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POST IT: se il Sindaco vende il quadro di Klimt…

ottobre 15, 2015

Il Sindaco di Venezia Brugnaro ha dichiarato che sarebbe disposto a vendere un quadro di Gustav Klimt (La Giuditta II) ed eventualmente altre opere d’arte di proprietà della città da lui amministrata, e di utilizzare il ricavato per risanare i conti del bilancio comunale.

La gravità dell’affermazione ha suscitato sdegno, rabbia e indignazione in moltissime persone e, come di solito accade nel nostro Paese, aspettiamoci a breve una controdichiarazione del primo cittadino lagunare, che affermerà che la sua era solo una provocazione per porre sotto i riflettori la situazione di mancanza di fondi in cui versano i Comuni italiani.

Noi non crediamo che si tratti di una semplice provocazione. Perché quella di utilizzare il patrimonio pubblico come risorsa da vendere ai privati per fare cassa è ormai diventata pratica comune nel nostro Paese, che sta letteralmente svendendo parti di sé stesso ricavando pochi soldi che finiscono in fretta, a beneficio di gruppi privati che realizzano profitti stellari senza nessuna fatica.

Non siamo ancora arrivati a vendere il colosseo o il castello sforzesco solo perché non sono ancora riusciti a farlo passare come normale nella testa della gente, ma non commettiamo l’errore di pensare che questa classe dirigente sia incapace di concepire atti così indecenti.

Da anni è in atto una strategia finalizzata a privatizzare qualunque bene pubblico che possa produrre profitto.

Intanto si stanno già preoccupando di mangiarsi il territorio italiano coprendolo di cemento ed asfalto, cospargendolo di grandi opere che rimangono inutilizzate (vi dice qualcosa la Bre.Be.Mi?), progettando trivellazioni per idrocarburi e inceneritori.

Il territorio italiano e le opere artistiche ed architettoniche che vi sono disseminate costituiscono la vera, inestimabile ricchezza di questo Paese.

Ogni qual volta che un amministratore pubblico rinuncia ad un pezzo di questo patrimonio (perché non se ne cura o perché lo vende a qualcuno) commette un danno che ricade su tutti i cittadini, che vengono depauperati di qualcosa che dovrebbe fornire loro benefici (in termini di qualità della vita, ma anche in termini economici, se sapessimo sfruttare con un turismo sostenibile i nostri gioielli di famiglia). Non fa molta differenza che la rinuncia consista nella perdita un terreno verde dove si autorizza la costruzione di un condominio, o nella vendita di un quadro di un artista importante. Il principio è esattamente lo stesso.

In entrambi i casi abbiamo la pubblica amministrazione che viene meno al proprio ruolo, cioè quello di salvaguardare il bene comune.

Le ragioni per cui questo avviene possono essere la volontà di favorire interessi privati oppure l’incapacità di concepire soluzioni alternative ai fini di recuperare risorse economiche.

Nel primo caso si è di fonte ad un reato, e dovrebbe intervenire la magistratura.

Nel secondo invece dovrebbero intervenire i cittadini con il proprio impegno civico, perché se gli Enti Locali vengono lasciati senza soldi dallo Stato centrale, vuol dire che il sistema non funziona e deve essere cambiato, a cominciare da chi il sistema lo dirige, sia a livello locale, che centrale.

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