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NON SENZA INTERNO TRAVAGLIO

ottobre 4, 2013

L’altro ieri Enrico Letta ed il suo Governo hanno ottenuto la fiducia al Senato e, dopo qualche ora, quella della Camera (quest’ultima scontata, visti i numeri su cui può contare il PD a Montecitorio).

Dopo settimane in cui la vita politica del Paese è rimasta bloccata dalla disputa sulla decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di Senatore e dai ricatti cui quest’ultimo ha sottoposto la maggioranza, dopo giorni in cui sono stati spesi fiumi di parole su giornali e televisioni per commentare le dichiarazioni dei vari esponenti di partito, e per ipotizzare possibili scenari futuri, dopo i soliti moniti di Napolitano sull’importanza della tenuta delle “larghe intese” per garantire la stabilità, oggi è arrivato il verdetto dell’Aula di Palazzo Madama.

Quello che sorprende, più che il risultato in sé, è il fatto che lo stesso Berlusconi, con un inversione di marcia impensabile fino a qualche ora prima, abbia votato, “non senza interno travaglio”, la fiducia a Letta.

Il risultato non sorprende perché era chiaro da tempo che, comunque fosse andata, Napolitano avrebbe fatto di tutto per non mandare gli italiani nuovamente al voto. Il compito per il quale Re Giorgio è stato messo al suo posto dai poteri forti è quello di garantire gli interessi della troika europea, che vuole che in Italia ci sia un esecutivo al suo servizio (come Letta e come Monti prima di lui) che faccia pagare il costo della crisi ai cittadini con redditi medio bassi anziché ai ricchi, agli speculatori, alle banche.

Per questo motivo se anche Letta fosse caduto, Napolitano avrebbe provato qualunque mezzo per incaricare un nuovo Governo (probabilmente un Letta bis) e non dover indire elezioni anticipate.

L’esito della votazione di oggi tuttavia fornisce un’indicazione importante: Berlusconi non è più il padrone assoluto del centrodestra. Ha perso pezzi importanti fra i suoi “fedelissimi” (un nome fra tutti: Angelino Alfano) che hanno organizzato il gruppo di dissidenti e, a differenza di quanto avvenne in passato (vi ricordate il tentativo di Fini con Futuro e Libertà?), non è riuscito a ricomprarseli.

berlusconi_microfono

Evidentemente la condanna per frode fiscale ed un generale appannamento che la sua figura ha subito negli scorsi mesi hanno indotto molti parlamentari (e probabilmente anche altri dirigenti del partito) a pensare che sia meglio cercarsi un altro carro su cui salire.

E così l’ex Cavaliere è stato costretto ad allinearsi lui, alle posizioni dei dissidenti. Vedremo che mosse tenterà per cercare di risalire la china.

Sarebbe però gravissimo se questo voto di fiducia fosse il prezzo pattuito per far votare oggi la non decadenza da Senatore a tutta la maggioranza (PD compreso). Vorrebbe dire che la legge è stata barattata con gli interessi dei partiti e delle lobby.

In ogni caso tutta la vicenda suscita un notevole disgusto per il totale disinteresse per il bene della collettività che questa classe politica ha ancora una volta dimostrato.

L’intero apparato statale, già provato dai continui tagli di spesa imposti dall’Europa, è stato bloccato per mesi dai ricatti di Berlusconi.

In un Paese normale un politico condannato per in via definitiva non avrebbe mai potuto permettersi di lanciare proclami televisivi pieni di accuse contro la magistratura e di dichiarazioni eversive, né avrebbe potuto permettersi di condizionare l’attività del Parlamento del Governo facendo approvare provvedimenti a lui graditi (vedi la finta abolizione dell’IMU, che ha causato l’aumento dell’IVA al 22% per far quadrare i conti dello Stato) sotto la minaccia di passare all’opposizione e far cadere l’esecutivo.

E tutto questo è stato possibile per colpa del Partito Democratico, che è rimasto in balia di questi comportamenti inaccettabili perché non ha avuto né la capacità né la volontà di frenarli.

Noi lo abbiamo detto fin dall’inizio, ed i fatti ci stanno dando ragione: se il PD avesse avuto a cuore l’interesse della nazione, dopo le scorse elezioni avrebbe dovuto formare un Governo di emergenza (o di scopo, se si preferisce) concordando un appoggio esterno con il Movimento 5 Stelle, approvare alcuni provvedimenti urgenti (ad esempio per salvaguardare l’occupazione e proteggere le fasce sociali deboli), varare una nuova legge elettorale in senso proporzionale (in modo che la composizione del parlamento rispecchi effettivamente la volontà espressa dagli elettori) e crei le condizioni per la governabilità e una volta fatto ciò rassegnare le dimissioni e far indire al Presidente della Repubblica nuove elezioni.

Purtroppo però l’obiettivo del PD è, come per Napolitano, quello di obbedire ai dettami della troika Unione Europea-Banca Centrale Europea-Fondo Monetario Internazionale e di garantire a quest’ultima la presenza di un Governo che consenta di assoggettare l’Italia alle regole volute dalla finanza internazionale. Da qui nascono le “larghe intese” (già ai tempi di Monti), con tutti i compromessi e gli accordi sottobanco che esse comportano. Bel comportamento per un Partito che si era presentato di fronte agli elettori chiedendo il voto perché “altrimenti avrebbe vinto Berlusconi”.

Il Governo Letta non ha saputo produrre altro che rinvii sulle decisioni importanti, mentre è stato molto attivo nell’avviare le procedure per modificare la Costituzione in modo da renderla meno democratica e più aderente ai desideri dei poteri forti.

La sua prosecuzione non migliorerà certamente le cose. Gli elettori di centrosinistra (e buona parte della base dei Democratici) continueranno ad essere traditi e gli italiani tutti subiranno gli effetti dell’operato di questa classe dirigente incapace ed indegna che, i fatti di questi giorni lo dimostrano una volta di più, ha trasformato la politica in un mercato, in uno spettacolo farsesco dove ognuno può dire tutto ed il contrario di tutto, e rimangiarselo dopo dieci minuti.

Per uscire dalla crisi, che non è solo economica, ma anche politica, sociale e morale, per cambiare finalmente l’Italia occorre cambiare classe dirigente, e per farlo serve l’impegno di tutti gli italiani onesti e democratici.

Un momento fondamentale sarà la manifestazione del 12 ottobre a Roma. Uniamoci tutti attorno alla Costituzione, e mandiamo a casa tutti quelli che stanno da troppo tempo offendendo e mettendo in ginocchio il Paese.

 

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