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SULLE PROVINCE AVEVAMO VISTO GIUSTO

luglio 28, 2012

Il Consiglio dei Ministri, con la delibera del 20 luglio scorso, ha stabilito i criteri secondo cui dovranno essere accorpate le Province, secondo quanto stabilito dalla cosiddetta “spending review”, (cioè quell’insieme di provvedimenti finalizzati a tagliare la spesa pubblica, recentemente varato dal Governo Monti).

Tali criteri sono piuttosto semplici. Per continuare ad esistere, una Provincia dovrebbe avere una popolazione di almeno 350.000 abitanti, ed una superficie territoriale di almeno 2500 km quadrati.

Nel documento è anche contenuto un elenco, dove vengono indicate le Province che rimarranno (e che eventualmente verranno trasformate in Città Metropolitane) e quali saranno cancellate.

Per quanto concerne la Lombardia, delle attuali 12, continueranno ad esistere solo quelle di Milano (da convertire in Città Metropolitana), Bergamo, Brescia e Pavia.

La mappa delle province da accorpare – Fonte: ansa.it

Finalmente è possibile vedere scritto nero su bianco, in un testo che costituisce legge, che quell’enorme spreco di soldi pubblici, quell’assemblaggio contronatura creato solo per dare una poltrona a qualche politico, quell’inutile inutile e dannosa fabbrica di burocrazia che è la Provincia di Monza e Brianza è, dopo soli tre anni, destinata a scomparire. Essa infatti possiede un numero di abitanti sufficiente (850.000 circa), ma ha una dimensione troppo piccola: 405,49 km quadrati.

La cancellazione di questa Provincia rappresenta un’ulteriore (e oseremmo dire definitiva) prova (leggi qui, qui e qui) che aveva ragione chi, come Brugherio Futura, ha sempre sostenuto che tale Provincia rappresentasse un’assurdità e che non dovesse essere costituita.

Aveva ragione chi (il Comitato per la Città Metropolitana di cui Brugherio Futura faceva parte), nel 2008, a Brugherio, ha indetto un referendum per chiedere che la nostra città rimanesse in Provincia di Milano, nella prospettiva della creazione della Città Metropolitana, così come stabilito dalla Costituzione.

Quella consultazione popolare ebbe l’aperta ostilità di tutti i partiti di ogni schieramento (salvo qualche posizione differente da parte di singoli esponenti), tutti interessati alle poltrone che l’inutile Ente targato MB avrebbe portato. Il risultato fu un’affluenza bassissima, il mancato raggiungimento del quorum e la perdita di un’occasione straordinaria di dar modo alla partecipazione popolare di incidere sulla vita delle Istituzioni e di dare loro un segnale di volontà di rinnovamento.

La Provincia di Monza e Brianza è nata nel 2009 ma i cittadini non se ne sono praticamente accorti, dal momento che i servizi erogati sono pressoché inesistenti. Ad accorgersene sono invece stati i conti pubblici, che hanno visto forti aumenti.

I cittadini hanno pagato con il loro soldi gli stipendi dei politici, i costi del mantenimento delle loro attività istituzionali, la realizzazione delle nuove sedi, la cattiva gestione amministrativa dovuta all’aumento della burocrazia ed sovrapposizione di competenze fra nuova e vecchia Provincia, le cattive scelte dell’Amministrazione brianzola.

Erano tutte spese che si potevano evitare, ma l’egoismo, l’incapacità e la miopia di una classe dirigente totalmente disinteressata al bene Comune hanno preteso il loro tributo.

E ancora oggi c’è chi non si rassegna, e chiede al Governo di perseverare nella strada del declino. La casta che non conosce ritegno o vergogna non vuole rinunciare ai privilegi nemmeno di fronte all’evidenza del fallimento di un modello di gestione rimasto ad un passato lontano; nemmeno di fronte ad una crisi che sta rendendo il Paese un deserto sociale.

Ancora oggi, c’è qualche politicante nostrano che ha avuto la brillante idea di proporre l’istituzione della “Provincia della Grande Brianza”. Cioè, di fronte all’evidenza che le Province sono un pozzo di sprechi senza fondo per i soldi dei contribuenti, di fronte ad una legge nazionale che, finalmente, dice che devono essere ridotte di numero, e offre già la soluzione su come accorparle (per quello che riguarda il nostro territorio, essa è già offerta dalla Costituzione, ed è la Città Metropolitana), questi signori, con un’arroganza ed una sfacciataggine difficili da immaginare, si permettono di affermare che non voglio rinunciare al loro orticello, che con Milano non ci vogliono andare e vogliono creare una nuova Provincia che copra il territorio in su cui si estende la Brianza (intesa come denominazione geografica). In sostanza l’attuale territorio della Provincia monzese, più una parte dell’attuale Provincia di Como e una parte dell’attuale Provincia di Lecco.

