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RIFLESSIONI DOPO IL VOTO

giugno 9, 2014

Le elezioni europee dello scorso 25 maggio hanno definito uno scenario che nessuno si sarebbe aspettato alla vigilia.

Il Partito Democratico raggiunge il 40,8% e stacca di quasi 20 punti percentuali il Movimento 5 Stelle (21%), Forza Italia precipita al 16%, la Lega Nord rimane a galla (6,16), il Nuovo Centro Destra e L’Altra Europa con Tsipras sono quasi appaiati (4,38 e 4,03%); Fratelli d’Italia (3,66%), Verdi (0,89%), Scelta Europea (0,71%), Italia dei Valori (0,65%) e Io Cambio (0,17%) non superano lo sbarramento.

Non è tanto il calo percentuale del M5S rispetto alle politiche del 2013 a risultare sorprendente, quanto il distacco dal PD, che cresce fino a raggiungere una percentuale che nessuno, probabilmente nemmeno i suoi leader, si aspettavano.

parlamento_europeo_2

Questo distacco è da attribuire ad una serie di fattori. Da un lato l’elettorato non ha gradito i toni aggressivi utilizzati da Grillo nel corso della campagna elettorale. Il fatto di assegnare a queste elezioni la valenza di un “referendum” sul gradimento del Governo Renzi e dei partiti che lo sostengono è stata una mossa azzardata che si è rivelata fallimentare per Grillo, mentre è stata utile a Renzi per legittimare il suo ruolo, fornendogli un risposta con cui rispondere alla critica, per lui imbarazzante, di non essere arrivato in tale posizione attraverso il voto popolare.

Il clima di entusiasmo attorno al premier (per quanto ingiustificato ed artificialmente creato dai media) è ancora troppo forte. I 5 Stelle non avevano realisticamente la possibilità di dissiparlo dopo così poco tempo, per giunta senza opporre al vuoto di contenuti renziano una minima proposta di strategia in chiave europea.

In queste condizioni, hanno vinto gli 80 euro di Renzi e l’astensionismo (quest’ultimo pari al 40% degli aventi diritto al voto). Quando vanno a votare in pochi, e una parte consistente di questi pochi sente la propria condizione come talmente precaria da vedere una speranza perfino negli oboli elargiti dal Governo in modo simile alle distribuzione di pane ai poveri dell’antica Roma, è chiaro che per vincere bisogna avere proposte e programmi seri, che sappiano opporre al populismo reali strategie. Non è stato il caso di Grillo e i risultati si sono visti.

Così come si sono visti nel caso di Forza Italia, della Lega Nord e del Nuovo Centro Destra, che con l’esposizione mediatica che hanno avuto aspiravano a risultati sicuramente più consistenti, ma che in assenza di proposte (e, nel caso di Forza Italia, a seguito del declino di Berlusconi) non sono riusciti ad attirare nuovi consensi, né a recuperare quelli persi nelle competizioni elettorali del recente passato. A dire il vero però, non ci è riuscito nemmeno il PD.

La percentuale del 40,8% è sicuramente impressionante ma se si verificano i numeri delle persone che hanno effettivamente votato, il dato viene quanto meno ridimensionato.

Innanzitutto occorre considerare che l’affluenza alle urne è stata del 58,68%, contro il 66,47% delle elezioni europee 2009 ed il 75,20% (per la Camera dei Deputati) delle elezioni politiche del 2013. In tempi meno recenti l’affluenza fu del 80,51% nel 2008 (Camera dei Deputati) e del 83,62% nel 2006 (Camera dei Deputati).

Se confrontiamo i numeri quindi abbiamo:

PARTITO DEMOCRATICO

Europee 2014

Europee 2009

Politiche 2013

Politiche 2008

Politiche 2006

(L’ULIVO)

Voti

11.172.861

7.980.455

8.646.034

12.095.306

11.930.983

Percentuale

40,81%

26,13 %

25,43%

33,18%

31,27%

MOVIMENTO 5 STELLE

Europee 2014

Europee 2009

Politiche 2013

Politiche 2008

Politiche 2006

(L’ULIVO)

Voti

5.792.865

Non presente

8.691.406

Non presente

Non presente

Percentuale

21,16 %

//

25,56%

//

//

FORZA ITALIA

Europee 2014

Europee 2009 (PdL)

Politiche 2013 (PdL)

Politiche 2008 (PdL)

Politiche 2006

Voti

4.605.331

10.767.965

7.332.134

13.629.464

9.048.976

Percentuale

16,82 %

35,26 %

21,56%

37,38%

23,72%

LEGA NORD

Europee 2014

Europee 2009

Politiche 2013

Politiche 2008

Politiche 2006

(L’ULIVO)

Voti

1.686.556

3.123.859

1.390.534

3.024.543

1.747.730

Percentuale

6,16 %

10,23 %

4,09%

8,30%

4,58%

Come si vede, se si vuole valutare il gradimento dei vari partiti, le percentuali da sole ingannano.

