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SUL CARROZZONE DEL VINCITORE

febbraio 25, 2014

Il Governo guidato da Matteo Renzi è composto in questo modo:

Graziano Delrio (PD) Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio;

Angelino Alfano (NCD) Ministro dell’Interno;

Maurizio Lupi (NCD) Ministro delle Infrastrutture;

Beatrice Lorenzin (NCD) Ministro della Salute;

Pier Carlo Padoan Ministro dell’Economia;

Dario Franceschini (PD) Ministro della Cultura;

Maria Elena Borchi (PD) Ministro delle Riforme;

Giuliano Poletti (PD) Ministero del Lavoro;

Andrea Orlando (PD) Ministro della Giustizia;

Gianluca Galletti, (UDC) Ministro dell’Ambiente;

Federica Guidi Ministro dello Sviluppo Economico;

Federica Mogherini (PD) Ministro degli Esteri;

Roberta Pinotti (PD) Ministro della Difesa;

Stefania Giovannini (Scelta Civica) Ministro dell’Istruzione;

Marianna Madia (PD) Ministro per la Semplificazione;

Maurizio Martina (PD) Ministro delle Politiche Agricole;

Maria Carmela Lanzetta (PD) Ministro per gli Affari Regionali.

La gran parte dei mezzi di comunicazione si stanno dando un gran da fare a mettere in risalto la giovane età media dei componenti di questo esecutivo, il fatto che è composto per il 50% di donne, oppure il diverso modo di comunicare e di porsi nei confronti del pubblico rispetto a quelli precedenti.

Stanno cioè distogliendo l’attenzione dalle questioni di reale sostanza, quelle che incideranno sull’operato di questo Governo e, di conseguenza, sulla vita degli italiani.

Partiamo dalla prima considerazione, quella più evidente ma che nessun giornale dice: è un Governo la cui composizione (almeno nei ruoli chiave) è stata decisa da Giorgio Napolitano.

Renzi può anche pensare di prendere in giro tutti dicendo che il suo colloquio di venerdì scorso con il Presidente della Repubblica sia durato due ore e mezza perché loro due hanno discusso con tranquillità di questioni varie. La verità che chiunque dovrebbe aver capito è che Matteo è entrato al Quirinale con una lista di nomi e ne è uscito con una profondamente diversa, corretta da Napolitano (in violazione di quelle che sono le sue prerogative in qualità di Capo dello Stato).

renzi-carro-allegorico

La prova più evidente è la scelta del Ministro dell’Economia, il “tecnico” Padoan, presidente dell’Istat, uomo di fiducia di Napolitano e convinto sostenitore dell’austerità imposta dall’Europa.

Anche la mancata nomina del magistrato Nicola Gratteri alla Giustizia suscita il sospetto di un intervento del Presidente della Repubblica. Per lui meglio non avere un guardasigilli che possa portare scompiglio in un campo delicato come la lotta alla criminalità organizzata, magari riprendendo in mano la questione della trattativa Stato-mafia.

Napolitano è riuscito per la terza volta consecutiva a mettere insieme un Esecutivo che garantisse a lui, ed ai suoi referenti delle lobby finanziarie europee, il mantenimento dello status quo. Per fortuna che dovrebbe essere il garante delle Istituzioni democratiche!

Il secondo vincitore dopo il capo del Quirinale è sicuramente Alfano. Egli ha ottenuto da Renzi tutto quello che voleva, confermando al suo posto sé stesso ed i Ministeri (tutti importanti) che il suo partito aveva nel Governo Letta.

Per quanto concerne le “innovazioni” portate da Renzi nella composizione del suo Governo non sembrano poi molte.

Delrio, Orlando e Franceschini erano già presenti nel precedente.

La scelta della montiana Giovannini all’Istruzione autorizza a pensare che vi sia l’intenzione di tagliare ulteriormente i fondi alla già martoriata scuola pubblica italiana (anche se la chiameranno razionalizzazione).

All’Ambiente è stato nominato Galletti dell’UDC (ma Casini non aveva dichiarato di voler tornare nel centrodestra di Berlusconi? Ha deciso che gli conviene restare in quello di Renzi?), nuclearista che fa parte di un partito il cui segretario è uno dei più grandi costruttori italiani; come possiamo aspettarci che si occupi dell’ambiente un politico con credenziali simili?

