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IL NOSTRO PENSIERO SENZA QUORUM

aprile 18, 2016

“Il nostro pensiero senza QUORUM”
Forse ci accuserete per quello che state per leggere. Forse ci direte che sono solo le lagne dello sconfitto che si lamenta delle regole del gioco. Forse. Ma vi sbagliate. 
E’ vero, nel merito del quesito di oggi abbiamo preso una posizione. L’abbiamo presa valutando, per quanto ci è stato possibile, i pro e contro di ogni alternativa. Una ci ha convinto leggermente di più, l’altra leggermente di meno. Leggermente, appunto: è inutile negare che anche la posizione che abbiamo scartato, il no, ha degli indubbi vantaggi dalla sua, anche solo per il fatto che dei pozzi già esistenti verranno sfruttati completamente. 
Quindi sì, siamo andati a votare e no, non ci stracceremo le vesti se quegli impianti rimarranno in funzione anche dopo scaduta la concessione. 
Ci permettiamo però una considerazione: al di là di tutto dovrebbe essere evidenziato il fatto che chi ha boicottato il referendum, e ora ne taccia di demagogia i promotori, abbia fatto lui per primo della demagogia. Perché nessuno di quelli che ha promosso il Sì ha mai pensato o detto che, in caso di vittoria, da domani si sarebbe smesso di usare il petrolio. 
Tuttavia, se non si prende coscienza del fatto che quello dei combustibili fossili è un modello energetico vecchio e non si mandano dei SEGNALI (come poteva essere il referendum di ieri) che si vuole andare in un’altra direzione, ma al contrario si dà per scontato che petrolieri e multinazionali possono fare quello che vogliono, il sistema non lo si cambierà mai. 
E fa anche rabbia la pervicace difesa dello status quo anche da parte di chi (cioè la maggior parte dei cittadini) ha tutto da perdere a mantenerlo tale.
Ma la cosa che non riusciamo davvero a concepire è il sistematico svantaggio che ad ogni consultazione referendaria colpisce chi si propone di abrogare la legge sotto quesito. 
Il Quorum, strumento pensato per proteggere i cittadini dal pericolo che una ristretta minoranza di interessanti avesse il potere di veto su una legge, si è rivelato negli anni lo scudo dietro il quale i conservatori si sono barricati per non uscire allo scoperto, per non dichiarare a carte scoperte che la legge in quesito, con tutte le sue pecche, debba essere mantenuta.
E così si arriva all’aberrazione delle aberrazioni: forze politiche, partiti per giunta, nominalmente garanti della democrazia che spingono all’astensione. Al non recarsi alle urne. In altre parole, a non esercitare il potere, che, Costituzione alla mano, appartiene al popolo. Al popolo e a nessun altro.  

 Questo non è un invito ad astenersi dal prendere una decisione su un quesito che può apparire incomprensibile. Per assurdo, un tale anomalo invito si dovrebbe declinare nell’indicazione di recarsi alle urne, in quanto dovere Costituzionale, registrarsi, avere il timbro sulla tessera e annullare la scheda. In questo modo, la vera astensione, cioè la presa d’atto di non essere in grado di decidere, si deve accompagnare infatti al desiderio che altri cittadini, magari più informati o semplicemente più decisi, possano deliberare in nostra vece sulla questione in oggetto.

Ma non è questo il caso. Questa è semplicemente la richiesta di non esercitare il proprio potere, che in teoria sarebbe, come già detto, sia un diritto sia un dovere Costituzionale. Sono due gli effetti nefasti di questo meccanismo. Il primo è che, grazie alla soglia rappresentata dal Quorum, nemmeno gli altri cittadini, che invece hanno coscienza del quesito, sono in grado di esercitare il potere, dato l’annullamento della consultazione. Già questo ci sembra una violazione dei nostri diritti di cittadini. In secondo luogo, si avvalla la prassi perversa del non esercizio del potere stesso, il quale a lungo andare va a braccetto con la disaffezione alla politica e all’apatia nei confronti delle Istituzioni. Cioè, con il fatto che il potere venga esercitato da altri soggetti fuori da chi detiene la sovranità. Per metterla giù dura: ogniqualvolta un cittadino non esercita il proprio potere, lo spettro dell’autoritarismo un pochettino si materializza. 
Nel merito dei referendum, ci costa ammetterlo: aveva ragione Beppe Grillo. Il Quorum va eliminato. Forse non è poi così vero che esso funge da scudo contro le decisioni di pochi lobbisti. Se il Quorum non ci fosse, nessuna forza politica inviterebbe a quella distorsione chiamata astensione dall’esercizio del potere: ogni fazione dovrebbe schierarsi e fare campagna per motivare le folle a votare. Paradossalmente, il motivo di ciò sarebbe proprio per evitare lo spauracchio di un voto di pochi.  
Infine, forse saremo noi ad essere paranoici, ma vediamo un filo conduttore tra l’invito all’astensione al referendum odierno e la riforma costituzionale, volta a svuotare di potere il legislativo (l’unico il cui organo è eletto dai cittadini) a favore dell’esecutivo. Il principio è lo stesso: meno potere per il cittadino, più per chi già è al governo. E’ una questione di puro principio, di pura filosofia politica. 

E noi, semplicemente non ci stiamo.

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