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POLVERI KILLER NELL’ARIA CHE RESPIRIAMO

gennaio 7, 2014

Un recente studio coordinato dalla Università di Utrecht (Olanda) e denominato ESCAPE (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects), ha monitorato per un periodo di quattordici anni 22 campioni di popolazione suddivisi in 13 città europee, per un totale di 367.251 persone.

Per ogni partecipante sono stati confrontati i dati relativi al livello di inquinamento da polveri sottili (PM2,5 e PM10) e ossidi di azoto a cui è stato esposto (in base al luogo di residenza ed alla presenza nelle vicinanze di strade con alti livelli di traffico) con quelli relativi alle sue abitudini ed alle sue condizioni fisiche (se era un fumatore, se beveva alcolici, quanto pesava, quanto era la sua pressione sanguigna, quali abitudini alimentari aveva, qual’era il livello di colesterolo) ed al suo tenore di vita (livello di istruzione e professione svolta).

Nel periodo in esame, il numero dei decessi fra i componenti del campione è stato 29.076.

Dal raffronto dei vari dati è stato possibile correlare le morti alle concentrazioni di inquinanti in prossimità delle residenze, tenendo opportunamente conto dell’influenza svolta dallo stile di vita e dallo status sociale.

Quello che è emerso è decisamente preoccupante: per le polveri fini (il PM 2,5, cioè di dimensioni inferiori a 2,5 µm, un quarto di centesimo di millimetro) si registra un aumento di mortalità generale del 7% per ogni aumento di 5 microgrammi/m3.

Smog-traffico-360

Il risultato è valido a qualsiasi livello di esposizione, per cui si ha che anche le località che si trovano molto al di sotto dei limiti di legge imposti dalla normativa europea (per il PM 2,5 è 25 µm/m3) non sono escluse dai pericoli derivanti da questi inquinanti.

Ma, cosa sono le polveri sottili?

Il termine polveri sottili, o particolato, viene usato per indicare materiale di varia natura presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche; si parla di PM (Partuculate Matter)10 se il diametro di tali particelle è uguale o inferiore a 10 µm (10 millesimi di millimetro), di PM 2,5 se il diametro è uguale o inferiore a 2,5 µm, e così via.

Esse costituiscono un aerosol, cioè un insieme di particelle solide e liquide di piccole dimensioni sospese nell’aria. Tali particelle provengono sia da sorgenti naturali (vulcani, pollini, erosione di terreno e rocce etc.) che da sorgenti di natura antropica (cioè generate da attività umana). Per quanto riguarda queste ultime si tratta essenzialmente di processi di combustione industriale (fabbriche, inceneritori, cementifici, centrali termoelettriche etc.), domestica (riscaldamento delle abitazioni) e da traffico (motori di automobili, camion, aeroplani etc.).

Mentre le particelle di dimensioni superiori ai 10 µm non sono in grado di penetrare nel tratto respiratorio superando la laringe, il PM10 è una polvere inalabile, ovvero in grado di penetrare nel tratto respiratorio superiore (naso, faringe e laringe), il PM2,5 (particolato fine, sottoinsieme del PM10) è una polvere toracica, cioè in grado di penetrare nel tratto tracheobronchiale (trachea, bronchi, bronchioli ) e il PM0,1 (particolato ultrafine, sottoinsieme del PM10 e del PM2,5): con diametro minore di 0.1 µm, è una polvere in grado di penetrare profondamente nei polmoni fino agli alveoli (e da lì eventualmente nel sangue).

La penetrazione di queste sostanze nocive nelle vie aeree, sia a seguito di esposizioni acute (cioè di breve durata) che di esposizioni croniche, provocare danni a livello dell’apparato respiratorio e/o cardiovascolare.

