma se gran parte di questa voce è imputabile agli emolumenti dell’autista, alla manutenzione del mezzo e al consumo di carburante, allora le soluzioni prospettate rappresenterebbero l’ideale da perseguire.

Forse è il caso di analizzare i problemi che si creeranno senza il servizio di scuola-bus partendo dalle la difficoltà che dovranno affrontare le famiglie.

Stiamo parlando, come è facilmente deducibile, di bambini che non abitano vicino alle scuole di appartenenza e che, molto spesso, sono stati addirittura iscritti a scuole di altri quartieri e per i quali, in assenza dello scuolabus, rimane come unica alternativa (specialmente in inverno) il trasporto in automobile. Teniamo anche presente che si tratta di bambini in una fascia di età che va dai due anni e mezzo (anticipatari) ai 5/6 anni, a cui è impossibile proporre un servizio “piedi bus” o di “nonni vigili”, perché ancora troppo piccoli.

Come detto, molti di loro percorrono un lungo tragitto (ad esempio dal quartiere sud al quartiere ovest, o dal quartiere centro a San Damiano) perché non hanno trovato posto nel plesso di quartiere, o per una necessità organizzativa della famiglia (magari perché il bimbo in orario extrascolastico è affidato ai nonni, più vicini ad un plesso diverso). Da ultimo, non dimentichiamo che a volte, anche frequentando nello stesso quartiere, la distanza è tale da non poter essere coperta a piedi da un bimbo così piccolo (per rendersene conto basta guardare la cartina di Brugherio).  

Ora, o siamo davvero convinti che sia giusto e normale che durante l’orario di entrata e di uscita della scuola dell’infanzia (dalle 8 alle 9 e alle 16.00) debba esserci qualcuno (genitore, nonno, vicino o chi altro) libero da impegni lavorativi, disponibile e automunito per trasportare il bimbo alla scuola ex-materna e dichiariamo quindi che è giusto e normale che l’onere economico, oltre che quello dell’organizzazione di un ripiego, si scarichi sui genitori (alla faccia delle politiche per il sostegno alla famiglia), oppure ammettiamo che, cancellando il trasporto scolastico per le materne, si evidenzia che le priorità di Brugherio non sono né la scuola né la qualità della vita dei suoi cittadini.

Entrambe le ipotesi però ci vedranno in netta opposizione.

La prima perché riteniamo che sia una visione miope della realtà. Possibile che non ci si renda conto che, generalmente, nell’orario di entrata delle scuole, la gente lavora o è in viaggio da/per il posto di lavoro?

Gran parte dei bambini viene accompagnato o aspettato al bus da persone che fanno parte della rete relazionale delle famiglie, le quali mettono a disposizione il proprio tempo ed a cui non è giusto chiedere ulteriori sforzi. Senza contare che spesso si tratta di persone anziane che non dispongono di mezzi di trasporto propri e che quindi, anche volendo, non potrebbero sostituirsi al trasporto pubblico.

Basterebbe fare un po’ più di attenzione a quanto avviene nella vita di tutti i giorni fuori dalle stanze di chi governa per capire che sopprimere questo servizio rappresenta un ulteriore colpo al reddito dei cittadini, che saranno costretti a cercare una baby sitter che li sostituisca, all’entrata e all’uscita della scuola, e a scapicollarsi poi per non perdere (e quindi pagare) un minuto di più. A rimetterci di più saranno ancora una volta le donne, perché probabilmente spetterà a loro di dover chiedere il part time o ore di permesso per poter accompagnare e riprendere i figli, con i conseguenti, ahimè ben noti, disagi sul posto di lavoro.

Per quel che riguarda la seconda eventualità, dobbiamo dire che la considereremmo preoccupante. Significherebbe che chi prende le decisioni non si è chiesto cosa comporterebbe per alcuni di questi bambini l’assenza dello scuola-bus: probabilmente l’impossibilità a frequentare.

Significherebbe quindi che, anziché incentivare la presenza a scuola (di ogni ordine e grado) la si disincentiva con la scusa che “tanto le Scuole dell’Infanzia non rientrano nella fascia dell’obbligo scolastico” (stando a quanto riferitoci, questa è la risposta che qualche genitore si è sentito dare recandosi in comune per chiedere spiegazioni).

