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ACCORDO RENZI-BERLUSCONI: SCENE DA UN MERCIMONIO

gennaio 23, 2014

Alla fine Matteo Renzi ha incontrato Silvio Berlusconi presso la segreteria nazionale del PD, in via del Nazareno, a Roma.

Lo ha incontrato per concordare con lui come modificare la legge elettorale e modificare il Senato.

Mettendosi nei panni di un elettore del Partito Democratico, già questo dovrebbe bastare a far correre un brivido di preoccupazione lungo la schiena e a far salire un accenno di nausea alla bocca.

Il segretario recentemente (e trionfalmente) eletto della forza politica che, nelle dichiarazioni dei propri dirigenti, (un po’, anzi molto presuntuosamente) considera se stessa il faro illuminante della politica italiana, destinato a guidare il Paese nei prossimi anni, ha legittimato un pregiudicato condannato per frode fiscale e per questo estromesso dal Parlamento, sedendosi con lui per decidere quali riforme apportare in due ambiti fondamentali come il sistema elettorale ed il ruolo e la composizione di uno dei due rami del Parlamento.

berlusconi_renzi_mercimonio

Semplicemente inqualificabile. In questo senso sono comprensibili le dichiarazioni di Stefano Fassina, esponente della minoranza interna del PD che ha affermato: “Mi sono un po’ vergognato come dirigente del Pd nel vedere l’incontro Renzi con Berlusconi. E’ stato un errore politico. Andava certo coinvolta FI, ma ci sono i capigruppo e non dovevamo certo rilegittimare il Cavaliere per la terza volta, dopo che c’è stata una sentenza di condanna.”

Così come sono un gesto apprezzabile, seppure, probabilmente, inutile le dimissioni di Cuperlo (alle quali ne sono seguite altre) da Presidente del partito.

La proposta di legge elettorale Berlusconi-Renzi (battezzata Italicum) che il Sindaco di Firenze ha presentato lunedì scorso alla direzione del partito prevede l’assegnazione di un premio di maggioranza (“al massimo del 18%”) a chi abbia preso almeno il 35% dei voti.

Nel caso nessuno ottenga il 35% si andrebbe ad un “ballottaggio non tra due candidati premier ma tra due coalizioni, simboli o agglomerati di simboli”, che stabilirà a chi vada assegnato il premio di maggioranza.

Il premio di maggioranza non sarebbe fisso al 15%, ma variabile, in modo da garantire che il vincitore raggiunga sempre una maggioranza di almeno il 53-55% dei seggi e possa avere i numeri per governare; questo, secondo il Cavaliere ed il segretario PD, assieme al ballottaggio dovrebbe servire ad evitare quanto è accaduto nel febbraio 2013 con il Parlamento bloccato ed il conseguente ricorso alla coalizione delle Larghe Intese.

Sono inoltre previste liste bloccate di sei candidati per circoscrizione e sbarramenti: al 5% per i partiti in coalizione e all’8% per quelli che si presentano da soli.

Il solito stratagemma per eliminare i partiti più piccoli e riproporre la bugia del “voto utile”. Un sistema per ridurre la democrazia, la partecipazione, il dibattito politico e concentrare il potere nelle mani di pochi leader dei grossi partiti.

A cui si aggiunge l’abolizione del Senato, e la sua trasformazione in un assemblea composta da rappresentanti locali, sindaci e presidenti di Regione, già eletti. Per fare questo sarebbe necessario modificare il Titolo V della Costituzione. Un altro bel modo per ridurre le garanzie democratiche ed il controllo del Parlamento sull’operato del Governo e del Presidente del Consiglio. Tutto con la scusa della riduzione dei costi della politica. Evidentemente fra Matteo e Silvio c’è “profonda sintonia” anche su questo.

Se già incontrare Berlusconi è stato un fatto grave e deleterio per la credibilità non solo di Renzi e del PD, ma della politica italiana tutta, il contenuto dell’accordo lascia sconcertati per la totale antidemocraticità delle soluzioni prospettate e la volontà di accentrare il potere nelle mani di un gruppo sempre più ristretto di persone.

Senza contare il fatto che, nella migliore tradizione dello stile berlusconiano (di cui Renzi è estimatore ed erede) esse non tengono in nessun conto la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il Porcellum per via della mancanza delle preferenze e per il premio di maggioranza: infatti propongono una legge che prevede premio di maggioranza, liste bloccate e nessuna menzione alle preferenze.

Torniamo per un istante a metterci nei panni dell’elettore del PD di cui parlavamo all’inizio. Come dovrà sentirsi, accorgendosi che Matteo Renzi, colui che solo qualche settimana fa è stato salutato (da chi ci ha creduto) come il più grande innovatore della politica italiana, ora mostra il suo vero volto, che è quello di un democristiano conservatore, che al vuoto di valori e di idee che lo caratterizza contrappone una ingombrante volontà di potere fine a se stesso.

Come dovrà sentirsi, ora che alle disastrose Larghe Intese, sta per sostituirsi qualcosa di altrettanto negativo, ma con un assetto più strutturato e quindi la capacità di rendersi ancora più inamovibile, più distante dalle esigenze dei cittadini e, soprattutto dal loro controllo?

Probabilmente non si sente molto bene.

Noi lo diciamo da tempo (clicca qui): l’unico sistema elettorale realmente democratico che permetta a tutti i cittadini di essere rappresentati è quello proporzionale; non a caso Renzi ed il suo alleato B., a cui il coinvolgimento dei cittadini fa paura, si guardano bene dal proporlo.

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