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OXI. LA GRECIA, CON IL REFERENDUM CI INSEGNA ANCORA LA DEMOCRAZIA

luglio 3, 2015

Come avevamo anticipato in un precedente articolo (clicca qui per leggere), all’indomani dell’annuncio del Referendum, i mezzi di informazione europei, in gran parte fedeli alla linea delle politiche di austerità della Trojka (BCE, FMI e Commissione Europea) hanno lanciato una enorme campagna di disinformazione nei confronti di Alexis Tsipras e del Governo greco da lui guidato.

L’obiettivo di questa campagna mediatica è quello di creare il panico.

Creare il panico fra i cittadini ellenici, sperando che questo li induca il prossimo 5 luglio, a scegliere la via della resa alle condizioni imposte dalla Trojka.

Ma anche creare il panico fra gli altri cittadini europei, spingendoli, nell’immediato, ad isolare la Grecia e, nel futuro, a non prendere nemmeno in considerazione l’idea di ribellarsi ai diktat di Merkel e soci.

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Perché la più grande paura dei Poteri Forti non è tanto che la Grecia non paghi i suoi debiti (cosa peraltro mai messa in discussione dal Governo ellenico), quanto che funga da esempio per gli altri popoli; che dimostri al resto dell’Europa che ci si può opporre alla dittatura della finanza.

La disinformazione utilizzata dall’attuale sistema di potere europeo è costruita da un lato inducendo nella popolazione immagini catastrofiche (fallimento della moneta unica, crollo dei mercati, dissesto finanziario dei Paesi creditori della Grecia etc.), dall’altro dipingendo Tsipras e i suoi come un gruppo di sprovveduti indisciplinati che si occupa di cose più grandi di loro mettendo a repentaglio i giusti interessi di quei governi e di quei popoli che, in modo “serio e diligente” eseguono i compitini che vengono loro assegnati dai signori delle banche.

Senza banalizzare una questione macroeconomica che ha la sua evidente complessità, è comunque possibile e anzi doveroso dire che questi difensori dello status quo stanno facendo piovere sulla Grecia, e su tutta Europa un fiume di bugie.

La verità è che:

1) Tsipras non ha mai chiesto di non pagare il debito greco, ha solo chiesto di farlo in tempi e modi che non strangolassero il suo Paese e gli consentissero di rimettersi in piedi dopo il disastro perpetrato dai Governi precedenti; negli ultimi anni i cittadini greci hanno sopportato sacrifici enormi per sostenere le richieste dei creditori e questo nonostante non siano stati loro i beneficiari dei prestiti internazionali, che sono stati invece utilizzati per aiutare le banche private (in gran parte francesi e tedesche), riducendo la loro esposizione verso i titoli del tesoro dello Stato greco.

2) Indicendo il Referendum, lui ed il suo Governo non hanno affatto compiuto un gesto antidemocratico nei confronti dei negoziatori europei; al contrario, in perfetta coerenza con il programma che li ha portati alla guida del Paese, hanno mantenuto la posizione in merito alla rinegoziazione del debito e, con grande senso di responsabilità e di dignità, hanno dato al popolo la possibilità di scegliere direttamente la strada da seguire. Il Paese che ha inventato la DEMOCRAZIA ci sta dando ripetizioni sul modo in cui essa andrebbe applicata.

3) Tsipras non ha mai detto che se al Referendum vincerà il No (Oxi, in lingua ellenica), la Grecia uscirà dall’Euro e dall’Unione Europea; ha semplicemente detto che riprenderà i negoziati portando sul tavolo il risultato della consultazione, che la sua controparte a questo punto non potrà più ignorare.

Per capire di cosa si sta parlando: l’attuale richiesta della Trojka prevede ulteriori tagli alla spesa sociale ed agli stipendi, nuovi tagli alle pensioni, nuove imposte indirette sui consumi (anche alimentari), licenziamenti più facili, svendita del patrimonio e delle aziende pubbliche elleniche.

Il 24 giugno UE, FMI e BCE hanno invece respinto la proposta greca, che prevedeva un aumento delle tasse per i redditi più elevati e un blocco dei prepensionamenti a partire dal 2016.

4) Affermare che se vincerà il Sì la Grecia pagherà il debito, mentre se vince il No i creditori non vedranno i loro soldi è una falsità. Le condizioni cui la Trojka vorrebbe costringere Atene sono talmente rigide che affosseranno il Paese, rendendo impossibile il saldo dei debiti. Al contrario è molto più probabile che una vittoria del No e nuove condizioni meno onerose per i greci mettano questi ultimi nelle condizioni di onorare quanto dovuto agli altri Stati.

Quello che sta avvenendo in Grecia riguarda direttamente tutti i cittadini europei.

Non perché i nostri Paesi abbiano prestato denaro al Paese ellenico.

Ci riguarda tutti perché, se la Grecia riuscirà a spezzare le catene dell’austerità volute dai dittatori della finanza, avrà dato la dimostrazione che è possibile mettere fine a questa Europa delle banche e dei mercati e costruire finalmente l’Europa dei popoli e della Democrazia.

Per questo, noi siamo con Tsipras e con la Grecia.