Di fatto, in nome del risparmio, si impedisce ad alcuni bambini di andare a scuola. Complimenti, bella lezione di civiltà! Si inizia con l’applicare questo principio dalla scuola dell’infanzia ma si rischia di intraprendere solo il primo passo di una deriva pericolosa.

Dov’è allora la giustizia sociale se, già a tre anni, a questi bambini viene di fatto impedito di godere delle stesse opportunità dei loro coetanei?

Soprattutto, udendo quelle parole di spiegazione rivolte alle mamme (“tanto non si tratta dio scuola dell’obbligo”) viene da chiedersi, dove sia finito il rispetto per la scuola.

La Materna, come si chiamava fino a pochi anni fa, non è un parcheggio. Anni di lotte per la scuola, e l’evoluzione della didattica hanno fatto sì che i tre anni della Scuola dell’Infanzia siano finalizzati ad un percorso formativo tra i più avanzati d’Europa. I bambini imparano a stare insieme, ad interagire e a conoscere se stessi e gli altri, a confrontarsi con esperienze tra le più varie: tra pari e con gli adulti. Capiscono e imparano giocando ma anche impegnandosi, in maniera condivisa partecipata ed inclusiva, dove tutti, soprattutto coloro che hanno qualche difficoltà in più, “crescono” e si preparano alla Scuola Primaria.

Lo fanno, insieme, in un ambiente consono al loro modo di essere e alla loro età, grazie al lavoro di persone professionalmente formate e qualificate. Allora perché impedire anche ad un solo bambino di  partecipare a tutto questo? Il trasporto scolastico è compreso nel Piano Scuola ossia in quello che è più propriamente chiamato PIANO PER IL DIRITTO ALLO STUDIO. Se le parole hanno un peso ed un significato, allora tagliare il trasporto scolastico vuol dire ledere il diritto allo studio.

Un’ulteriore considerazione che riteniamo molto importante: un trasporto scolastico efficiente significa avere molte meno macchine per le strade ad ingolfare il traffico già problematico, caotico e frettoloso del mattino; meno auto significa molti meno pericoli per i trasportati ma anche per i pedoni e, soprattutto, meno gas di scarico immessi nell’aria, cosa di non poco conto se si considera che tali sostanze mietono sempre più vittime proprio tra i bambini in età scolare e prescolare provocando difficoltà respiratorie ed allergie.

Ciò che forse però, in questa questione, ci ha lasciato più sconcertati è il fatto che la decisione sia stata presa senza il minimo coinvolgimento dei diretti interessati, cioè gli utenti e le istituzioni scolastiche.

La Signora Commissario prima di usare il machete per effettuare i tagli avrebbe potuto disporre che venissero contattati gli iscritti al servizio o il personale scolastico per verificare la possibilità di individuare soluzioni alternative. Invece la notizia è arrivata dall’oggi al domani; AL MOMENTO DELL’ISCRIZIONE AL SERVIZIO i genitori hanno trovato la sorpresa. Abbiamo già fatto delle proposte in merito, in questo lungo articolo, ma ne aggiungiamo provocatoriamente un’altra: i soldi per il trasporto della scuola pubblica, visto che sono dei contribuenti, non è possibile recuperarli dal cospicuo stanziamento che il Comune annualmente mette a disposizione delle scuole materne private? Ricordiamo che alle due scuole paritarie vanno, per l’anno scolastico 2011/2012, ben 280.000 Euro. Ce ne sarebbe di che finanziare 3,5 scuola-bus: noi ci accontenteremmo di uno solo, quello che spetta senza se e senza ma ai cittadini di Brugherio.

I maggiori politici si guardano bene dal parlarne perché è un argomento spinoso.

Noi invece riteniamo che su questioni come queste non si possa rimanere zitti. Sappiamo che alcune mamme stanno organizzando azioni di protesta, noi siamo con loro e se avessero bisogno non hanno che da chiamarci ….. noi arriviamo. 

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