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PROVINCE, CONTINUA LA FARSA: ELEZIONI A OTTOBRE

settembre 19, 2014

Tra le tanto declamate “riforme” che il Governo Renzi starebbe portando avanti, c’è quella relativa agli Enti Locali, cioé la Legge 56/2014 (Disposizioni sulle citta’ metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni, nota anche come “Legge Delrio”).

Avevamo parlato in precedenza di questo argomento (clicca qui, qui e qui per leggere) e, come avevamo avuto modo di scrivere in una di tali occasioni, confermiamo che quella che poteva essere un’occasione storica di riorganizzazione della Pubblica Amministrazione di questo Paese, rischia di trasformarsi in una operazione di facciata, confusionaria e senza strategie, che non riduce le spese ma diminuisce la democrazia.

Perché diciamo questo?

Partiamo dall’analisi del testo della Legge.

Il cambiamento più significativo è rappresentato dalla creazione delle Città metropolitane.

L’art. 1, comma 2 della Legge 56 stabilisce:

Le citta’ metropolitane sono enti territoriali di area vasta con le funzioni di cui ai commi da 44 a 46 […]”; cioè, in sintesi,: pianificazione territoriale generale (comprese le strutture di comunicazione, infrastrutture metropolitane, reti di servizi), strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, mobilità, viabilità, promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale etc..

Il comma 6 dice: “Il territorio della città metropolitana coincide con quello della Provincia omonima, ferma restando l’iniziativa dei comuni, ivi compresi i comuni capoluogo delle province limitrofe, ai sensi dell’articolo 133, primo comma, della Costituzione, per la modifica delle circoscrizioni Provinciali limitrofe e per l’adesione alla città metropolitana. […] “

E poi il comma 7:

Sono organi della città metropolitana:

a) il Sindaco Metropolitano;

b) il Consiglio Metropolitano;

c) la conferenza metropolitana.”

Ai commi 8 e 9 si definisce che:

Il Sindaco Metropolitano rappresenta l’ente, convoca e presiede il Consiglio Metropolitano e la conferenza metropolitana, sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti; esercita le altre funzioni attribuite dallo statuto.

Il Consiglio Metropolitano e’ l’organo di indirizzo e controllo, propone alla conferenza lo statuto e le sue modifiche, approva regolamenti, piani e programmi; approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal Sindaco Metropolitano; esercita le altre funzioni attribuite dallo statuto. […]

La conferenza metropolitana ha poteri propositivi e consultivi, secondo quanto disposto dallo statuto […] adotta o respinge lo statuto e le sue modifiche proposti dal Consiglio Metropolitano […].”

In questa fase il Sindaco Metropolitano è, di diritto, il Sindaco del Comune capoluogo; nel nostro caso, Giuliano Pisapia per Milano.

Il prossimo 28 settembre, i 133 sindaci ed i 1.914 consiglieri dei 134 Comuni dell’attuale Provincia di Milano eleggeranno i 24 consiglieri del Consiglio Metropolitano di Milano, che lavoreranno all’elaborazione dello Statuto del nuovo Ente, che dovrà essere predisposto entro il 31 dicembre 2014; contemporaneamente al Consiglio, si insedierà la Conferenza Metropolitana, composta da tutti i Sindaci, la quale dovrà approvare lo Statuto entro il 31 dicembre 2014.

Il comma 14 della legge stabilisce inoltre che il Presidente e la Giunta della Provincia siano prorogati fino al 31 dicembre (a titolo gratuito) per l’ordinaria amministrazione e gli atti inderogabili e urgenti. Il Presidente assume anche le funzioni del Consiglio Provinciale.

A partire dal 1 gennaio 2015 Presidente e giunta Provinciale cesseranno da ogni funzione e la Città metropolitana subentrerà a tutti gli effetti alla Provincia di Milano assumendone patrimonio, personale e funzioni. Il Sindaco di Milano assumerà a tutti gli effetti le funzioni di Sindaco Metropolitano.

E il territorio delle attuali Province che non saranno tramutate in città metropolitane come verrà amministrato? E’ un problema che riguarda da vicino anche Brugherio, dal momento che si trova nel territorio di una di queste ultime.

Italia-per-regioni-e-provincie

A questo riguardo la Legge Delrio, all’art. 1, comma 54, recita: “Sono organi delle province di cui ai commi da 51 a 53 esclusivamente:

a) il presidente della Provincia;

b) il Consiglio Provinciale;

c) l’assemblea dei sindaci.”

[…]

Al comma 56: “L’assemblea dei sindaci e’ costituita dai sindaci dei comuni appartenenti alla Provincia.”

Al comma 58: “Il presidente della Provincia e’ eletto dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della Provincia.”

Al comma 67: “Il Consiglio Provinciale e’ composto dal presidente della Provincia e da sedici componenti nelle province con popolazione superiore a 700.000 abitanti, da dodici componenti nelle province con popolazione da 300.000 a 700.000 abitanti, da dieci componenti nelle province con popolazione fino a 300.000 abitanti.”

