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DISSESTO IDROGEOLOGICO: PIOGGIA DI IPOCRISIA

dicembre 1, 2014

L’Italia sta letteralmente cadendo a pezzi. E quello che sta accadendo al suo territorio, che frana, si sgretola, si scioglie ogni volta che piove non è solo una metafora di quello che accade al Paese dal punto di vista istituzionale, economico, sociale; ne è la diretta conseguenza.

Il dissesto idrogeologico dal quale non esiste angolo d’Italia che ne sia escluso, non è una fatalità, non è causato dall’imprevedibile verificarsi di circostanze infauste, o dal concatenarsi di improbabili coincidenze che nulla hanno a che vedere con l’azione umana.

Al contrario, come abbiamo avuto più volte modo di scrivere sulle pagine di questo blog (clicca quiqui, qui e qui per leggere), esso è direttamente causato dall’attività dell’uomo. La colpa dei danni (in termini di vittime, di costi, di disagi) causati dall’acqua, e dalla terra che essa si porta dietro è di chi ha gestito il territorio italiano negli ultimi 50 anni.

In Italia si è costruito troppo e male e la responsabilità di questo è di una classe dirigente che, anche dopo che il boom economico e demografico degli anni ’50 del ‘900 si era arrestato, non ha saputo proporre altro che un modello di sviluppo basato sul consumo di suolo, sulla cementificazione, sulla realizzazione di grandi opere inutili che hanno divorato il territorio di questo Paese.

E basato sul consumo irresponsabile di energia, sulla diffusione senza controllo e senza alternativa del trasporto privato su gomma, che hanno riversato nella nostra atmosfera tonnellate e tonnellate di inquinanti.

La miscela di inquinanti dell’aria, oltre che contenere sostanze che generano danni alla salute delle persone (clicca qui per leggere), ne contiene altre che producono modificazioni del clima su scala globale (i cosiddetti gas serra); se il clima cambia, accade che alcune aree, un tempo fertili, si desertifichino, e che su altre le precipitazioni si concentrino tutte insieme in periodi ristretti di tempo. Le “bombe d’acqua” non avvengono per caso, le ha create l’uomo.

E se queste “bombe” cadono su un territorio dove non c’è più terra che le assorba perché esso è stato ricoperto di cemento, i risultati sono quelli abbiamo sotto gli occhi ad ogni autunno ormai da diversi anni a questa parte.

dissesto1

E come ogni anno vediamo politici di ogni livello sfilare in televisione o comparire sui giornali per esprimere il proprio cordoglio e rassicurare i cittadini che interverranno prontamente per risolvere il problema.

Poi, domani, quando avrà smesso di piovere, torneranno a parlare di grandi opere, di grandi piani di espansione urbanistica, di rilancio dell’edilizia perché, si sa, “il mattone è il motore del Paese”. E di nuovo riprenderanno a vomitare asfalto e cemento, per favorire grandi e piccole speculazioni immobiliari e finanziarie.

E’ ora di finirla con queste fandonie. E’ ora che tutti prendiamo coscienza del fatto che è indispensabile smettere da subito di consumare territorio e ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera.

In un Paese come l’Italia, che ha una crescita demografica vicina allo zero, dove una percentuale rilevante degli immobili risulta vuoto (una studio del Comitato Europeo di Coordinamento per l’Abitazione Sociale – Cecodhas del 2005 indica una quota del 24%, negli anni successivi la situazione è sicuramente peggiorata, clicca qui per approfondimenti) e dove la rete stradale è tanto estesa quanto inefficiente, non ha nessun senso costruire nuovi edifici e nuove strade.

Basti pensare alla Bre.Be.Mi, recentemente inaugurata, costata ai contribuenti decine di miliardi di euro ed al nostro ambiente milioni di metri quadrati di aree verdi distrutte e che ogni giorno rimane desolatamente vuota.

Il futuro dell’edilizia è nella riqualificazione dell’esistente; le grandi opere devono essere cancellate a beneficio di un insieme diffuso di piccole opere di manutenzione del territorio e dello spostamento del trasporto da privato a pubblico e da gomma a rotaia.

