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IL GOVERNO INVADE LA VAL SUSA

settembre 26, 2013

Il Governo Letta ha deciso ieri di inviare altri 200 militari in Val Susa a “presidiare” il cantiere della TAV. In pratica, viene raddoppiato il contingente già presente nell’area.

Continua la situazione con cui chi governa il Paese (indifferentemente si tratti del centrodestra o del centrosinistra, ormai sempre più simili in tutto) attua una continua attività di diffamazione, criminalizzazione e repressione della protesta più che legittima della popolazione di un’intera valle contro la realizzazione di opera pubblica inutile, costosa e dannosa per l’ambiente.

Un esecutivo incapace ed inconcludente, degno rappresentante di una maggioranza di larghe intese costruita sull’intento di conservare il potere ed i privilegi nelle mani di chi li detiene da decenni, e che nei quasi quattro mesi da quando è in carica non ha fatto altro che rinviare le decisioni sui provvedimenti importanti e lavorare sottobanco per cambiare le regole a discapito della democrazia e dei diritti dei cittadini (vedi la modifica della Costituzione che sta tanto loro a cuore), ha trovato tempo, denaro e uomini da inviare in Val Susa per proteggere la TAV dalla gente, dai cittadini, dagli italiani.

I numeri dimostrano che la TAV, così come moltissime altre grandi opere pubbliche in previsione nel nostro Paese, risulta costosa, dannosa per l’ambiente, la salute delle persone ed i conti pubblici.

Essa è una ferrovia ad alta velocità che dovrebbe servire solo per le merci, quando tutti i dati degli ultimi anni dicono che il trasporto delle merci su rotaia è in calo e non vi sono prospettive di incremento per i prossimi anni.

polizia_val_susa

Se il Governo avesse realmente intenzione di incentivare il trasporto merci su ferro, sarebbe molto più saggio, meno dispendioso e meno impattante sull’ambiente ristrutturare la rete ferroviaria esistente. Ma la vera finalità dei pro TAV non è questa.

E allora da dove viene tutta questa ostinazione, tutta questa prepotenza, tutta questa rabbia arrogante che la casta riversa contro chi osa dissentire dai suoi dettami e dalle sue imposizioni calate dall’alto

C’è sicuramente una motivazione economica, legata ai colossali appalti che frutterebbero miliardi di euro alle imprese coinvolte. E’ la volontà di utilizzare soldi pubblici per far guadagnare moltissimo un numero ristretto di soggetti privati (magari amici dei politici pro TAV?), di svendere (o addirittura regalare) i beni comuni e far pagare i costi (diretti ed indiretti) agli italiani.

E poi per la TAV c’è anche una motivazione simbolica.

La protesta valsusina è nota in tutta Europa, forse per certi aspetti anche più che in Italia, dove i mezzi di comunicazione sono asserviti al potere, e fanno a gara nel fornire una versione distorta della realtà che equipara i No TAV a dei violenti, dei criminali, dei terroristi.

La lotta dei No TAV ha assunto un valore che va oltre quello (di per se già enorme) della battaglia contro la devastazione del territorio. Essa è diventata il simbolo della rivolta civile e pacifica della popolazione contro l’ingiustizia di uno Stato che vuole trattare i propri cittadini come sudditi.

Per questo motivo la classe dirigente italiana (o almeno quella sua componente, ampiamente maggioritaria che concepisce come unico modello di società quella consumistica e liberista fondata sullo sfruttamento indiscriminato e privo di scrupoli di ogni risorsa naturale, sociale ed umana) è disposta ad utilizzare qualunque mezzo per reprimere la protesta.

Per questo motivo usano la forza militare. Per questo motivo assoldano giornalisti prezzolati per far passare il fronte della protesta come un gruppo di retrogradi che è capace solo di dire di opporsi al progresso.

Chi, in varie parti del Paese, si oppone a progetti di infrastrutture lo fa perché il territorio e le popolazioni hanno già subito (per troppe volte e per troppo tempo) la realizzazione di interventi urbanistici o viabilistici senza alcun rispetto per la sostenibilità o la qualità della vita. Lo fa perché il progresso non risiede nelle grandi opere, ma nella manutenzione del territorio, che proprio quello che invece manca in Italia.

Se i No TAV vincessero, sarebbe la dimostrazione che il gigante non è invincibile. Sarebbe la l’esempio per tutti i territori assediati dalla voracità di questo sistema parassitario. La casta correrebbe il rischio di vedere moltiplicare i fronti della rivolta popolare, di veder prosciugato il fiume di soldi dei cittadini che si riversa nelle tasche degli imprenditori amici, di veder messa in discussione la propria leadership.

Correrebbe il pericolo di veder crollare il proprio regno per il semplice fatto che tanti italiani, pacificamente, ma con determinazione e fermezza, dicono NO alla depredazione di ciò che è di tutti per il privilegio di pochi, NO alla prepotenza di chi utilizza il proprio ruolo nelle Istituzioni per imporre la propria volontà, NO ad un modello di sviluppo vecchio ed insensato, che depaupera l’ambiente e quindi le persone e sta condannando il mondo a diventare un deserto nel giro di pochi anni.

Per questo crediamo che la battaglia dei No TAV non sia una questione locale. Ogni battaglia per la difesa del territorio, dei beni comuni, dei diritti dei cittadini, del lavoro è qualcosa che ci riguarda tutti.

Tav, Muos, Ponte sullo Stretto, Expo, Pedemontana lombarda, TEM, Bre.Be.Mi, e ogni altro progetto di questo tipo sono solo le diverse facce dello stesso mostro che è il sistema consumistico in cui ci ritroviamo tutti immersi.

Non esistono battaglie locali, piccole o grandi; esiste un unica grande battaglia. Se si uniscono gli sforzi, si può sconfiggere il mostro.

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