In aggiunta a ciò bisogna anche considerare che l’inquinamento da polveri sottili, nelle aree urbane è sempre associato alla presenza di altri inquinanti che derivano dalle stesse fonti, quali benzene, diossido di azoto, diossido di zolfo, monossido di carbonio, ozono e l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC)  dell’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato di avere classificato l’inquinamento atmosferico esterno come “cancerogeno per l’uomo”. La stessa Organizzazione mondiale della sanità, ha fissato dei limiti per le polveri sottili di 10 µg/metro cubo.

Per quanto concerne le polveri, invece la normativa italiana, derivante da quella Europea, prevede per il PM10 un limite giornaliero di 50 µg/metro cubo da non superarsi per più di 35 giorni all’anno, ed un limite annuale di 40 µg/metro cubo di media annua;

per il PM2,5 è previsto un limite annuale di 25 µg/metro cubo di media annua a partire dal 2015.

Limiti dunque molto più permissivi di quelli ipotizzati dall’Oms (che comunque, alla luce dello studio ESCAPE non escludono rischi per la salute) e che per giunta nel nostro Paese vengono superati in moltissime città piccole e grandi.

Se si vuole risolvere il problema occorre affrontarlo a livello strutturale, con interventi di riqualificazione energetica in ambito edilizio, in modo che gli edifici consumino meno energia, con azioni che riducano le emissioni delle industrie e delle centrali termoelettriche, con investimenti nel settore dei rifiuti per risparmiare materie prime, energia (quindi emissioni) ed eliminare gli inceneritori, con una rivoluzione nel settore della mobilità e dei trasporti.

E poi c’è una cosa da fare, prima ancora di tutte queste: smettere di consumare territorio. Ogni lembo di territorio sottratto al verde significa meno ossigeno per gli organismi, più consumi energetici per costruzioni ed utilizzo (quindi più emissioni in atmosfera) e, di solito, più traffico automobilistico (quindi ulteriori emissioni).

Occorre modificare radicalmente il modello di sviluppo su cui è basata la nostra società. Quello attuale, fondato sul consumismo, sulla logica del profitto di pochi sfruttando il lavoro di tanti, sul depauperamento delle risorse naturali e sul liberismo sfrenato non è sostenibile dal punto di vista ambientale né da quello sociale, perché produce malessere, conflitti, malattie e povertà.

Mondo_preso_vero

L’uscita dal sistema attuale non è sicuramente un processo breve, ma risulta indispensabile se non si vuole andare incontro ad un continuo peggioramento della nostra qualità della vita e ad un ulteriore regressione della nostra economia.

Inoltre, i primi passi concreti per attuarlo potrebbero essere compiuti subito, senza necessità di investimenti enormi.

Basterebbe valorizzare il patrimonio di cui già disponiamo, quel patrimonio fatto di natura, storia, cultura; e anche di produzioni agroalimentari tipiche, di artigianato e di industria di qualità.

Basterebbe che lo Stato approvasse una legge che obblighi al consumo di suolo zero e premiasse, anche finanziariamente, i Comuni che aumentano le aree verdi anziché, come invece avviene ora, sottrarre loro continuamente risorse, costringendoli a cementificare per ricavare entrate dagli oneri di urbanizzazione.

Basterebbe annullare la realizzazione di grandi infrastrutture inutili e dannose e usare i soldi stanziati nel potenziamento del trasporto pubblico locale e nazionale e nella mobilità a basso impatto ambientale.

Investire in questi ambiti costerebbe meno della TAV, dell’Autostrada Romea, (e della TEM, della Pedemontana, della Bre.Be.Mi, della Broni Mortara e dell’altra trentina di progetti di nuove autostrade previste in tutta Italia). Costerebbe meno dell’Expo 2015, o degli F35, e produrrebbe ricchezza in modo sostenibile per l’ambiente e per le persone.

Secondo voi la classe politica italiana sta agendo per in questa direzione? Ovviamente no.

Basta ascoltare qualche dichiarazione o leggere qualche intervista e si sentono solo concetti del tipo “occorre rilanciare i consumi” (da parte di chi? Con quali materie prime?), “l’edilizia è il motore dell’economia” (negli anni ’50 forse), “in Italia c’è una forte carenza di infrastrutture” (anche questo negli anni ’50, forse).