Trascriviamo, di seguito, il testo della lettera con cui Alexis Tsipras ha annunciato al popolo greco l’indizione del Referendum.

Greche e greci,
da sei mesi il governo greco conduce una battaglia in condizioni di asfissia economica mai vista, con l’obiettivo di applicare il vostro mandato del 25 gennaio a trattare con i partner europei, per porre fine all’austerity e far tornare il nostro paese al benessere e alla giustizia sociale. Per un accordo che possa essere durevole, e rispetti sia la democrazia che le comuni regole europee e che ci conduca a una definitiva uscita dalla crisi.

In tutto questo periodo di trattative ci è stato chiesto di applicare gli accordi di memorandum presi dai governi precedenti, malgrado il fatto che questi stessi siano stati condannati in modo categorico dal popolo greco alle ultime elezioni. Ma neanche per un momento abbiamo pensato di soccombere, di tradire la vostra fiducia.

Dopo cinque mesi di trattative molto dure, i nostri partner, sfortunatamente, nell’eurogruppo dell’altro ieri (giovedì n.d.t.) hanno consegnato una proposta di ultimatum indirizzata alla Repubblica e al popolo greco. Un ultimatum che è contrario, non rispetta i principi costitutivi e i valori dell’Europa, i valori della nostra comune casa europea. È stato chiesto al governo greco di accettare una proposta che carica nuovi e insopportabili pesi sul popolo greco e minaccia la ripresa della società e dell’economia, non solo mantenendo l’insicurezza generale, ma anche aumentando in modo smisurato le diseguaglianze sociali.

La proposta delle istituzioni comprende misure che prevedono una ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, nuove diminuzioni dei salari del settore pubblico e anche l’aumento dell’IVA per i generi alimentari, per il settore della ristorazione e del turismo, e nello stesso tempo propone l’abolizione degli alleggerimenti fiscali per le isole della Grecia. Queste misure violano in modo diretto le conquiste comuni europee e i diritti fondamentali al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità; e sono la prova che l’obiettivo di qualcuno dei nostri partner delle istituzioni non era un accordo durevole e fruttuoso per tutte le parti ma l’umiliazione di tutto il popolo greco.
Queste proposte mettono in evidenza l’attaccamento del Fondo Monetario Internazionale a una politica di austerity dura e vessatoria, e rendono più che mai attuale il bisogno che le leadership europee siano all’altezza della situazione e prendano delle iniziative che pongano finalmente fine alla crisi greca del debito pubblico, una crisi che tocca anche altri paesi europei minacciando lo stesso futuro dell’unità europea.

Greche e greci,

in questo momento pesa su di noi una responsabilità storica davanti alle lotte e ai sacrifici del popolo greco per garantire la Democrazia e la sovranità nazionale, una responsabilità davanti al futuro del nostro paese. E questa responsabilità ci obbliga a rispondere all’ultimatum secondo la volontà sovrana del popolo greco.

Poche ore fa (venerdì sera n.d.t.) si è tenuto il Consiglio dei Ministri al quale avevo proposto un referendum perché sia il popolo greco sovrano a decidere. La mia proposta è stata accettata all’unanimità.
Domani (oggi n.d.t.) si terrà l’assemblea plenaria del parlamento per deliberare sulla proposta del Consiglio dei Ministri riguardo la realizzazione di un referendum domenica 5 luglio che abbia come oggetto l’accettazione o il rifiuto della proposta delle istituzioni.

Ho già reso nota questa nostra decisione al presidente francese, alla cancelliera tedesca e al presidente della Banca Europea, e domani con una mia lettera chiederò ai leader dell’Unione Europea e delle istituzioni un prolungamento di pochi giorni del programma (di aiuti n.d.t.) per permettere al popolo greco di decidere libero da costrizioni e ricatti come è previsto dalla Costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica dell’Europa.

Greche e greci,

a questo ultimatum ricattatorio che ci propone di accettare una severa e umiliante austerity senza fine e senza prospettiva di ripresa sociale ed economica, vi chiedo di rispondere in modo sovrano e con fierezza, come insegna la storia dei greci. All’autoritarismo e al dispotismo dell’austerity persecutoria rispondiamo con democrazia, sangue freddo e determinazione.

La Grecia è il paese che ha fatto nascere la democrazia, e perciò deve dare una risposta vibrante di Democrazia alla comunità europea e internazionale.

E prendo io personalmente l’impegno di rispettare il risultato di questa vostra scelta democratica qualsiasi esso sia.

E sono del tutto sicuro che la vostra scelta farà onore alla storia della nostra patria e manderà un messaggio di dignità in tutto il mondo.

In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei suoi popoli. Che in Europa non ci sono padroni e ospiti. La Grecia è e rimarrà una parte imprescindibile dell’Europa, e l’Europa è parte imprescindibile della Grecia. Tuttavia un’Europa senza democrazia sarà un’Europa senza identità e senza bussola.

Vi chiamo tutti e tutte con spirito di concordia nazionale, unità e sangue freddo a prendere le decisioni di cui siamo degni. Per noi, per le generazioni che seguiranno, per la storia dei greci.

Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.

Alexis Tsipras

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