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IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE – Non siete lo Stato voi!

aprile 30, 2014

Il SAP (Sindacato Autonomo di Polizia) si dimostra recidivo.

Già qualche mese fa gli esponenti di un’altra sigla sindacale della Polizia (il COISP, anch’esso schierato a destra come il SAP) avevano attuato una bieca provocazione manifestando la solidarietà ai loro colleghi “assassini” sotto l’ufficio della mamma di Federico Aldrovandi, per poi voltarsi per darle le spalle una volta che lei, scesa con la foto del figlio martoriato, chiedeva si smettesse con quell’oltraggio alla memoria di un ragazzo morto di percosse a 18 anni.


Ieri l’episodio di cui oggi tutti parlano, applausi e standing ovation a 3 (dei 4) poliziotti che si macchiarono dell’efferatezza.


Gli aderenti al SAP hanno dato il peggio di se, con l’ovazione, durante una riunione congressuale, per cui non si può più parlare di “poliziotti che sbagliano” o di “incidenti sul lavoro”.

Ci hanno fornito invece , caso mai ce ne fosse stato bisogno, la prova che la violenza fisica e psicologica e i pestaggi fino alla morte dei detenuti o come in questo caso, delle persone fermate per controlli, per loro fanno parte di normale routine di lavoro, di un normale esercizio delle loro funzioni.

E’ ora che le Istituzioni si facciano carico di cambiare questo stato di cose, di perseguire chi perpetra abusi di potere e si nasconde dietro una divisa, di condannare chi per definizione rappresenta lo Stato ma, attuando violenze disumane, non ne attende le disposizioni democratiche e non rispetta i più basilari diritti dei cittadini che sono pagati per proteggere; contravvenendo alla Carta Costituzionale che invece dovrebbero difendere.


E’ di poche settimane fa un’altro caso quello di Riccardo Magherini, morto soffocato durante un fermo in cui era tenuto da due agenti, che lo sovrastavano, a faccia in giù sull’asfalto. Naturalmente nessuna responsabilità accertata nonostante filmati e testimonianze, messi a disposizione delle autorità, a provare il contrario.


Da subito BISOGNA promulgare una legge che istituisca il reato di tortura e che non consenta a tali episodi, ormai troppo numerosi, di ripetersi.


Un Paese che vuole dirsi civile lo deve ai suoi cittadini che non devono vivere in uno Stato oppressivo avendo paura di incontrare uomini in divisa.


Questo Paese lo deve a Federico Aldrovandi, a Stefano Cucchi, a Riccardo Magherini, ai ragazzi vittime a Genova nella Diaz e a Bolzaneto, ai No Tav perseguitati e alle famiglie di tutti costoro. Lo deve a tutte quelle persone che, solo per aver esercitato una libertà sacrosanta: quella di manifestare il proprio dissenso, hanno preso calci, botte e manganellate, da uomini mascherati con caschi a copertura totale e protetti da scudi e da uno status di uomini di legge.

Lo deve a tutti coloro che hanno subito abusi a tutti livelli da chi avrebbe dovuto rappresentare la loro garanzia di sicurezza e giustizia.

Dalla bacheca del padre di Federico un’immagine che vale più di 1000 parole.

applausi_sap_assassini_aldrovandi

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