E’ evidente che una tale proposta non abbia nessuna logica e nessuna utilità se non quella di consentire il mantenimento di alcune poltrone per quei politici della zona che non hanno modo di riciclarsi altrove.

Crediamo sia ora di finirla con questo genere di scempi della Pubblica Amministrazione, ma sappiamo che la casta le proverà tutte per non perdere i propri privilegi.

Abbiamo già visto come lavora, e già ci immaginiamo cosa cercheranno di fare. Cercheranno di convincere i cittadini che abolire le Province significherebbe rinunciare ai servizi; cercheranno di inculcare nella mente delle persone una artificiosa immagine di una Brianza “operosa e a misura d’uomo” contro quella altrettanto artificiosa di una Milano “tentacolare e pericolosa”. Diranno che la Città Metropolitana porterà i Comuni ad essere schiacciati da Milano, e sommersi dal cemento del capoluogo. C’è addirittura qualcuno che vaneggia che “sia a rischio l’apertura delle scuole”.

Non bisogna cadere in prese in giro di questo tipo. L’argomento è troppo serio e troppo importante per essere ridotto ad una chiacchiera da bar, o ad una sterile disputa di campanile.

La verità è che l’Amministrazione locale di questo Paese ha necessità di essere riformata, in modo da mantenere i servizi, eliminando gli sprechi.

In questo senso l’accorpamento delle Province può offrire buoni risultati, e la Città Metropolitana può costituire uno strumento moderno ed adeguato.

Fino ad oggi pochi sanno in che cosa consiste, ma ora diviene impellente diffondere una corretta informazione su di essa, in modo che i lombardi che ne saranno coinvolti possano comprendere fin da subito i vantaggi che potrà generare.

In modo che possano rendersi conto fin da subito che la Città Metropolitana, è concepita proprio per garantire ai Comuni pari dignità nei confronti di Milano, impedendo che diventino dei semplici satelliti di Milano. E garantisce anche che il territorio, i trasporti, le questioni ambientali vengano trattate considerando il territorio dell’area vasta, e quindi offrendo soluzioni di valore e di efficacia generale, al contrario di quanto avviene ora con il territorio spezzettato in tanti piccoli Enti provinciali che badano alle loro esigenze particolari spesso senza la capacità o la volontà di mettersi d’accordo per il bene collettivo.

Torneremo ancora su questo argomento, perché lo riteniamo di grande importanza strategica e pensiamo meriti di ricevere il dovuto approfondimento.

Per il momento però, vi invitiamo a leggere il testo qui sotto, estratto da un parere del Comitato Europeo per lo Sviluppo Economico (Unione Europea), datato 21 settembre 2011, dove si trova una interessante definizione di Città Metropolitana:

“Un’area metropolitana (AM) non è semplicemente una grande città. Il CESE la definisce piuttosto come una grande città o un gruppo policentrico di centri urbani. Entrambe le tipologie comprendono i comuni più piccoli e le zone rurali circostanti, e ogni AM deve raggiungere una massa critica di almeno 500 000 abitanti (o molti di più). Queste aree sono regioni funzionali che costituiscono importanti centri economici e mercati del lavoro. Di norma esse non corrispondono a pre­cedenti entità amministrative, come province e distretti. Le aree metropolitane sono gli snodi principali della rete TEN-T (reti di trasporto trans-europee, ndr) e, nel contempo, possiedono esse stesse complesse reti di trasporti.” [ … ] “Gli elementi determinanti del dibattito sulla dimensione

metropolitana sono i seguenti:

[ … ]

— la connettività internazionale insieme ad una mobilità in­terna e sistemi di trasporto intelligenti;

— la città verde: le esigenze in materia di adattamento ai cam­biamenti climatici, riduzione dei consumi energetici e ri­spetto dell’ambiente che impongono una gestione locale e regionale rafforzata e mirata come pure partenariati pub­blico-privati;

— l’esigenza diffusa di densità urbana invece che di espansione urbana incontrollata;

— una migliore interazione tra le zone urbane e rurali;

— la sostenibilità sociale, il cambiamento demografico, la qua­lità del lavoro a tutti i livelli della società sostenuti da un’adeguata istruzione e formazione nella regione;

— l’urgenza di colmare i divari culturali, concentrandosi sulla creazione di opportunità per le minoranze che possano recare vantaggio alla società in generale, e

— la necessità di migliorare la qualità della vita e degli alloggi, specialmente in rapporto alla migrazione;

— l’enfasi sull’arte della pianificazione urbana, garantendo le condizioni per uno sviluppo ottimale delle AM nel loro insieme, il che presuppone il coinvolgimento di progettisti urbani e architetti;

— garanzie di sicurezza interna ed esterna;

— attività ricreative.”

