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PUNTO E A CAPO

marzo 30, 2013

Con le ultime elezioni abbiamo assistito ad un avvenimento che sembrava difficile immaginare soltanto qualche mese fa.

Il sistema politico fintamente bipolare costituito da un centrodestra ed un centrosinistra che in realtà rappresentano e sono supportati dalla stessa tipologia di gruppi di interesse è stato messo in profonda crisi dall’ingresso sulla scena del Movimento 5 Stelle.

Se questo è avvenuto, è perché tale movimento ha saputo concentrare su di se l’attenzione di quella enorme fetta del popolo italiano (ormai pari al 50% dell’elettorato) che non si riconosce più e non ha più fiducia nei due schieramenti di centrodestra e centrosinistra. Significa che la maggior parte degli italiani (se si sommano gli astensionisti, gli elettori del M5S e quelli che hanno votato Rivoluzione Civile) sono in aperta opposizione al bipolarismo italiano ed alle politiche economiche che esso ha introdotto e portato avanti fino ad ora (e che, se ne avesse i numeri, porterebbe avanti in futuro).

Ora più che mai è il momento di ripartire nella costruzione di un progetto politico nuovo, che aggreghi sotto un unica bandiera tutti quei soggetti che si riconoscono in valori comuni (che sono poi quelli della sinistra) e vogliano portare avanti un’azione politica realmente alternativa ed in decisa discontinuità con l’attuale sistema.

Occorre riprendere il percorso avviato con Cambiaresipuò e che si è interrotto a causa degli errori commessi alla creazione di Rivoluzione Civile e che hanno generato il fallimento di quest’ultima e ora renderanno più difficile e complicato ripartire.

Ma ripartire con un progetto nuovo, con una nuova forma di partecipazione dal basso e nuovi modi di comunicare e di essere presenti sui territori è fondamentale, perché esistono numerosi temi ed argomenti di vitale importanza per il futuro del Paese (e non solo) che non hanno nessuna speranza di venire affrontati o di entrare nei programmi delle forze politiche che compongono l’attuale sistema.

Il centrodestra ed il centrosinistra, unitamente a Monti sono coloro che hanno approvato l’obbligo del pareggio di bilancio e l’assoggettamento al fiscal compact, provvedimenti che impediranno all’Italia qualunque possibilità di sviluppo, di uscita dalla crisi e perfino di mantenimento di un adeguato livello di servizi ai cittadini. Al di là delle dichiarazioni di facciata questi partiti non faranno nulla per uscire da questa situazione in cui le regole vengono dettate agli Stati dalla finanza internazionale ormai globalizzata.

Dire che l’Italia può finire come la Grecia non è uno slogan disfattista, è la pura verità e per capirlo è sufficiente osservare le conseguenze della politica di austerità portata avanti nell’ultimo anno da centrodestra, centrosinistra e Monti: il tessuto produttivo si sta disgregando e rischia di non poter essere più ricostruito; ogni giorno si assiste alla chiusure di imprese ed al trasferimento all’estero di altre; la disoccupazione aumenta senza sosta e quella giovanile è ai massimi storici, la fascia di italiani sotto la soglia di povertà è in continua crescita; l’ambiente subisce continui attacchi e sovente si rivolta creando vittime e danni.

Anche i servizi pubblici sono fermi, con gli Enti Locali schiacciati dai tagli imposti dall’austerità, che incidono per l’80 per cento su di loro e per il 20 per cento sullo Stato centrale, nonostante la ripartizione della spesa pubblica sia l’inverso.

Questa strategia ha lo scopo di ridurre in ginocchio gli Enti Locali ed esasperare la popolazione, costringendo i primi a svendere ai privati i servizi, il territorio, le infrastrutture, i beni comuni, addirittura la sanità (vi ricordate le dichiarazioni di Monti in merito all’insostenibilità della sanità pubblica? Ne abbiamo parlato nell’articolo che potete leggere cliccando qui). E’ il sistema che Berlusconi e Monti hanno utilizzato in modo molto spinto, incrementando una anomalia italiana che vede spesso grandi società private realizzare guadagni sfruttando il patrimonio pubblico e sottraendo agli italiani il controllo e la sovranità su quest’ultimo (è il caso delle “grandi opere” finanziate con soldi pubblici, i cui utili sono incassati dai privati).

Impedire che i servizi pubblici vengano privatizzati è il primo passo per avviare un processo di ammodernamento e di efficentamento della pubblica amministrazione, che passi dalla gestione partecipata (dai cittadini) del bene pubblico e dalla riconversione ecologica di tutto il sistema economico.

Gli Enti Locali possono e devono essere il motore che avvii, promuova e guidi questo processo, mettendo in comunicazione la domanda di servizi (energia rinnovabile, efficienza energetica, acqua pubblica, rifiuti zero, mobilità sostenibile, mense con cibi biologici e a km0, edilizia ecologica e sociale, salvaguardia idrogeologica, assistenza medica, istruzione e formazione permanenti, e altro ancora) con quei soggetti produttivi che possono fornire tali servizi. In questo modo si fornirà una risposta alle esigenze concrete della popolazione, con ricadute positive sulla qualità della vita delle persone, e si renderà possibile un nuovo sviluppo per il tessuto delle imprese dei vari territori.

Deve cessare il periodo delle multinazionali che sfruttano territori e lavoratori e poi se ne vanno portandosi via conoscenze, brevetti, commesse e macchinari, non appena trovano nuovi Paesi con manodopera a basso costo da sfruttare. Le imprese devono tornare a dialogare e ad essere parte (in positivo) del territorio dove sono collocate.

I Comuni devono essere parte attiva nel salvataggio delle imprese con un’attività di regia e di messa in rete di tutti quei soggetti (Enti, associazioni, scuole, università, centri di ricerca, altre aziende etc.) che possono rendere possibile la riconversione ed il nuovo sviluppo.

Ma questi temi non fanno sicuramente parte dell’agenda né dei Berlusconiani-leghisti, né di quella dell’alleanza PD-SEL, né dei Montiani.

Anzi, tutti loro hanno come obiettivo l’esatto opposto (lo hanno dimostrato sia quando hanno governato separatamente, sia nel periodo in cui sono hanno governato assieme con Monti Presidente del Consiglio) e intendono fare di tutto per mantenere l’attuale condizione di declino e salvaguardare gli interessi dei gruppi economici da cui sono sponsorizzati.

E allora occorre un soggetto politico nuovo, che risollevi finalmente il Paese. Noi ci stiamo già lavorando (leggi qui).

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