Nei Comuni italiani si continua a costruire, si continuano a progettare nuove case, nuovi capannoni, nuove strade, nuovi centri commerciali. Milioni di metri cubi di cemento che rimarranno in gran parte vuoti, ma che ci avranno sottratto la ricchezza più importante del Paese: il territorio.

Qualche esempio pratico delle capacità dei nostri amministratori pubblici? Eccolo.

La Lombardia è letteralmente strangolata dall’inquinamento atmosferico e la Regione ha, giustamente, redatto il Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria (PRIA) che, nel suo Documento di Piano dice che nella nostra Regione “E’ attribuibile al traffico veicolare il 27% e il 25% delle emissioni annue sia di PM10 che di PM2.5”; […] “Nel comune di Milano e nel corrispondente agglomerato urbano milanese il contributo del traffico è superiore al 60 % delle emissioni complessive di NOx (ossidi di azoto ndr.) e superiore al 50% delle emissioni complessive di PM10. Tale contributo è simile a quello presente nel comune di Brescia e in quasi tutti gli altri capoluoghi…”

Con una situazione del genere, il Governo regionale su cosa concentra la propria azione? Sulla limitazione della circolazione per i veicoli “maggiormente inquinanti” e sullo “sviluppo delle grandi reti viarie strategiche […] oltre al potenziamento della rete autostradale esistente in numerosi tratti del territorio regionale per conseguire un decongestionamento delle arterie stradali principalmente utilizzate allo stato attuale”.

Cioè, secondo quelli che governano la regione Lombardia è una cosa positiva che si continui a consumare suolo, le piste ciclabili ed il trasporto pubblico non sono una priorità, i treni è giusto siano pochi e in condizioni disastrose, le merci possono pure essere trasportate tutte su gomma, perché il problema del traffico lo si affronta tenendo bloccate qualche migliaio di vetture in alcuni periodi dell’anno e costruendo sempre più strade. Semplicemente assurdo!

Nel resto del Paese la situazione non è che vada molto meglio.

Secondo la Commissione Europea, “Nel 2010 l’inquinamento atmosferico nell’UE avrebbe provocato circa 400 000 morti premature ed esposto quasi due terzi dei terreni a un eccesso di nutrienti. I danni alla salute hanno un enorme impatto economico, stimato fra 330 e 940 miliardi di euro (fra il 3% e il 9% del PIL dell’UE)!” [Per approfondimenti clicca qui e qui].

I signori politici e manager che affollano i talk show televisivi e si riempiono la bocca di slogan su economia, competitività, sviluppo e impresa, dimostrano il più delle volte di non sapere quello che stanno dicendo. Se ne capissero qualcosa, avrebbero chiaro come la lotta all’inquinamento rappresenti un’emergenza assoluta in termini ambientali e di salute pubblica quindi, alla luce dei dati sopracitati, anche in termini di economici.

Ma su questo fronte l’attuale classe dirigente non è in grado di produrre (e nemmeno vuole farlo) null’altro che soluzioni di facciata e, al contrario, sperpera denaro pubblico in infrastrutture che aggravano il problema. Non ci si può affidare ad essa sperando che agisca per il bene comune.

Da un po’ di tempo a questa parte quando in Italia nasce qualcosa di buono è quasi sempre qualcosa che nasce dal basso, dai cittadini che si organizzano e si mettono all’opera.

(Ne è un esempio il Forum Ambiente Area Metropolitana Parco Est delle Cave, che recentemente è riuscito a far cambiare idea al Consiglio Provinciale di Milano che intendeva permettere l’ampliamento di un centro commerciale su terreni agricoli: leggi qui).

E’ necessario che tutte queste esperienze di partecipazione civica si mettano insieme, e costruiscano un nuovo spazio politico dove pensare e realizzare l’Italia del futuro.

E’ l’unica speranza di cambiare veramente verso.

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