Al comma 69:”Il Consiglio Provinciale e’ eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni della Provincia. Sono eleggibili a consigliere Provinciale i sindaci e i consiglieri comunali in carica.[…]”

La legge quindi stabilisce che le attuali Province non spariscano, ma vengano tramutate in Enti di Secondo Livello, cioè non più eletti dai cittadini, ma da rappresentanti delle Istituzioni (Sindaci e Consiglieri Comunali). Il prossimo 12 ottobre la Provincia di Monza e Brianza, avrà un Presidente ed un Consiglio nominati in questo modo.

Per coloro che speravano nell’abolizione delle Province, oltre al danno giunge anche la beffa. Con questa nuova normativa infatti, non vengono ridotti i “costi della politica”, ma in compenso diminuisce la Democrazia, perché non sarà più il popolo a scegliere chi lo rappresenterà.

Se si affronta la questione dei costi della Pubblica Amministrazione in modo serio e senza utilizzare pressapochismo e demagogia, appare subito chiaro come il vero danno alla finanza pubblica causato delle Province risieda nell’inefficienza della loro azione amministrativa, nella sovrapposizione delle competenze, nella burocrazia, nella suddivisione artificiosa del territorio sulla base di criteri che nulla hanno a che fare con le esigenze del territorio stesso, nel cattivo governo da parte di chi le amministra.

Il costo dei Consigli e delle Giunte Provinciali (in termini di stipendi dei politici) sicuramente esiste, ma rappresenta la parte minore del problema. Creare una legge come quella Delrio, che interviene solo sulla superficie, senza porre nemmeno le basi per poter agire sugli aspetti significativi della gestione della pubblica amministrazione significa, per il Governo, scegliere volutamente di mantenere la condizione attuale con l’aggravante che le cariche Provinciali non verranno determinate dal voto dei cittadini, ma verranno decise dai partiti.

Nessun passo in avanti in termini di buona gestione del patrimonio pubblico, un bel passo indietro in termini di democrazia.

Lo stesso problema, come abbiamo visto, esiste anche per le Città Metropolitane, con una differenza però: in quest’ultimo caso è previsto che il Consiglio Metropolitano predisponga il testo dello Statuto Metropolitano e che tale Statuto, ai sensi dell’art. 1, comma 22 della legge, possa prevedere il suffragio universale diretto per l’elezione degli organi metropolitani.

In particolare la legge dice:

Lo statuto della città metropolitana può prevedere l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio Metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale. E’ inoltre condizione necessaria, affinché si possa far luogo a elezione del Sindaco e del Consiglio Metropolitano a suffragio universale, che entro la data di indizione delle elezioni si sia proceduto ad articolare il territorio del comune capoluogo in piu’ comuni. […] “In alternativa a quanto previsto dai periodi precedenti, per le sole città metropolitane con popolazione superiore a tre milioni di abitanti, e’ condizione necessaria, affinché si possa far luogo ad elezione del Sindaco e del Consiglio Metropolitano a suffragio universale, che lo statuto della città metropolitana preveda la costituzione di zone omogenee, ai sensi del comma 11, lettera c), e che il comune capoluogo abbia realizzato la ripartizione del proprio territorio in zone dotate di autonomia amministrativa, in coerenza con lo statuto della città metropolitana.”

Esiste quindi la possibilità che le nuove Città Metropolitane assumano una fisionomia di democrazia ed efficienza che rendano, finalmente, le aree metropolitane italiane paragonabili agli esempi virtuosi europei. Tutto dipende da come verrà gestita la fase di costituzione e da quali elementi conterrà lo Statuto.

Questa possibilità è invece negata fin da subito alle Province (eventuali ulteriori modifiche nella loro fisionomia vengono rinviate successivamente ad una futura modifica del titolo V della Costituzione).

I primi amministratori metropolitani dovranno scegliere se rendere i loro Enti delle copie delle “nuove” Province, prive di democrazia e di contenuti, oppure se costruire una nuova tipologia di Ente, che continui a prevedere l’elezione delle cariche politiche da parte dei cittadini, gestisca in modo organico il territorio dell’area vasta e provveda a decentrare servizi e funzioni.

Purtroppo non è per nulla scontato che scelgano la seconda via. E’ anzi probabile che, sopratutto a Milano, dove ruotano grandi interessi economici legati ad Expo (ma non solo) la politica segua la tentazione di autolegittimarsi ed autoregolarsi, edificando un ulteriore fossato che separi il castello, e con esso il sovrano ed i vari vassalli, valvassori e valvassini, dal popolo all’esterno.