Essendo in constante calo il numero delle persone che si reca a votare, lo stesso numero di voti, ottenuto in consultazioni diverse, può dare luogo a percentuali anche significativamente differenti.

Se si osserva il numero di voti ricevuto da ciascun partito, gli unici a crescere rispetto alle elezioni politiche del 2013 sono il Partito Democratico e la Lega Nord. Se consideriamo le europee del 2009 l’unico che aumenta i consensi è il PD (Forza Italia perde addirittura 6 milioni di voti rispetto a quelli ottenuti dal PdL).

Se però si considerano elezioni meno recenti, con un’affluenza alle urne più “normale”, cioè le politiche del 2008 e del 2006, si vede chiaramente che il dato risulta negativo anche per i Democratici.

In queste recenti elezioni europee essi hanno preso circa 800mila voti in meno di quanti ne ottenne l’Ulivo quando il centrosinistra vinse nel 2006 con alla testa Prodi, e circa 922mila in meno di quelli presi nel 2008 quando il PD perdette candidando Veltroni.

Il Partito Democratico quindi ha solo in parte recuperato il numero di elettori che aveva qualche hanno fa, e ci è riuscito in parte spostando la propria politica a destra (e sottraendo voti a Forza Italia) ed in parte con l’esca degli 80 euro.

A dimostrare la fragilità di tale risultato ci sono gli esiti dei ballottaggi delle amministrative che, solo due settimane dopo la consultazione continentale (e una dopo lo scandalo delle tangenti per il MOSE di Venezia) vedono il PD perdere città importanti; per citarne alcune: Padova (che passa alla Lega Nord), Civitavecchia e, sopratutto, per la prima volta in 70 anni, la roccaforte Livorno (entrambe queste ultime vanno al Movimento 5 Stelle).

Una serie di considerazioni a parte vanno fatte per NCD e L’Altra Europa con Tsipras.

Entrambe queste forze politiche non erano presenti nelle altre tornate elettorali ma, mentre il Nuovo Centro Destra è attualmente al Governo assieme al PD e ha potuto godere di ampio spazio su giornali e televisioni sia prima che durante la campagna elettorale, L’Altra Europa ha subito un vero e proprio boicottaggio mediatico, ed è stata ostacolata in ogni modo nella sua campagna elettorale.

Essendo l’unica vera novità nello scenario politico, l’unica forza a presentare un programma per l’Europa (mentre gli altri partiti hanno solo riportato gli stessi slogan che usano in ambito nazionale), per giunta in aperta rottura con le politiche di austerità attuate in Italia su indicazione della Troika europea, gli altri partiti e i mezzi di informazione da essi controllati (innanzitutto la Rai) hanno accuratamente evitato di dare a L’Altra Europa uno spazio che le consentisse di far arrivare il proprio messaggio ad un pubblico ragionevolmente ampio.

In una situazione del genere, il risultato ottenuto dalla Lista Tsipras ha dello straordinario, perché è stato costruito esclusivamente sull’attività di propagando svolta dai volontari e dai candidati tramite iniziative sul territorio, nelle piazze, sul web, con il passaparola, con il porta a porta. Per quanto riguarda la città di Brugherio possiamo essere orgogliosi del 4,15% che abbiamo ottenuto.

Il milione e 108mila voti raccolti su scala nazionale dalla Lista sono tutti consensi guadagnati grazie alla credibilità di una proposta, non ad un’esposizione televisiva.

Se L’Altra Europa avesse avuto a disposizione gli stessi spazi di cui hanno goduto i suoi avversari, avrebbe ottenuto un risultato sicuramente più consistente.

Ma un primo importante passo è stato comunque compiuto, partendo praticamente da zero.. Dopo anni la Sinistra italiana torna ad avere una rappresentanza parlamentare in Europa, all’interno di un gruppo, quello della Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica (GUE) che è quello che ha avuto la maggior crescita numerica in queste elezioni (da 35 a 53 parlamentari); segno che il nostro continente sta tornando a rivolgersi a sinistra. E dopo anni si pongono finalmente le basi per la costruzione di una nuova Sinistra anche nel nostro Paese. Che nasce non mettendo assieme in un cartello elettorale i pezzi della sinistra che si è divisa nel recente passato ma, al contrario, progettando un soggetto politico nuovo che aggrega dal basso e coinvolge con pari dignità tutti quei soggetti che si riconosco negli ideali e nei valori della Sinistra.