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4 commenti leave one →
  1. Fabio Scotti permalink
    settembre 6, 2012 3:59 pm

    Non condivido tutto l’ottimismo (mi auguro ingenuo e disinteressato) sulla città metropolitana che trasuda da questo articolo e che si traduce in un elenco di slogan, ma né Brugherio né Monza entreranno nella città metropolitana di Milano, in quanto la legge prevede che ne facciano parte solo i comuni delle attuali province a meno che gli stessi, confinando con un’altra provincia, non decidano di distaccarsi. In ogni caso non è in alcun modo argomentata in senso contrario l’affermazione secondo cui “diranno che la Città Metropolitana porterà i Comuni ad essere schiacciati da Milano, e sommersi dal cemento del capoluogo”: e chi lo dice che non sarà così? D’altro canto, il sistema di governo della città metropolitana sembra proprio volto a rafforzare il potere del sindaco del capoluogo, potendo persino permettere che lo statuto copntempli che il sindaco del capoluogo sia sindaco di diritto della città metropolitana, sindaco che, tra l’altro, non avrebbe assessori, ma sarebbe di fatto un autocrate. Tralascio poi ogni considerazione sulla definizione di “assemblaggio contronatura” affibbiato alla provincia, che denota che l’autore dell’articolo è totalmente ignaro della storia di Monza e del suo territorio, che fino al 1325 era, a grandi linee, soggetto all’attuale capoluogo come contado e, fino al 1927, ne costituiva il circondario.

    • brugheriofutura permalink*
      settembre 17, 2012 6:37 pm

      L’ottimismo che secondo lei trasuda da questo articolo è sicuramente disinteressato, come ogni cosa che caratterizza le nostre attività, ma non crediamo sia ingenuo.

      Ingenua ci sembra semmai la difesa di un sistema di gestione della Pubblica Amministrazione in Italia che ha fallito e si è rivelato essere una fonte di sprechi a vari livelli.

      Il nostro testo non intende assolutamente dire che la legge varata dal Governo sia perfetta. Esso si limita a sottolineare che l’Esecutivo, così, attento a tagliare gli sprechi, ha identificato nelle Province una voce di sperpero di dimensioni notevolissime.

      Da qui bisogna partire, allo scopo di ridefinire le regole della gestione degli Enti Locali. Noi riteniamo che una soluzione possa essere l’istituzione di una grande Città Metropolitana (già prevista nella Costituzione) che abbia le competenze indicate nel documento del Comitato Europeo per lo Sviluppo Economico che citiamo nell’articolo, e che sia costruita in modo da non avere il Governo di un “autocrate”, come scrive lei, bensì, al contrario, possa limitare l’eventuale “strapotere” del capoluogo, a beneficio di una maggiore democrazia e di una equa suddivisione di risorse e competenze. Con l’enorme vantaggio di poter utilizzare queste ultime con una visione strategica, ma anche operativa, che sia riferita all’area vasta e non spezzettata per colpa di artificiose suddivisioni del territorio.

      Se vogliamo affrontare, solo per fare qualche esempio, i problemi del lavoro, dell’ambiente o dei trasporti, (che non cambiano passando da una provincia all’altra) l’approccio che dobbiamo utilizzare è quello che prende in considerazione l’area vasta (appunto, metropolitana), perché solo così si ha la possibilità di fornire risposte efficaci. In questo senso, sapere che Monza “fino al 1325 era, a grandi linee, soggetto all’attuale capoluogo come contado e, fino al 1927, ne costituiva il circondario” è, ci perdoni, totalmente ininfluente.

      Ovviamente si possono avere differenti idee sulle soluzioni da attuare, ed è importante che si apra un dibattito sull’argomento. Quello che riteniamo però sia un punto fermo, è che il frazionamento di territori e la suddivisione di competenze attuale sia dannosa e debba essere superata e che il problema vada affrontato con un’ottica metropolitana, ben più ampia anche dei vecchi confini della Provincia di Milano.

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