Probabilmente mettendosi insieme a Poletti (presidente della Legacoop edilizie) e Lupi agevolando gli speculatori edilizi e chi vuole sfruttare il territorio.

Il Ministro dello Sviluppo Economico Guidi invece si trova in una condizione di evidente conflitto di interesse, dal momento che l’azienda di proprietà della sua famiglia, Ducati Energia S.p.A., per diverse ragioni ha spesso a che fare con lo Stato per forniture o appalti (per approfondimenti leggi un articolo de Il Fatto Quotidiano cliccando qui). Se ci aggiungiamo che la sua azienda è spesso ricorsa a delocalizzazioni all’estero, e che la Guidi è da sempre accreditata come berlusconiana, si comprende come da lei possiamo aspettarci una strenua difesa degli interessi dei grandi imprenditori, e nessuna attenzione alla tutela dei lavoratori (anzi più probabilmente la volontà di ridurne ulteriormente i diritti e le garanzie), in linea con l’operato della destra negli anni passati.

Nel caso di Federica Mogherini, la giovane età ha pagato più dell’esperienza, così viene estromessa Emma Bonino, nonostante ci fossero alcune questioni in corso seguite da quest’ultima fino ad oggi, (ad esempio quella dei due marò che tutti i partiti dicono di avere tanto a cuore) per cui avrebbe avuto più senso mantenere la stessa gestione.

Il neo Minitro della Difesa Roberta Pinotti è stata in questi anni una dei principali fautori dell’acquisto degli F35 e dei vari interventi militari italiani in giro per il mondo. Se si pensa che aveva partecipato al forum di Porto Alegre nel 2002 e nel 2003 e si era costruita una fama di pacifista possiamo farci l’idea della coerenza di questa persona. In questo caso purtroppo la continuità con il Governo Letta e con quello Monti è garantita.

Marianna Madia invece si caratterizza come un macroscopico esempio di nepotismo; sintetizzato più che efficacemente da Piergiorgio Odifreddi sul suo blog (clicca qui per leggere l’articolo completo):

“[…] è una raccomandata di ferro, con un pedigree lungo come il catalogo del Don Giovanni. E’ pronipote di Titta Madia, deputato del Regno con Mussolini, e della Repubblica con Almirante. E’ figlia di un amico di Veltroni, giornalista Rai e attore. E’ fidanzata del figlio di Giorgio Napolitano. E’ stagista al centro studi Arel di Enrico Letta. La sua candidatura è dunque espressione del più antico e squallido nepotismo, mascherato da novità giovanilista e femminista. E fa scandalo per il favoristismo, come dovrebbe.

In parlamento la Madia brilla come una delle 22 stelle del Pd che non partecipano, con assenze ingiustificate, al voto sullo scudo fiscale proposto da Berlusconi, che passa per 20 voti: dunque, è direttamente responsabile per la mancata caduta del governo, che aveva posto la fiducia sul decreto legge. Di nuovo fa scandalo, questa volta per l’assenteismo. La sua scusa: stava andando in Brasile per una visita medica, come una qualunque figlia di papà.[…]”

Chiudiamo con i Ministri Martina e Lanzetta, rispettivamente bersaniano e civatiana, scelti probabilmente per tenersi buone le correnti minoritarie del partito.

Ulteriore elemento da tenere presente: il Ministero per l’Integrazione non è stato mantenuto, segno che il tema non viene ritenuto prioritario. Non è certo una scelta felice per un Paese che aspiri ad essere moderno ed è anche profondamente irrispettoso nei confronti dell’ex Ministro Kyenge, che si è dovuta subire insulti razzisti per un anno per poi vedere il suo lavoro messo in un angolo senza di che ci sia la possibilità che qualcuno vi dia un seguito.

In sostanza quindi Renzi ha costituito un Governo in gran parte deciso da altri secondo logiche di spartizione partitiche tipiche della prima Repubblica, senza alcun programma o alcuna strategia se non quella di garantire gli interessi dei gruppi di potere finanziario e la sopravvivenza dell’attuale classe politica.

Decisamente un’ondata di novità! Complimenti al rottamatore. Intanto in rottami ci sta finendo il Paese.

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