Prova di questo è il fatto che, salvo qualche caso isolato, negli Enti Locali dove si svolgevano anche le elezioni amministrative, le liste dei partiti di sinistra tradizionali hanno sempre ottenuto percentuali significativamente inferiori rispetto a quelle de L’Altra Europa con Tsipras. Gli elettori hanno votato quest’ultima perché non l’hanno identificata (almeno non esclusivamente) con le sigle tradizionali. E’ un segnale politico importante, di cui si dovrebbe tenere conto.

Confronto fra i risultati de L'Altra EUropa con Tsipras e quelli dei partiti di sinistra nei capolluoghi di Provincia in cui si votava anche per le amministrative

Confronto fra i risultati de L’Altra EUropa con Tsipras e quelli dei partiti di sinistra nei capolluoghi di Provincia in cui si votava anche per le amministrative (Elaborazione di dati del Ministero dell’Interno)

Il successo de L’Altra Europa per chi, come noi, ci ha lavorato con impegno, passione e dedizione, rappresenta un risultato straordinario di cui andare orgogliosi ed una speranza di riscatto per i cittadini oppressi dalle politiche di austerità e dalla prepotenza delle lobby finanziarie; ma rappresenta anche una grande responsabilità.

I tanti che hanno votato Tsipras ora si aspettano, giustamente, che in Europa i tre parlamentari che hanno eletto diano man forte al leader greco all’interno del GUE e che, in Italia, possa nascere finalmente una Sinistra nuova che non sia la riproposizione stanca e stantia di vecchie alleanze che hanno fatto il loro tempo.

Nei territori c’è una grande voglia di partecipare, e una grande esigenza di creare uno spazio politico dove portare le esigenze collettive di vastissime fasce di cittadini. C’è finalmente la reale possibilità di costruire una Sinistra maggioritaria che possa governare questo Paese e portarlo fuori dalla situazione disastrosa in cui lo hanno relegato decenni di malapolitica.

Ma per cogliere questa possibilità è necessario non ripetere gli errori del passato. E’ indispensabile che i partiti mettano le proprie esperienze ed il proprio patrimonio di valori a servizio di questo progetto, rinunciando ad ogni velleità di guidarlo, gestirlo e tanto meno controllarlo.

L’unità della Sinistra si realizza portando persone ed energie nuove all’interno di un percorso condiviso in cui ogni elemento ha pari dignità e pari opportunità di esprimersi e di fornire il proprio contributo.

Altro passo da compiere per la “Syriza italiana” dovrebbe essere, sull’esempio della sua antesignana greca, quello di prendere definitivamente atto che il centrosinistra ha fallito ed ha costituito troppo spesso l’alibi per far passare provvedimenti di destra come soluzioni di sinistra; come in Grecia venne decisa la regola “mai con il Pasok”, analogamente quindi da noi la nostra Syriza dovrebbe stabilire con chiarezza ed applicare fin da subito, la regola “mai con il PD”.

Come all’Europa non serve una Sinistra che si allinei ai Socialisti ed a Schultz per riproporre larghe intese con i moderati del PPE, così in Italia non serve una Sinistra che, per strappare qualche poltrona, rincorra i Democratici, legittimandoli nel loro operato totalmente dannoso per il bene comune e che nulla ha ormai ha a che fare con gli ideali ed i valori del loro passato, ormai ridotti a slogan elettorali.

Quello che serve è un cambiamento radicale delle politiche ad ogni livello di governo, e per essere maggioranza, e realizzare questo obiettivo, la Sinistra ha bisogno di ricostruirsi in modo completamente nuovo, iniziando fin da subito a dimostrarsi diversa da quella di ieri.

Se lo farà darà una conferma a tutte le persone che si sono impegnate in questa campagna europea e si sono entusiasmate per il risultato raggiunto e potrà inoltre conquistarsi la fiducia dei tanti che, resi diffidenti da troppi anni di delusioni, hanno guardato altrove o hanno addirittura rinunciato a votare.

Se non lo farà andrà incontro all’ennesima occasione sprecata, all’ennesimo nulla di fatto e avrà la responsabilità di aver deluso ancora una volta il proprio elettorato, oltre che quella, altrettanto enorme, di lasciare campo libero alla nuova Democrazia Cristiana rappresentata dal PD.

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