Fa anche questo parte della strategia ad ampio raggio di soppressione dei diritti che il Presidente della Repubblica Napolitano e quello del Consiglio Matteo Renzi (ultimo di una serie iniziata con Mario Monti e proseguita con Enrico Letta) stanno portando avanti per conto dei Poteri Forti internazionali. Vogliono che gli italiani stiano il più lontano possibile dalla politica e dalle stanze del potere, e per fare questo stanno cercando di far passare per riforme e riduzioni di spesa delle operazioni che sono dei veri e propri attacchi alla Costituzione ed alla Democrazia. Vale per le Province, così come per il Senato, (che vogliono non più elettivo), così come per la legge elettorale (con cui intendono estromettere dal Parlamento tutte le formazioni più piccole, in modo da eliminare ogni possibile fonte di dissenso verso le larghe intese PD-centrodestra).

Ed è allora di fondamentale importanza che il popolo entri nel castello prima che il fossato venga completato, e faccia sentire agli occupanti che è stufo di essere costretto al ruolo di suddito. E’ ora di rammentare loro che il castello, e quello che gli sta attorno, appartengono a tutti.

Occorre che il futuro della Città Metropolitana (vale per Milano, ma dovrebbe valere ovunque) sia deciso attraverso un processo che preveda la massima partecipazione da parte dei cittadini.

Per quello che riguarda Brugherio, possiamo dire di trovarci in una condizione molto particolare. Siamo al confine con la Città Metropolitana, ad un passo da dove accadono le cose importanti, eppure ce ne troviamo esclusi per il fatto di essere collocati nella Provincia di Monza.

Avremmo potuto esserci nella Città Metropolitana, se solo il Referendum che il Comitato brugherese per la Città Metropolitana (di cui Brugherio Futura faceva parte) ha promosso nel 2008 fosse andato diversamente. Invece il boicottaggio di allora da parte dei partiti politici locali ha fatto naufragare la consultazione, e dal 2009 i cittadini subiscono i disagi che derivano dall’essere inseriti nei confini di una Provincia che, come avevamo predetto, si è rivelata fallimentare sotto ogni punto di vista.

Ma oggi abbiamo la possibilità di porre rimedio a questo scempio. Possiamo scegliere di stare dove accadono le cose anziché rimanere relegati alla periferia della periferia. Possiamo, come cittadini, associazioni, comitati, forze politiche, unirci a coloro (come ad esempio il Forum Civico Metropolitano) che invocano una spazio politico di discussione per la Città Metropolitana e chiedere che le istituzioni cittadine di Brugherio facciano lo stesso.

Possiamo e dobbiamo fare tutte le pressioni che la democrazia consente di mettere in campo verso chi in questo momento ha il potere decisionale affinché venga creata la Città Metropolitana che vogliamo: efficiente, attenta all’ambiente, al territorio ed alle persone, plurale ed inclusiva.

E possiamo e dobbiamo chiedere che Brugherio ne faccia parte.

La legge 56, come anticipato in precedenza, consente ai Comuni che confinano con le Città Metropolitane di richiederne l’adesione. Gli Enti Locali che vogliono attuare il passaggio devono approvare un atto in Consiglio Comunale e trasmetterlo alla Regione. Nel caso in cui quest’ultima formulasse un parere negativo la questione passerebbe nelle mani del Governo per una mediazione ed una eventuale decisione finale nel caso non vi fosse accordo.

Possiamo correggere oggi l’errore di 6 anni fa.

Il Governo Renzi, come quelli che lo hanno preceduto, non ha voluto abolire le Province e riorganizzare seriamente gli Enti Locali, ma se i territori, se le Amministrazioni locali, se i cittadini lo volessero, potrebbero comunque smontare le Province inutili un pezzo alla volta, facendo in modo che i Comuni chiedano in massa l’adesione alle Città Metropolitane.

Sarebbe un modo per mettere la classe politica nazionale di fronte alla impellente necessità di gestire la pubblica amministrazione locale come avviene nei Paesi europei più evoluti.

La classe politica locale sarà pronta per questo? Noi abbiamo i nostri dubbi (fatte salve alcune lodevoli eccezioni). Ad ogni modo si tratta di un processo che deve vedere, con continuità e diffusione capillare, un ruolo attivo e propositivo da parte dei cittadini. Devono entrare nel castello, e rimanerci.

Noi di Brugherio Futura siamo pronti e disponibili fin da ora (come le eravamo 6 anni fa) a lavorare con chi vuole vedere finalmente sorgere un vero ente territoriale metropolitano e vuole che Brugherio ne faccia parte.

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2 commenti leave one →
  1. settembre 19, 2014 1:59 pm

    L’ha ribloggato su Per la Sinistra Unitae ha commentato:
    Per coloro che speravano nell’abolizione delle Province, oltre al danno giunge anche la beffa. Con questa nuova normativa infatti, non vengono ridotti i “costi della politica”, ma in compenso diminuisce la Democrazia, perché non sarà più il popolo a scegliere chi lo rappresenterà. La legge quindi stabilisce che le attuali Province non spariscano, ma vengano tramutate in Enti di Secondo Livello, cioè non più eletti dai cittadini, ma da rappresentanti delle Istituzioni.

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  1. NASCE LA CITTA’ METROPOLITANA, E BRUGHERIO CHE FA? | Brugherio Futura Blog

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