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RIORDINO DELLE PROVINCE: PASTICCIO ALL’ITALIANA…MA QUALCUNO NON CI STA

ottobre 29, 2012

Dopo domani, 31 ottobre, il Governo dovrebbe emettere il decreto per attuare il riordino delle Province.

L’Unione delle Province Italiane (UPI) ha chiesto al Governo di non prevedere commissariamenti, sottolineando la necessità che i nuovi organi siano elettivi e che le elezioni si svolgano nel 2014, quando entreranno in vigore anche le città metropolitane. Pare che la richiesta sia stata accolta.

Se non ci saranno novità dell’ultimo momento quindi, Brugherio si troverà inserita nella cosiddetta “Provincia dei Laghi”, risultato dell’accorpamento delle attuali province di Como , Monza e Brianza (con la città di Teodolinda in ballottaggio con la prima per il ruolo di futuro capoluogo)  e Varese.

Lo scenario della Lombardia dovrebbe essere il seguente:

Lombardia
– Milano (città metropolitana)
– Brescia
– Bergamo
– Pavia
– Como + Monza Brianza + Varese
– Sondrio + Lecco
– Lodi + Mantova + Cremona 

Come abbiamo già scritto in precedenza, la riorganizzazione delle Province e l’eliminazione degli Enti inutili è un obiettivo che avrebbe dovuto essere raggiunto già da molti anni. Oggi ci troviamo a pagare le conseguenze delle scelte sbagliate di chi, fino a poco tempo fa, ha invece agito in maniera opposta, moltiplicando il numero delle Province senza che ve ne fosse alcun bisogno.

L’eliminazione della Provincia di Monza e Brianza da ragione a chi, come noi di Brugherio Futura, aveva da sempre sostenuto che non avrebbe dovuto essere creata, e si era fatto promotore di un Referendum comunale per chiedere che Brugherio rimanesse con la Provincia di Milano.

D’altro canto però, il Governo ha perso l’ennesima occasione per razionalizzare in modo serio la Pubblica Amministrazione.

La mappa degli accorpamenti delle Province

Appare del tutto evidente che, se da un lato gli accorpamenti previsti per la Lombardia ridurranno in qualche misura i costi di gestione delle Province (permettendo a Monti di mostrare qualche risultato ai suoi referenti all’Unione Europea), dall’altro questa fantasiosa divisione territoriale non risolve per nulla quello che è il vero cuore del problema, il quale continuerà ad incidere pesantemente sui conti pubblici e sulla qualità della vita delle persone.

Ci riferiamo al fatto che non viene risolta la questione della frammentazione delle competenze. Si continuerà a frazionare il territorio in modo artificioso, facendo finta che i problemi di traffico, inquinamento, trasporti, lavoro, gestione e pianificazione del territorio) etc. siano diversi da una parte e dall’altra della “barriera naturale” di Bettolino Freddo, o da un lato e dall’altro del confine del territorio di Melegnano (giusto per fare due esempi a caso).

In questo modo continueranno ad esserci sovrapposizioni di competenze, dispute territoriali, incomprensioni fra enti diversi e, soprattutto, la mancanza di una strategia sovra-territoriale condivisa, che è l’unica possibilità di fornire adeguata risposta alla complessità dei problemi in campo.

Ad esempio non si avrà mai il prolungamento della linea verde della metropolitana, perché la competenza continuerà ad essere divisa fra due soggetti (nuova Provincia CoMbVa e Città Metropolitana); non si avrà mai una pianificazione urbanistica razionale, che persegua il consumo di suolo zero, perché ogni Provincia avrà il proprio Piano Territoriale di Coordinamento, redatto sulle proprie esigenze particolari e non su quelle dell’area vasta (che sono poi le esigenze dei cittadini); non si avrà mai una riorganizzazione di consorzi e società partecipate, che proseguiranno ad essere tanti e, spesso, costosi.

