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NASCE LA NUOVA TASSA SUI RIFIUTI: SI CHIAMA TARES

gennaio 10, 2013

Nel 2013, oltre a nuovi rincari delle bollette energetiche, delle assicurazioni, dei pedaggi autostradali etc., arriverà una nuova tassa, regalo del Governo Monti, di cui pochi parlano. Si chiamerà TARES e darà applicazione a quanto stabilito dall’articolo 14 del Decreto Legge 201 del 2011.

In realtà non è un’invenzione totalmente nuova, dal momento che ricomprende la vecchia TARSU o la TIA nei Comuni che l’avessero attivata in sostituzione della prima (cioè rispettivamente la tassa sui rifiuti solidi urbani e la tariffa di igiene ambientale), con alcune significative novità.

In particolare, la TARES, la cui prima rata era inizialmente prevista per il mese aprile 2013, ma è poi stata spostata a luglio, obbliga i Comuni a coprire con il proprio gettito il 100% delle spese relative ai rifiuti. Dal momento che attualmente questo non avviene dappertutto (molti Enti Locali con le entrate TARSU arrivano a coprire l’80-85% di tali costi), già questo potrebbe generare un aumento della tassazione dovuto alla necessità di incamerare la percentuale mancante.

In aggiunta a questo, la TARES, che è dovuta “da chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani” (art. 14, comma 3) dovrà servire a pagare le spese sostenute dai Comuni per i cosiddetti “servizi indivisibili”, come illuminazione pubblica, manutenzione strade, manutenzione verde etc.. A tale scopo, alla tariffa viene applicata una maggiorazione pari a 0,30 euro per metro quadrato.

Il risultato previsto è un considerevole aumento dell’esborso a carico delle famiglie. Per la nostra zona alcune simulazioni effettuate di recente dagli Enti Locali parlano di circa il 30% di incremento per il contribuente medio.

Intendiamoci, che il sistema di tassazione dei rifiuti avesse bisogno di essere ammodernato è sicuramente vero. Ma nel farlo si sarebbe dovuto tenere conto di principi di equità, che consentissero di far pagare di più chi produce più rifiuti.

Inoltre sarebbero necessari investimenti pubblici per nuove regole per favorire la riduzione della produzione di rifiuti (intervenendo quindi a monte del problema), per incrementare la raccolta differenziata e ridurre gli sprechi nell’illuminazione pubblica. Sono questi gli interventi che rappresentano le vere soluzioni da applicare per ridurre i costi a carico della pubblica amministrazione e contemporaneamente fare bene all’ambiente.

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Invece, come al solito, il Governo dei tecnici ha preferito agire in modo grossolano, non facendo nulla per ridurre i costi alla radice, ed “accontentandosi” di recuperare gettito tassando le famiglie e penalizzando le fasce sociali deboli.

Un bel biglietto da visita per chi è già entrato in campagna elettorale promettendo di ridurre l’IMU.

Monti, con la complicità di Pdl, PD, Lega Nord, UDC e Fli ha ridotto l’Italia allo stremo, continuando l’opera iniziata da Berlusconi.

Ora, alle elezioni di febbraio, chiederà agli italiani il voto, per consentire a sé stesso di avere il controllo di un bel gruppetto di Deputati e Senatori, ed allearsi con il centrodestra o il centrosinistra (chiunque di loro risulti vincitore alle urne) in modo da completare con comodo la opera di spremitura degli italiani nei prossimi cinque anni.

Ormai dovremmo aver capito che dalla crisi non si esce rimanendo all’interno del sistema che l’ha generata, guidati dalla classe dirigente che l’ha generata.

Dalla crisi si esce cambiando la classe dirigente e scegliendo un sistema diverso. Occorre un’alternativa, che sia in forte discontinuità con la situazione attuale.

Ricordiamocelo quando andremo a votare.

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