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PERCHE’ DICIAMO CHE LA DEMOCRAZIA STA TORNANDO. NONOSTANTE LETTA E L’INCIUCIO

giugno 12, 2013

In merito al risultato delle recenti elezioni amministrative, il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha commentato così: “Il risultato va valutato nel complesso, nel primo, nel secondo turno e quello siciliano ma è un risultato che rafforza lo schema delle larghe intese e mi spinge e ci spinge a lavorare di più”.

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Sta mentendo agli italiani. Il voto di questi giorni, con un alta percentuale di astensione ed un risultato significativo di quei soggetti che si pongono come alternativi ai partiti tradizionali  come Movimento 5 Stelle, Liste Civiche, in alcuni casi sinistra “radicale” indica con chiarezza il fallimento delle larghe intese ed un ulteriore allontanamento dei cittadini dalla politica o comunque dal modello di politica incarnato da Letta e dai suoi sostenitori ed alleati.

In un contesto di questo tipo, il centrosinistra è stato considerato (almeno da larga parte degli elettori) il “meno peggio” ed è riuscito a prevalere praticamente ovunque (a parte Pomezia e Assemini dove ha vinto il M5S).

Questo dato dovrebbe indurre Letta ed il PD a considerare che il legame con il Pdl non sia più necessario, dal momento che la netta sconfitta del centrodestra in tutto il Paese ne riduce considerevolmente il potere contrattuale.

Dovrebbe indurli di conseguenza a sciogliere le “grandi intese” e ad accordarsi con il Movimento 5 Stelle per realizzare quei provvedimenti indispensabili per il Paese, ed avviarlo verso le elezioni dopo aver modificato la legge elettorale in senso proporzionale (dal momento che anche il bipolarismo è risultato un fallimento).

Questo avverrebbe se Letta ed il PD avessero a cuore l’interesse dell’Italia. Dal momento però che il premier ha dichiarato l’esatto contrario (e nel suo partito non hanno fatto a gara per smentirlo) significa che in realtà gli interessi che gli stanno a cuore sono quelli della finanza europea, che vuole mantenere la situazione italiana esattamente così com’è.

Le “grandi intese” (ma sarebbe meglio chiamarlo inciucio) gli servono, le vuole fortemente. Sono anni che lavora alla loro creazione, assieme a suo zio Gianni, e ad una parte consistente dei dirigenti del PD. Le difenderà a tutti costi, qualunque risultato elettorale gli venga posto di fronte. Perché, a quelli come lui, la democrazia non interessa.

E allora, la democrazia se la devono riprendere i cittadini. Lo dice molto bene Andrea Bagni, nel testo che potete trovare pubblicato sul sito internet di A.L.B.A. Nazionale (clicca qui) e che trascriviamo qui sotto.

Se ne parlerà il 14 e 15 giugno prossimi in occasione dell’incontro nazionale di A.L.B.A. a Bari. Per informazioni clicca qui.

Perché “La democrazia sta tornando”

Nel Cile del 1988 Pinochet sfida con un referendum il popolo a decidere sulla continuità del suo regime. Mi volete ancora per otto anni oppure no. Ce l’avete il coraggio? La sicurezza, l’economia distruttiva e vincente del neoliberismo rampante, da una parte. Il rischio del caos, il “ritorno del comunismo”, le file ai negozi, la fame, dall’altra. E lui che si mostra paterno in televisione, senza divisa militare, circondato da bambini, come un vecchio padre. Il suo apparato politico-militare pronto a terrorizzare, violentare, organizzare brogli per vincere. Partecipare al referendum voleva dire anche rischiare di stare al suo gioco, di un progetto truccato in partenza, utile solo a legittimare la continuità del regime. La battaglia per il NO però si fa lo stesso e la racconta il film di Pablo Lorrain I giorni dell’arcobaleno. Il Cile è un disastro di violenza e sopraffazione, ma ci sono quindici minuti di televisione a disposizione delle opposizioni. Divise. Si potrebbe concentrare l’attenzione sui torturati, gli scomparsi, l’ingiustizia dei privilegi, le donne e gli uomini feriti nell’anima e lasciati ai margini di tutto. Però la campagna per il NO sarà una geniale imitazione-rovesciamento della comunicazione pubblicitaria di massa. Quella finta che serve a vendere prodotti fasulli. Non va bene lamentarsi e basta, mostrare corpi massacrati, volti sanguinanti, povertà dei sobborghi. C’è altro che può accendere passioni e speranze. Da dentro l’incubo di un regime sanguinario lo slogan sarà, L’allegria sta tornando. La fine del regime sarà anticipata, già come vissuta, raccontata da immagini di gioia, di festa popolare, di vittoria. Mobilitante è la speranza, la certezza politica della liberazione. Anche dal fondo dell’abisso della repressione e dell’ingiustizia. Un abisso anche noi qui lo vediamo da vicino – fatto di crisi devastante del tessuto culturale e sociale, della partecipazione politica, delle relazioni fra società e istituzioni, dei rapporti umani con la natura. Neanche noi però siamo morti, soffocati e ammutoliti in quel baratro. Siamo vive e vivi. C’è altro fuori le mura dei palazzi del potere – castelli kafkiani che si puntellano in grandi alleanze per resistere allo tsunami del vuoto che li circonda, del deserto di fiducia e di voti che li travolge. Fuori si può anche costruire altro. Essere altro. Allora anche noi possiamo dire, guardando l’abisso ma senza sprofondarci tristemente  rassegnati, La democrazia sta tornando. Viene da un’altra parte e va da un’altra parte. Ma torna. (Andrea Bagni)

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One Comment leave one →
  1. giugno 12, 2013 8:53 am

    L’ha ribloggato su The Law of News.

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