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CUCCHI: NESSUNO E’ STATO

novembre 6, 2014

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La notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009 Stefano Cucchi, geometra romano di 31 anni, viene fermato dai carabinieri con 29 grammi di hashish addosso e viene portato alla stazione Appio Claudio dell’Arma. Non tornerà più a casa. Morirà sei giorni dopo nel braccio penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini. Sul corpo, oltre a segni di malnutrizione, risultano evidenti prove che è stato pestato a sangue. Letteralmente massacrato di botte dagli agenti che lo avevano in custodia.

Si apre un’inchiesta e si arriva al processo. Primo atto della farsa: nel 2013, in primo grado, il tribunale assolve sei dei dodici imputati. In pratica vengono condannati con pene lievi (peraltro sospese) solo i medici del Pertini. Assolti infermieri e agenti di polizia penitenziaria.

Poi, la scorsa settimana, è arrivata l’ennesima vergogna, ammesso che questo paese, piccolo in tutti i sensi, riesca ancora a provare vergogna.

Al processo di appello tutti assolti per insufficienza di prove. E’ lo Stato che continua ad assolvere sé stesso dalle proprie malefatte.

E’ lo stesso Stato che ha in carica un Ministro dell’Interno che, solo pochi giorni prima, ha ordinato alla polizia di manganellare gli operai delle acciaierie di Terni, scesi in piazza a manifestare per il proprio (e di tutti i cittadini) sacrosanto diritto al lavoro.

Assoluzione per una colpa (evidentemente non riconosciuta tale) deplorevole quale è un omicidio. Nessun reato quindi nessuna condanna. Evidentemente non è reato pestare qualcuno, magari fino ad ucciderlo, se a farlo è lo Stato.

Nessuna presa di distanza dai fatti, nessuna parola di solidarietà verso le vittime dei soprusi e verso le loro famiglie è arrivata dalle Istituzioni e da chi ha il compito di dirigere e rappresentare questo paese.

Nessun reato quindi nessun colpevole.

Invece no, il colpevole c’è e bisogna avere il coraggio di denunciarlo.

Il primo colpevole è il popolo italiano stesso che, con la sua ignavia ormai cronica, ha reso, e continua a rendere possibile, che questo accada.

Lo rende possibile girandosi dall’altra parte e concedendo a chi lo governa il più ampio potere di gestione, oltre che della vita del paese, anche sulla libertà delle persone, sulle opinioni e sul dissenso.

Addirittura lasciando che istituzioni preposte a difenderlo (le forze dell’ordine) abbiano potere di vita o di morte su singoli individui (ormai evidentemente decaduti dal rango di liberi cittadini).

Coloro che il popolo stesso ha eletto (svogliatamente e, troppo spesso senza dedicare alcuna ponderazione alla scelta, ma pur sempre eletto) si comportano in modo opposto a quello che richiederebbero i compiti che essi sono chiamati a svolgere e che, prima di ogni altro, dovrebbero essere la conservazione e l’ampliamento delle libertà personali e la tutela della dignità di ogni singolo individuo.

La nostra classe dirigente risulta completamente autoreferenziale e totalmente impegnata a salvaguardare sé stessa ed il sistema di cui è parte. Anche con la forza se necessario.

Dobbiamo però avere tutti chiaro un fatto: se i nostri governanti e dirigenti possono far questo è perché glielo abbiamo lasciato fare per troppo tempo; se non ci svegliamo ora come collettività, diventerà sempre più difficile riprendere, riprenderci, il controllo del nostro futuro. Se gli italiani non ritornano a partecipare alla vita pubblica, a porre in discussione il potere, se non smetteranno di delegare gli incantatori di serpenti a decidere per loro, la Democrazia diventerà solo un ricordo.

L’Italia di oggi non è più uno stato di diritto ma noi abbiamo diritto ad uno Stato…..Libero!

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