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L’INGANNO DELLA PACIFICAZIONE POLITICA: UN RITORNO AL PASSATO

giugno 17, 2013

Il fatto che sabato scorso, sia stato permesso che a Rogoredo, periferia di Milano, all’interno di un capannone privato, si svolgesse un raduno neonazista sotto forma di concerto, rappresenta un tradimento del passato, della recente storia da cui proviene il nostro Paese.

Di chi è la colpa? Del silenzio. Del silenzio di tutti, Istituzioni, partiti, ma anche cittadini, difronte a questo ulteriore sfregio fatto alla memoria, alla democrazia, alla libertà e alla Costituzione.

Non è ammesso ricordarsi di certi valori un solo giorno all’anno e, una volta trascorso il 25 aprile, chiudere gli occhi per gli altri 364.

Molti chiudono gli occhi per trascuratezza, o per sottovalutazione, altri per ignoranza, altri ancora per non avere preoccupazioni ulteriori rispetto a quelle che già hanno; molti però, lo fanno per una questione di comodo. Perché ritengono utile applicare la tattica della “pacificazione”.

Mai come in questo ultimo periodo si è sentito utilizzare così spesso da politici e mass media il termine “pacificazione”? Ma che cosa intendono con tale parola? In pratica stanno cercando di far entrare nel senso comune il concetto che per governare il Paese il centrodestra ed il centrosinistra debbano abbandonare le contrapposizioni e mettersi insieme in una alleanza permanente. L’inciucio quindi, da situazione percepita come anomala e, fino a questo momento, motivata dall’emergenza, dovrebbe diventare la condizione normale.

Questo, oltre ad avere tutte le caratteristiche di uno stratagemma per garantire gli interessi dei gruppi di potere che appoggiano i partiti a svantaggio degli interessi reali del Paese, comporta anche lo snaturamento di alcuni dei valori su cui si fonda la nostra democrazia.

Infatti, per instaurare il clima di compromesso necessario a garantire la stabilità necessaria a governare nel nome dei poteri forti, alle forze che aderiscono al patto viene richiesto di accantonare quegli elementi su cui non esiste condivisione totale.

Dal momento che una parte consistente del centrodestra italiano non ha mai fatto propri i valori della Resistenza (sui quali è basata la Costituzione della Repubblica), il revisionismo storico finalizzato a rimuovere tali valori diventa uno degli elementi dell’accordo.

E’ come se, per governare, anche le formazioni più progressiste avessero bisogno di sembrare “modernamente” pronte al confronto anche con ideologie, come quella nazifascista, che hanno sulla coscienza morte e abomini e, per non vedersi additate come partiti vetero-comunisti schiavi di vecchi ideali preconcetti, dovessero chiedere agli italiani di rinunciare al loro diritto a non vedere mai più sopraffazioni e razzismo nel nostro Paese.

Nossignori; se si vuole davvero ricominciare a respirare bisogna ripartire da quello che è stato il nostro passato, interpretarlo per quel che ha rappresentato e trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza degli orrori che lo hanno caratterizzato e le conquiste ottenute grazie alle lotte di chi ci ha preceduto.

Tutti i democratici, per essere veramente tali, devono dichiararsi apertamente antifascisti. Essere antifascisti significa essere veramente democratici solidali e inclusivi, ed adoperarsi per fare in modo che il reato di “apologia di fascismo” venga stigmatizzato e punito come stabilito dalla legge.

Ogni partito, associazione o movimento dovrebbe assumere la Costituzione, nata dalla Resistenza, come proprio punto di riferimento. Altrimenti in Italia non ci sarà progresso culturale e l’unico risultato sarà un arretramento nel pensiero e nei valori che certo non gioverà ad un Paese già in ginocchio economicamente, politicamente e culturalmente, come lo è il nostro.

Senza storia non c’è futuro possibile. Sta a noi, a tutti noi, farci carico di questa emergenza democratica.

Concludiamo con un pensiero per la giunta milanese: quello che è avvenuto sabato ha dei responsabili. Sia che essi si trovino all’interno dell’Amministrazione, o all’interno di Questura e Prefettura è doveroso che essi vengano fatti emergere, affinché eventi del genere non si ripetano mai più.

Non è praticando lo scaricabarile che i partigiani ci hanno condotto alla Libertà.

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