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LA DECADENZA E’ SOLO UN PUNTO DI PARTENZA

novembre 30, 2013

La decadenza di Berlusconi dalla carica di Senatore, a seguito della condanna per frode fiscale da lui subita rappresenta senza dubbio un fatto storico, e come tale è anche normale che abbia suscitato la gioia di coloro che in questi anni, a vari livelli, si sono opposti all’ex Cavaliere e a tutto ciò che di negativo egli ha rappresentato per questo Paese.

Finita l’euforia dei primo momento è però necessario tornare a far prevalere la ragione. 

Dobbiamo avere tutti molto chiaro che non è possibile pensare di fermarsi a questo traguardo, che non è nemmeno a metà strada nel percorso per riportare l’Italia verso la civiltà e la giustizia sociale. Esso rappresenta solo una tappa di quello che, con una metafora ciclistica, potremmo definire un lungo giro d’Italia per la Democrazia.

Buttare fuori dalle Istituzioni un vecchio satiro evasore fiscale ed in odor di mafia, dovrebbe rappresentare il minimo sindacale per un Parlamento degno delle funzioni che gli vengono affidate.

I cittadini hanno vinto una battaglia, ma c’è ancora da fare tanto per vincere la guerra e riportare le Istituzioni ad un livello di Democrazia e rispetto dei beni comuni degno di un Paese civile.

A cosa ci serve aver battuto Berlusconi se egli viene ancora osannato dai media (di cui continua a detenere il sostanziale monopolio), se continua a dettare la linea Politica del suo Partito e ad influenzare l’agenda politica Paese con il beneplacito del PD che dovrebbe essere il suo principale oppositore?

A cosa serve festeggiare la decadenza quando il condannato e i suoi “sostenitori” possono permettersi di vilipendere la magistratura con slogan a dir poco eversivi che paragonano quest’ultima alle BR ricevendo spazio nei servizi di tutti i telegiornali senza che vengano presi provvedimenti in merito?

Il fatto che B. non possa più sedere in Parlamento, né candidarsi alle elezioni e debba rinunciare alle relative immunità, rappresenta un fatto positivo, ma gli italiani non devono pensare che, decaduto lui, i problemi dell’Italia siano risolti. Egli lascia il seggio ma non lo scettro del comando del centrodestra e i suoi prezzolati scribacchini stanno già iniziando la campagna mediatica per cercare di far passare la sua assenza forzata per un “esilio politico” quando in realtà si tratta della pena per una condanna.

ellekappa_decadenza_berlusconi

Ma anche qualora si ritirasse definitivamente, il modello di Paese e di società che ci ha imposto per vent’anni rimane inalterato, ed è anzi forse destinato a peggiorare, se la Politica (quella con la P maiuscola) non tornerà a fungere da guida.

Il berlusconismo è vivo e vegeto e si occupa ancora di noi. Abbiamo permesso a quest’uomo di infarcire le nostre Istituzioni con i suoi uomini più compromessi (avvocati, fiscalisti, nani e ballerine e politici improvvisati, tutti eletti secondo indicazioni dall’alto piuttosto che per volontà degli elettori), di emanare leggi a beneficio esclusivamente proprio contro ogni principio di bene collettivo, di diffondere una cultura basata sull’individualismo, l’egoismo, l’opportunismo e la superficialità, di distruggere la reputazione della nostra nazione nel mondo, di convincere le persone che la politica sia una cosa sporca.

Ora che il Caimano non siede più a Palazzo Madama, il nostro Parlamento saprà reagire con dignità e saggezza, o rimarrà nel solco dello squallore instaurato dal ventennio berlusconiano?

Una cosa è certa: da oggi il Partito Democratico non ha più alibi e non ha più paraventi. Epifani e suoi non avranno più Berlusconi da utilizzare come scusa per gli insuccessi e come come argomento per farsi votare. Da oggi non sarà più possibile per loro dire: “Votateci altrimenti vince lui”.

Per uscire dal berlusconismo non basta non avere più Silvio in Senato. Occorre una decisa inversione di tendenza nel modo di gestire la politica. Occorrono serietà, moralità e capacità di delineare nuove strategie. Occorre un cambiamento che, è bene dirlo subito non può essere Matteo Renzi, il “diversamente berlusconiano”.

Se un cambiamento deve arrivare, gli italiani non possono attendersi che arrivi da quella stessa classe dirigente che per due decenni ha sguazzato nella palude creata dal Caimano.

Il cambiamento arriverà solo se saranno gli italiani stessi a pretenderlo, a cercarlo, a costruirlo. I cittadini devono organizzarsi e riprendersi la politica partendo dal basso, iniziando magari opponendosi fin da ora ai tentativi di modifica autoritaria della Costituzione che Letta e Napolitano stanno portando avanti con l’appoggio di centrodestra e centrosinistra.

 

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