Una volta fatto questo poi, sarà anche il caso di iniziare a pensare a demolire tutto quel fardello costruzioni vuote e brutte che questo Paese si porta appresso da anni per colpa degli speculatori, e che tanti problemi causa ai suoi abitanti.

E’ ora che la classe dirigente, ad ogni livello, sia messa di fronte alle proprie responsabilità. Non è tollerabile che il Ministro delle Infrastrutture Lupi, all’indomani della tragica alluvione di Genova di poche settimane fa, dichiari che non esiste correlazione fra le grandi opere ed il dissesto idrogeologico. Né è tollerabile il che Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: affermi “investire nelle infrastrutture è un dovere assoluto per il nostro Paese”.

Non è più accettabile che i vertici di questo Paese mentano ai cittadini in modo tanto spudorato, cercando di far passare la causa dei problemi come la soluzione ai problemi medesimi.

Ma non è nemmeno più tollerabile che le Amministrazioni locali, magari le stesse che hanno subito gravi danni a causa del dissesto idrogeologico, possiedano Piani di Governo del Territorio o Piani Regolatori che prevedano espansione urbanistica.

Le Istituzioni si devono far carico del problema ad ogni loro livello. Governo e Regioni devono eliminare dai loro programmi la realizzazione di grandi infrastrutture inutili, ma i Comuni devono smettere di consumare suolo.

Nessuno deve sentirsi escluso da questa necessità.

Guardiamo vicino a noi. A Brugherio il rischio idrogeologico esiste, tant’è vero che il Comune è dotato di un piano d’emergenza per sfollare le persone sottoposte a pericolo in caso di piena del Lambro (a questo proposito vedere Noi Brugherio del 22 novembre 2014, pag. 3).

Se la zona a rischio, ed il numero di persone coinvolte, non sono più ampi è dovuto esclusivamente al fatto che il fiume, a Brugherio, scorre in un’area che è stata sostanzialmente lasciata libera da edificazioni ed è stata inserita nel perimetro del Parco Sovracomunale della media Valle del Lambro.

Se, in passato, si fosse scelto di ascoltare chi voleva rendere edificabili quei terreni, ora la situazione sarebbe sicuramente più difficile da gestire, ed il rischio idrogeologico sarebbe sicuramente maggiore. Questo dimostra che la tutela del territorio è un investimento vantaggioso per i Comuni e, quindi, per i cittadini.

L’attuale Amministrazione comunale di Brugherio si dovrà ricordare di questo, la prossima volta che si troverà ad affrontare questioni di natura urbanistica.

Oggi abbiamo tutti presente gli effetti della natura che si ribella. Abbiamo visto i sacchi di sabbia per le strade, abbiamo visto le immagini di Genova, di Carrara, ma anche di Roma e Milano.

Ricordiamoci però che, non più tardi del mese di settembre 2012 un gruppo di 60 professionisti brugheresi nell’ambito dell’edilizia aveva presentato un’osservazione al PGT locale che secondo loro lasciava poco spazio alle costruzioni (clicca qui per leggere).

Un domani non troppo lontano queste sollecitazioni torneranno anche più forti. Ebbene chi governa la città dovrà ricordarsi, anche e soprattutto allora, del dissesto idrogeologico e rispondere no a chiunque voglia andare a intasare il nostro territorio con nuovi metri cubi di edifici, strade, parcheggi.

E in modo analogo dovrebbero rispondere, oggi, le Amministrazioni di Carugate e Cernusco sul Naviglio alla società Eurocommercial, proprietaria del centro commerciale Carosello, che vorrebbe ampliare la propria struttura a spese del Parco degli Aironi e di altre aree verdi, portando nuovo traffico, nuovo rumore e nuovo inquinamento su un’area che da questo punto di vista ha già fin troppi problemi.

Dal momento che non è assolutamente scontato che i governanti locali agiscano in questo modo, è di fondamentale importanza che i cittadini partecipino alla vita pubblica e facciano sentire la propria voce. Noi di Brugherio Futura, come sempre, faremo la nostra parte.

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