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PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA: NULLA DA SEGNALARE

novembre 27, 2012

Finalmente, dopo mesi di sovraesposizione mediatica e di campagna pubblicitaria, fra pochi giorni lo show delle primarie del cosiddetto centrosinistra avrà il suo termine.

Fino ad ora non ce ne siamo mai occupati, perché abbiamo ritenuto che la soluzione ai problemi che affliggono l’Italia non vada ricercata fra quelle offerte dalla colazione PD-SEL_PSI. Tuttavia, in questo momento, riteniamo sia giusto esprimere una nostra breve analisi dei risultati, come è normale che avvenga in democrazia quando ci si trova di fronte ad eventi che riguardano la vita politica della comunità.

Indipendentemente da quale sarà il risultato del ballottaggio (che vede comunque favorito in buona misura Pierluigi Bersani) si può dire tranquillamente che questa consultazione non ha portato nessuna novità di rilievo.

Nonostante i dirigenti del Partito Democratico e parte della stampa abbiano, prima e dopo lo svolgimento delle votazioni, eletto queste primarie a mirabile esempio di partecipazione , coinvolgimento dei cittadini ed espressione di una volontà di cambiamento, in realtà se si osservano i dati appare evidente che la risposta degli elettori è stata tiepida.

Innanzitutto i numeri.

A queste primarie hanno votato 3.107.658 persone; i partiti partecipanti sono PD, SEL e Partito Socialista.

Nel 2005 votarono 4.311.149 elettori; i partiti partecipanti erano l’Ulivo, Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, IDV, Verdi e Udeur.

Nel 2007. votarono in 3.517.370; partecipò solo il PD.

Nel 2009. i voti sono stati 3.102.709; anche in questo caso l’unico partito era il PD.

Le primarie quindi hanno perso 1.203.491 elettori rispetto al 2005, 409.712 rispetto al 2007, e ne hanno guadagnati solo 4949 rispetto al 2009.

Mentre nel 2005 però, le forze politiche contendenti erano 6, e quindi una diminuzione dei votanti rispetto a quella edizione può anche essere considerata “fisiologica”, il paragone con il 2007 ed il 2009 rende evidente come queste primarie 2012 non siano state affatto un successo.

Infatti oggi, con 3 partiti coinvolti anziché uno, ed un risalto senza precedenti da parte dei mezzi di comunicazione, il numero dei voti cala del 13% rispetto al 2007, e rimane stabile rispetto al 2009. Questo indica un evidente calo di fiducia degli elettori di centrosinistra.

La ragione di questo può essere trovata nella moderazione che caratterizza il Partito Democratico ed i suoi alleati.

Il 44,9% delle preferenze è andato a Bersani, che ha ricevuto il consenso dell’apparato del partito, dei “fedelissimi” che si affidano sempre e comunque alla continuità. Il fatto che non abbia vinto al primo turno significa che perfino una parte di questo apparato ha disertato la consultazione.

Il 35,5% è andato a Renzi, che ha raccolto i voti della parte più conservatrice del PD e anche qualche voto proveniente da persone che normalmente votano il centrodestra (come ad esempio Stefano Bellei, segretario della Lega Nord di Modena, leggi qui). Sono i voti di quelli che vogliono cambiare la classe dirigente del PD senza mutare la politica del partito.

Nichi Vendola, con 15,6% non è riuscito neanche lontanamente a raccogliere ciò che sperava. Per entrare nel club delle primarie ha rinunciato a buona parte dei contenuti che dovrebbero essere fondamento della sinistra, ma questa mossa gli ha alienato i favori di quella base elettorale a cui si è autoproposto come unica alternativa al centrosinistra moderato. Non è stato in grado di aggregare attorno alla sua persona i consensi dell’elettorato di sinistra, perché quest’ultimo, proprio a causa dell’eccessivo avvicinamento delle posizioni di SEL a quelle dei Democratici, non lo ha ritenuto capace di attuare quel cambiamento di cui l’Italia ha bisogno. Citando un articolo di Matteo Pucciarelli su Micromega: “Vendola e il suo gruppo dirigente hanno pensato – a torto – che bastasse la poesia dei comizi e un po’ di web-marketing per vincere, superando a pie’ pari tutte le relazioni e i rapporti necessari per mobilitare in primis il “proprio” popolo. Vendola è arrivato alle primarie con il fiatone, appannato, confidando solo e semplicemente sulla propria attrattiva personale e sul clan dei fedelissimi, molti dei quali con evidente e preoccupante tendenza culto della personalità. No, per vincere non basta. Per cambiare il Paese non basta”

Queste primarie disegnano uno scenario esattamente identico a quello esistente prima del loro svolgimento. Chiunque vinca fra Bersani e Renzi, il centrosinistra risulterà guidato da un leader in diretta continuità con Monti ed il suo Governo, con una corrente di sinistra (SEL) senza il peso necessario a poter incidere in modo significativo sulle politiche e sulle strategie della coalizione.

Per quello che riguarda Brugherio la situazione non è diversa.

Bersani è al 40,22%, Renzi al 38,52% e Vendola al 17,2%. L’unica piccola novità risulta essere maggiore vicinanza dei due competitori principali rispetto al dato nazionale, con l’eventuale possibile influenza che ciò potrebbe avere negli equilibri interni al PD locale.

In conclusione, queste primarie e questo centrosinistra non sono quello che serve al Paese.

L’Italia ha bisogno di un taglio netto rispetto a quello che è stato fatto da Mario Monti, e dai Governi di centrodestra prima di lui.

Cambiare #sipuò, ma la strada da seguire non è quella di cui parlano Bersani o Renzi: leggi qui la nostra proposta.

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One Comment leave one →
  1. pietro permalink
    novembre 29, 2012 11:29 am

    Non vi sembra un giudizio troppo severo sulle primarie?
    Io ho trovato fuori-format il debutto del c.sinistra su sky, fino all’ultimo non volevo andare a votare, poi Renzi mi ha convinto a non andarlo a votare.
    Ieri sera, abbiamo anche assistito in diretta l’anteprima di una scissione non annunciata nel pd.
    Essere stati in passato troppi rigorosi nei confronti del governo Prodi1, qualcuno, ha spalancato le porte a un governo di destre impegnato troppo sui dibattimenti giudiziari e costruire progetti per centrali nucleari inutili.
    A proposito, che fine ha fatto l’idv ieri sera? non una parola da ambo i leader su l’alleato scomodo per queste ultime elezioni. L’altra volta rifondazione , questa volta l’ idv messa all’angolino.
    Il fronte della destra è solo sparpagliato, se si ricompattano vincono ancora.
    Pietro

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