Avremo mai la scuola superiore a Brugherio? Avremo mai una rete di trasporto pubblico decente al di fuori della città di Milano, in grado di collegare fra loro in modo efficace e rapido i vari Comuni? Di questo passo probabilmente no.

Se si fosse voluto affrontare realmente il tema della gestione degli Enti Locali, avrebbe dovuto perlomeno essere presa in considerazione l’idea di istituire una Città Metropolitana che raggruppasse Como, Lecco, Milano, Monza e Brianza, Lodi e Varese.

In Europa molte aree metropolitane funzionano così, ragionando cioè in termini di area vasta, e i risultati positivi, in termini di efficienza dei servizi, qualità dell’ambiente e decentramento amministrativo, si vedono (ne abbiamo parlato in un articolo che puoi leggere cliccando qui). In Italia invece non ci hanno nemmeno pensato, né a livello governativo, né tanto meno a livello locale. Evidentemente sarebbe stata una soluzione che avrebbe eliminato troppe poltrone, quindi poco gradita alla classe dirigente.

Ci ritroveremo quindi in una situazione ibrida che non soddisfa nessuno, e che ridurrà anche la democrazia, dal momento che l’attuale normativa (art. 23, commi 16 e 17 della Legge 214/11, Legge Salva Italia) prevede che i consigli provinciali non saranno più eletti direttamente dal popolo, bensì dai consiglieri comunali dei comuni facenti parte la Provincia stessa; i voti dei consiglieri comunali saranno poi ponderati in funzione della popolazione dei relativi comuni (quelli con più abitanti avranno più peso). Insomma, non saranno più i cittadini a decidere chi guiderà le Province.

In una simile condizione, l’unica alternativa che rimane ai Comuni è quella di scegliere autonomamente di aderire alla Città Metropolitana di Milano, l’unico fra i nuovi Enti che abbia la possibilità di delineare prospettive di livello europeo.

Cliccando qui potete leggere l’appello che aveva a suo tempo diffuso l”Amministrazione del Comune di Milano.

Il Consiglio Comunale di Limbiate (città che, nelle intenzioni di chi ha ideato la Provincia di Monza e Brianza doveva esserne uno dei poli, assieme a Monza e Vimercate), ha già deliberato la richiesta di adesione alla istituenda Città Metropolitana. Altre realtà che stanno valutando di fare lo stesso Busto Arsizio (attualmente in Provincia di Varese) ha fatto lo stesso, mentre Saronno e Caronno Pertusella (anch’esse ora sotto Varese) hanno avviato le procedure per una consultazione cittadina.

Sarebbe il caso che Brugherio, preso atto di che disastro sia stata l’adesione alla Provincia Monzese, seguisse questi esempi.

Se tanti Comuni agissero in questo modo, si potrebbe smontare dal basso ciò che maldestramente è stato creato dall’alto. 

Se le Amministrazioni comunali non lo fanno da sole, potrebbero essere i cittadini ad indurle a farlo, mobilitandosi e chiedendo di poter decidere del futuro delle loro città.

AGGIORNAMENTO 31 OTTOBRE 2012

Il Decreto del Governo è stato emesso e comporta qualche novità positiva. Quella che ci riguarda più da vicino è la riunione della Provincia di Monza e Brianza con la Città Metropolitana di Milano, dove da sempre avrebbe dovuto essere.

Si può fare ancora meglio, creando una Città Metropolitana di impostazione realmente europea, cioé allargandola anche alle aree contigue (come dicevamo sopra, Como, Lecco, Lodi e Varese). Rimane valida la considerazione che una parte importante possono svolgerla i cittadini, chiedendo ai propri Comuni di fare quello che hanno fatto Busto Arsizio, o Saronno e Caronno Pertusella.

La Città Metropolitana è tutta da creare. Partecipiamo tutti a questa attività. Agiamo da cittadini attivi per realizzare l’Istituzione che vorremmo.

Qui sotto, la nuova mappa delle Province italiane.

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