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PESSIMO NAPOLITANO

aprile 4, 2013

Giorgio Napolitano non è stato un buon Presidente della Repubblica per tanti motivi.

Il suo settennato è stato caratterizzato da un lato da importanti ed ingiustificate uscite da quello che avrebbe dovuto essere l’ambito delle sue prerogative istituzionali, dall’altro dalla passiva e silenziosa accettazione di provvedimenti legislativi sulla cui legittimità sussistevano forti dubbi.

E’ stato il Presidente dei Poteri Forti. Colui che ha avuto il compito di garantire che la situazione politica italiana presentasse le condizioni che meglio salvaguardassero non l’interesse dei cittadini, bensì quello dei mercati, delle banche, delle multinazionali.

Anche ora sta cercando di gestire la crisi istituzionale in modo da lasciare la propria ingombrante impronta sul Parlamento e sul Governo che verrà.

Se avesse a cuore il bene dell’Italia dovrebbe invece dimettersi ora, lasciando che il Parlamento elegga il nuovo Capo dello Stato senza il condizionamento di “saggi”, grosse coalizioni, governissimi etc.. Sarà poi il suo successore a gestire la situazione, eventualmente sciogliendo le Camere se non vi fosse la possibilità di uscire dallo stallo.

Trascriviamo qui sotto il testo del comunicato del Comitato operativo nazionale di A.L.B.A., che esprime molto bene la nostra posizione.

 

Comunicato: Presidente Napolitano: un presidente di fiducia di Berlusconi e dei mercati. Il Parlamento esca dal congelatore e legiferi subito.

3/4/2013

Un mese fa il voto ha spazzato via il blocco che in Italia aveva immobilizzato la politica e il suo rapporto con la società, imponendo un bagno di realtà.

Adesso il presidente Napolitano con il suo comunicato configura un’operazione di azzeramento e congelamento proprio di quella critica profonda rivelata dalle elezioni, con ciò negandone di fatto il significato. Siamo sconcertati ed allarmati.

Si perpetua insopportabilmente il governo Monti, dimissionario e non  espressione di questo Parlamento, ridandogli centralità quale soggetto attivo di politica economica interna ed europea.

Napolitano nomina direttamente due gruppi di “saggi” (o ricognitori-facilitatori), mettendo assieme rappresentanti del cosiddetto centrosinistra e del centrodestra. Obiettivo: facilitare la convergenza su un programma di indirizzi istituzionali ed economici in perfetta consonanza con quanto imposto dagli organi europei, con il Fiscal compact e il più recente Two-Pack, per il governo che verrà, quale che sia, ma se di larga coalizione è meglio.  Nel dichiarare che, nella scelta dei nomi (Quagliarello, Mauro e Violante per tutti), la nomina di soli uomini è stata fatta “per motivi oggettivi”, il presidente Napolitano permette a tutte/i noi di esprimere un giudizio sulla sua cultura politica: inaccettabile.

Si compiono due atti inammissibili: si svilisce con una sorta di commissariamento il Parlamento neoeletto e ci si arroga un potere di indirizzo politico sulla costruzione del governo, che la Costituzione non assegna al Presidente della repubblica.

Giorgio Napolitano con Mario Monti

Giorgio Napolitano con Mario Monti

Altrettanto grave e preoccupante appare il congelamento del pre-incarico a Bersani, sospeso e complice in uno strano limbo in cui da un lato non lo si manda alle Camere, pretendendo la certezza di una maggioranza prima del voto di fiducia, e dall’altro non si conferisce a nessun altro/a un secondo incarico, per quanto necessario e auspicabile.

Emerge così in maniera evidente il punto limite di un ventennio di conflitto tra le prerogative costituzionali della democrazia parlamentare e sistemi elettorali artificiosamente maggioritari, in una, neppur troppo silenziosa marcia, verso un presidenzialismo che pur rigettato dal Referendum del 2006, piace troppo a tanti a destra come a centro-sinistra.

Il disegno costituzionale, voluto dai padri costituenti, che venivano dall’esperienza della monarchia e del fascismo, fu quello di porre dei limiti al capo dello Stato, fissandone in maniera assai precisa le prerogative. A Napolitano evidentemente ciò va stretto: ha cominciato perlomeno con l’incarico a Monti nel novembre del 2011, che costituì un trasferimento assiale di sovranità in “stato di eccezione” dal parlamento al presidente. Ma lo stato d’eccezione si sta indefinitamente prolungando: un altro atto gravissimo che ha immediatamente preceduto l’ultimo e che non ha purtroppo suscitato nessuna ondata di indignazione civile, è stato il salvacondotto giudiziario per Berlusconi: il tribunale di Milano, recependo le parole appena pronunciate da Napolitano, ha esteso in modo abnorme la norma sul legittimo impedimento, andando molto oltre i vari lodi berlusconiani, che almeno intendevano tutelare cariche istituzionali, mentre qui si tutela un leader di partito. Le fortune di Berlusconi sono da sempre legate all’azione del presidente Napolitano, che anche in questo finale di mandato cerca di spendere tutto il proprio ruolo per garantirgli la massima agibilità.

Ma questo parlamento ha l’occasione di fare saltare questo blocco, entrando nel merito, attivandosi subito e votando ben prima del 15 aprile – anche in mancanza delle commissioni permanenti – risoluzioni e determinazioni d’indirizzo importanti:

  • sul conflitto di interessi e l’ineleggibilità
  • per l’annullamento della TAV Torino Lione
  • per una legge di stabilità fuori dai parametri del fiscal compact
  • per il reddito di cittadinanza

Sarebbe un efficace scongelamento della democrazia e un modo per svuotare le manovre in atto, e per avviare un processo di ritorno  alla Costituzione. In questo senso occorre anche puntare all’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica garante dell’innovazione democratica fondata sul carattere progressivo della democrazia costituzionale.

Per questo promuoviamo, insieme con realtà come noi sconcertate          e preoccupate, PRESÌDI DIFFUSI A PARTIRE DA VENERDÌ 5 aprile.

ALBA – Comitato operativo nazionale

Per leggere il comunicato dal sito di ALBA nazionale clicca qui

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