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ICI, IMU, TARSU, TARES, TASI, TARI, TRISE, TUC e ora IUC….PIU’ CHE UN PAESE UN FUMETTO

gennaio 16, 2014

Il sistema fiscale italiano è ingiusto ed iniquo: pesa moltissimo sulle fasce sociali medie e medio-basse, mentre, in proporzione, è molto leggero sui grandi patrimoni, oltre ad essere caratterizzato da vistosi episodi di evasione.

A questo si aggiunge un ulteriore difetto: quello di essere complicato, confusionario e spesso irrazionale.

In sostanza rispecchia la classe politica che lo ha approvato.

Come abbiamo scritto in precedenti articoli (leggi qui e qui), il Governo delle Larghe Intese ha fatto del suo meglio per ingarbugliare le cose e rendere le cose difficili ai cittadini.

Basti citare l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, fortemente richiesta (dietro ricatto) da Berlusconi. Per non far pagare questa il Governo ha generato un buco che ha dovuto coprire aumentando l’IVA fino al 22%. Non ci vuole un mago della finanza per capire che un incremento dell’IVA causa una crescita dei prezzi di qualunque prodotto (perché si applica ai vari passaggi della filiera del prodotto stesso) e quindi ai cittadini costa ben di più di quanto risparmiano non versando l’IMU.

Il pasticcio è reso più grave dal fatto che i fondi stanziati coprono il buco derivante dal mancato pagamento dell’aliquota minima (4 per mille) ma non sono sufficienti a coprire la quota relativa a quei Comuni che hanno scelto di applicare aumenti all’aliquota base (fino ad un massimo del 6 per mille).

Le varie sigle che identificano le tasse sulla casa ricordano le onomatopee dei fumetti

Le varie sigle che identificano le tasse sulla casa ricordano le onomatopee dei fumetti: ugualmente ridicole ma molto meno divertenti

Per ovviare a questo problema, Letta ed i suoi si sono inventati la mini IMU, cioè una tassa che serve a recuperare il 40% (pari a circa 440 milioni di euro) del buco rimasto, mentre il restante 60% ce lo metterà lo Stato centrale.

Tale tassa, deve essere pagata, entro il 24 gennaio, dai proprietari di tutti quegli immobili, terreni compresi, che hanno beneficiato dell’abolizione dell’IMU 2013, e che si trovano in quei comuni dove le Amministrazioni hanno scelto di applicare un aliquota più alta rispetto al 4 per mille (o 0,4% ) fissato come base dallo Stato.

A titolo di esempio, l’aliquota in vigore nel Comune di Brugherio è del 5,5 per mille:1,5 per mille in più rispetto al 4 per mille di base minima; sulle prime case brugheresi si è quindi tenuti a pagare un importo pari al 40% di questo 1,5 aggiuntivo.

Il calcolo può non essere semplice, per cui può risultare utile consultare gli uffici del proprio Comune; per quel che riguarda Brugherio, è anche possibile utilizzare il calcolatore presente sul sito internet dell’Ente (clicca qui).

L’IMU non è però l’unica imposta per cui vi sono novità. Nel 2014 infatti partirà la IUC (Imposta Unica Comunale) che comprende l’IMU (da cui saranno esentate le prime abitazioni non di lusso), a carico del proprietario dell’immobile; la Tasi, cioé il tributo sui servizi indivisibili dei comuni, che sarà pagata dal proprietario ma anche dall’inquilino (per quest’ultimo in una percentuale variabile tra il 10% ed il 30%);  la Tari, la tassa sui rifiuti (in pratica la vecchia TARSU), che sarà pagata dal proprietario o dall’inquilino.

Come e quanto si pagherà non è ancora chiaro.

L’aliquota della Tasi non è ancora stata stabilita, quello che è certo è che sulle prime case essa non potrà superare il 2,5 per mille, mentre la somma di Tasi e Imu sulle seconde case non potrà superare il 10,6 per mille.

Chi possiede solo la prima casa (che non rientri nelle categorie catastali di lusso A1, A8 e A9), pagherà Tasi e Tari ma non l’IMU; chi possiede seconde case, o abitazioni di lusso o immobili commerciali, pagherà sia la Tasi, che la Tari, che l’Imu.

Le scadenze, rimangono invariate al 16 giugno (prima rata) e16 dicembre (seconda rata) per chi dovrà pagare l’IMU, mentre per il pagamento di Tari e Tasi dovranno essere stabilite dai Comuni.

Insomma una situazione di estrema confusione, in cui i cittadini si troveranno in molti casi a sborsare di più rispetto agli anni precedenti.

Centrodestra e centrosinistra hanno perso mesi, ingarbugliato le regole, cambiato nome alle tasse varie volte, ma il risultato non è cambiato rispetto al 2013 o al 2012.

Ovviamente a nessun ministro o componente della maggioranza è venuto in mente che si potessero reperire fondi tassando i grandi patrimoni e le rendite finanziarie, o agendo in modo serio contro i grandi evasori fiscali.

Queste sono le conseguenze dell’incapacità di un Governo di Larghe Intese che non ha elaborato nessuna strategia per condurre il Paese alla ripresa, ma si limita ad ubbidire agli ordini impartiti dalle lobby della finanza e a gestire le proprie beghe interne riversandone le conseguenze sui cittadini.

Li strascichi del berlusconismo sono tutt’altro che passati. Se da un lato abbiamo questo, e dall’altro Renzi, ed il vuoto totale (in termini di valori, idee, programmi) che esso rappresenta, appare chiaro come questo Paese necessiti urgentemente di un’alternativa politica seria, che è tutta da costruire.

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