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LEGGE DI STABILITA’ = AUSTERITA’

ottobre 21, 2013

Che cosa stiano facendo il Parlamento ed il Governo in questi giorni a parte polemizzare (o fingere di farlo) sulla Legge di Stabilità non è facile da capire.

A riguardo c’è da dire che il testo approvato dall’Esecutivo tra martedì e mercoledì (e che dovrà essere discusso in Parlamento nelle prossime settimane a partire da domani quando approderà al Senato) si presenta in linea con la politica italiana degli ultimi anni (supina nei confronti dei diktat dei poteri forti europei).

Se è vero che sono previsti gravi fiscali nei confronti soprattutto delle imprese (3,7 miliardi di euro nel 2014) e una proroga fino al 2015 delle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica e di ristrutturazione edilizia, è anche vero che sono previsti 8,6 miliardi di euro di risorse da ottenere da tagli alle spese (con conseguente ulteriore riduzione dei servizi pubblici) e da nuove tasse a cui si aggiungeranno 1,5 miliardi dalla vendita (più probabilmente svendita) di immobili di proprietà pubblica. Tutto questo considerando che l’importo degli interventi di spesa previsti è di 11,6 miliardi di euro.

L’uscita dalla crisi ancora non si vede (e chissà per quanto sarà ancora così) e Letta ed i suoi alleati (Berlusconi compreso) continuano ad aumentare il peso a carico dei cittadini.

Che dovrebbero sentirsi presi in giro. Continua infatti la telenovela IMU-Tassa rifiuti (TARSU, poi TARES, poi TASER; ne avevamo parlato nell’articolo che potete leggere cliccando qui).

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Queste due imposte (per quanto riguarda l’IMU limitatamente alle prime case non di lusso) saranno sostituite dalla TRISE (Tributo sui Servizi), la quale sarà suddivisa in due parti: la TARI per i rifiuti e la TASI sui cosiddetti “servizi indivisibili” (cioè quelle attività che il Comune svolge con beneficio della collettività e non sono attribuibili individualmente).

L’importo della TARI sarà calcolato in funzione della superficie delle proprietà come avveniva già per la TARSU (siamo quindi ben lontani dall’applicazione del principio che chi produce maggiori quantitativi di rifiuti paghi di più rispetto a che ne genera di meno); la TASI avrà invece un’aliquota di partenza pari all’1 per mille con stessa base imponibile dell’IMU.

Viene confermato quello che avevamo scritto a suo tempo, e cioè che i soldi che non entreranno dall’IMU sulle prime case verranno presi in altro modo dai risparmi degli italiani.

Oltre a questo c’è la questione ridicola della riduzione del cuneo fiscale che comporterà 1,5 miliardi di euro di detrazioni Irpef a favore dei lavoratori dipendenti con redditi fino a 55.000 euro annui. La CGIA di Mestre ( Confederazione Generale dell’Artigianato Italiano) ha calcolato che questo si tradurrà, per i lavoratori che ne avranno diritto, in un risparmio mensile tra i 3 ed i 14 euro, a seconda del loro reddito. Forse sarebbe meglio spendere quel miliardo e mezzo in qualche intervento di cui il Paese ha bisogno.

Ad esempio per il trasporto pubblico e la creazione di un sistema della mobilità che abbia un minore impatto ambientale. Invece alle ferrovie vengono destinati solo 400 milioni di euro (mentre il Governo non ha nessun ripensamento sulla inutile e dannosa TAV).

Oppure alla scuola ed alla cultura. Invece, a fronte di 230 milioni di euro destinati alle università, sono previsti 220 milioni di nuove risorse per le scuole paritarie; ancora una volta i soldi degli italiani verranno spesi per finanziare scuola private.

Insomma, che a capo del Governo ci sia Berlusconi, Monti o Letta il risultato non cambia. D’altronde è normale, dal momento che ognuno di loro è espressione degli stessi gruppi di interesse e delle stesse lobby.

Mentre fingono di litigare sulla legge di stabilità, stanno procedendo veloci verso l’obiettivo su cui sono tutti d’accordo: modificare la Costituzione in senso antidemocratico, per fare in modo che la sudditanza dell’Italia alla volontà dei poteri finanziari europei diventi strutturale e parte integrante dell’ordinamento legislativo.

Questo è quello che tutte le forze realmente democratiche del Paese devono impedire. Dopo le grandi manifestazioni del 12 e del 19 ottobre scorsi a Roma (Costituzione La via maestra, clicca qui e contro l’austerità), oscurate dai mass media, occorre rendere permanente la mobilitazione, per contrastare ogni tentativo di far tornare la nostra democrazia indietro di decenni.

Dobbiamo far capire a questa classe dirigente corrotta ed incapace che gli italiani non sono disposti a subire un colpo di stato mascherato da riforme.

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